L’afasia

laboratorioAbbiamo negato alle persone afasiche il diritto naturale, in quanto esseri umani, di esprimersi perché non possono più usare il linguaggio “corretto” dei cosiddetti soggetti “normali”, totalmente immersi in una società tecnologicamente avanzata e dai ritmi impressionanti.

Tutti noi però abbiamo il bisogno di produrre un “segno” un’”impronta” per riaffermare il nostro Sé, l’impronta” permette all’uomo di dire” Io ci sono”, “Io ho qualcosa da esprimere”.

La cultura medica dell’afasia che ha prodotto protocolli standard sempre più analitici nel misurare, quantificare deficit linguistici e che ha ridotto il linguaggio alla sola dimensione oggettiva, ci ha portato a concepire una logopedia tutta orientata alla rieducazione di un meccanismo cerebrale “inceppato”, al di fuori di quello che è la componente fondamentale del linguaggio “l’atto di comunicazione” di un soggetto padrone di un corpo da sempre in relazione con il Mondo. Una tale cultura ci ha permesso di non vedere affatto la “ persona” afasica, che ha comunque delle potenzialità comunicative residue che dovremmo essere in grado come terapeuti di valutare qualitativamente. Ovviamente tale valutazione deve essere guidata da una metodologia in grado di svolgere un indagine anche sulle possibilità di strutturazione del comportamento comunicativo nei livelli sottostanti al linguaggio verbale, sulle possibilità di espressione più elementari che coinvolgono in prima istanza il corpo.

L’ottica olistica antropo-fenomenologica può aiutare noi logopedisti a cogliere l’essenziale diversità dei vissuti delle persone afasiche, le possibilità che hanno ancora di esprimersi e a ritagliare per ognuno di loro un abito riabilitativo fatto su misura.

3 thoughts on “L’afasia

  1. Guardando la foto e leggendo l’articolo mi è tornata alla mente una poesia – di un poeta svedese -Tomas Tranströmer – , vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 2011, morto lo scorso anno. Nel 1990 fu colpito da ictus; nonostante afasico continuò a scrivere poesie e a suonare il piano con la mano sinistra.
    Questa è la poesia nella traduzione italiana:

    .Marzo ’79

    Stanco di tutto ciò che viene dalle parole, parole non linguaggio,
    Mi recai sull’isola innevata.
    Non ha parole la natura selvaggia.
    Le sue pagine non scritte si estendono in ogni direzione.
    Mi imbatto nelle orme di un cerbiatto.
    Linguaggio non parole.

    • Questa poesia è di strordinaria bellezza, grazie.Prima o poi mi piacerebbe pubblicarla e farla conoscere anche ad altri,che ne pensa?
      Ho avuto tante testimonianze speciali da pazienti afasici che ho conosciuto nel tempo, espressioni che hanno destato in me commozione, un senso di stupore, di curiosità e di ignoranza.

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