Corso E.C.M 18 – 19 marzo 2017 Approccio neurofenomenologico alla riabilitazione del disturbo afasico secondo l’ipotesi del Prof. L. Longhi ed il moderno orientamento della scienza cognitiva “incarnata” (o Embodied Cognition)

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Con le persone afasiche la terapia cognitiva e della comunicazione si “fa” in laboratorio

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Per Munari, ideatore dei laboratori per l’educazione dei bambini, la creatività, cioè l’atto stesso di inventare qualcosa che prima non c’era, non è un puro frutto della fantasia, non deriva dal gesto libero e in qualche modo insensato dell’artista romantico, ma è il risultato di un processo di analisi in cui ogni elemento del problema da affrontare viene sviscerato per coglierne ciascun aspetto, positivo e negativo per poi ricomporlo in una sintesi superiore. Nell’attività di laboratorio quindi, dove si usano i mediatori artistici, la conoscenza si acquisisce tramite il “progettare” e il “fare”, cioè attraverso l’esperienza diretta.

Le attività variegate svolte in laboratorio, come: la pantomima, il disegno, le foto, il collage, il video, la musica ecc., finalizzate al recupero di una certa capacità espressiva-comunicativa dei pazienti afasici, permette di coinvolgere dal punto di vista cognitivo, entrambi gli emisferi cerebrali, cioè tutto il cervello. L’emisfero destro infatti, come è stato dimostrato, è specializzato nell’elaborazione degli stimoli visivi, nella percezione dello spazio e del tempo, nella percezione e nella produzione della musica, nell’immaginazione e nel riconoscimento delle espressioni facciali dell’altro; l’emisfero sinistro invece, è specializzato nelle funzioni linguistiche, nelle funzioni logiche e nella coordinazione occhio-mano. Quanto è stato recentemente scoperto sul funzionamento dei neuroni a specchio inoltre, la loro attivazione quando si compie un’azione e quando la si osserva compiuta da altri, e il loro ruolo nell'”empatia”, dà ulteriore credito ad un’attività di laboratorio come integrazione alla terapia individuale sia cognitiva che della comunicazione.

Lidia Gomato

 

 

LA “SIMULAZIONE INCARNATA” E IL METODO FENOMENOLOGICO NELLA LOGOPEDIA DELL’AFASIA

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La scoperta dei neuroni a specchio nel cervello del macaco prima e dell’uomo ha permesso di declinare l’intersoggettività come intercorporeità, ciò significa che comprendiamo le azioni e le esperienze altrui in quanto ne condividiamo la natura corporea e la rappresentazione neurale corporea sottostante. Pertanto si può parlare di cognizione incarnata (embodied cognition) in quanto stati e processi mentali sono rappresentati in formato corporeo. Il corpo è alla base della consapevolezza pre-riflessiva di sé e degli altri e il punto di partenza di ogni forma di cognizione esplicita e linguisticamente mediata degli oggetti stessi.

Oggi si è scoperto che il sistema motorio non produce solo movimenti ma soprattutto atti motori cioè movimenti dotati di scopo. Originariamente l’intersoggettività si costituisce come intercorporeità e quindi il sé è interagire con l’altro, non a caso il meccanismo di simulazione é particolarmente efficace con la mimica facciale.

La scoperta dei neuroni canonici dell’area motoria F5 dei macachi ha dimostrato che il sistema motorio si attiva anche quando non ci muoviamo : vedere l’oggetto significa simulare automaticamente cosa faremo con quell’oggetto. All’interno di questa stessa area sono stati individuati i neuroni a specchio, che si attivano sia quando si esegue un atto motorio come “afferrare un oggetto” o produrre gesti comunicativi con la bocca, sia quando si osserva l’altro individuo compiere un altro gesto.

Queste ricerche brevemente riassunte e riprese dal libro di V. Gallese e M. Guerra “Lo schermo empatico” (Editore R. Cortina 2015), danno un fondamento neuroscientifico alla concezione fenomenologica del linguaggio, che assume come oggetto di studio i parametri fondamentali della “corporeità“, dell’ “utensilità” e della “spazialità agibile” del gesto .

Che molti malati afasici avessero un problema fondamentale legato alla corporeità e all’uso dei gesti e delle parole in relazione a degli scopi, era già stato osservato clinicamente da vari autori tra i quali Alajouanine e Goldstein: gli afasici che in certe condizioni riescono a pronunciare delle parole non le sanno ripetere in altre, quindi esse non sono perdute ma compaiono e scompaiono a seconda delle “situazioni” .

La logopedia del disturbo afasico, sia individuale, impostata secondo l’approccio del neurofenomenologo L.Longhi, che di gruppo, da me sperimentata nel laboratorio, mira sostanzialmente a creare “situazioni simulate”, sempre diverse, affinché l’afasico possa rimettere in “movimento” il linguaggio pre-riflessivo e riflessivo.

Lidia Gomato

 

L’immagine e l’immaginazione tra filosofia e scienza. Nuove prospettive in riabilitazione

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Lidia Gomato

L’immaginazione secondo Kant, non è una capacità mentale astratta e indeterminata, essa è una sintesi che è possibile cogliere solo nell’atto in cui il corpo intenziona un oggetto o una persona nel mondo della vita. La modalità ricettiva della mediazione corporea fa sì che qualcosa ci appaia, proprio perché resa possibile dal corpo, ed è parziale; essa costituisce l’ingresso della dimensione intenzionale della coscienza. Per il fenomenologo P. Ricoeur, il potere dell’immaginazione non è tanto quello di “presentare” delle idee della ragione, ma di presentaredei modi di essere al mondo, delle esperienze situate e nelle stesso tempo situanti. L’immagine quindi, non è un’entità mentale, non è “nella” coscienza, essa piuttosto, le sta di fronte, come ciò a cui si rapporta. Tramite l’immaginazione io “figuro”, “schematizzo”, “presento” dei modi di abitare il mondo. L’immagine gioca così la sua doppia valenza: come sospensione del reale, essa pone il senso nella dimensione della finzione, nel vedere come flusso di rappresentazioni, essa investe il senso nello spessore del quasi-percepito. Tale analisi suggerisce che la finzione può rappresentare una svolta per “ridescrivere” la “realtà”. Il concetto filosofico di immaginazione come “finzione”, è stato ripreso recentemente in ambito psicologico e neuropsicologico dai “teorici della simulazione”; essi sostengono che alla base della nostra capacità di mentalizzazione, , ossia di interpretazione del comportamento sulla base dell’attribuzione di stati mentali, vi sia piuttosto una pratica euristica, una capacità di immedesimarsi nei panni altrui e di riprodurre in se stessi gli stati mentali e i processi cognitivi che un’altra persona potrebbe intrattenere in una certa situazione. L’immaginazione, secondo la teoria della simulazione, ci consentirebbe di prevedere la situazione nella quale ci troveremmo, e di ragionare sulla base di questi stati mentali fittizi come se fossero nostri stati genuini, ossia come se fossero nostre attuali percezioni e credenze, giungendo alle medesime conclusioni a cui giungeremmo se ci trovassimo come risponderemmo a quella situazione, di anticipare le nostre emozioni, i nostri pensieri, e soprattutto le nostre decisioni.

 

20-21 Marzo 2015 Corso E.C.M: L’afasia come alterazione del gesto verbale: valutazione e riabilitazione. Approccio antropo-fenomenologico

L’approccio olistico antropo-fenomenologico alla riabilitazione delle persone afasiche apre le porte a una nuova psico-neurologia, che vede il linguaggio come gesto, come espressione.
Il neurofenomenologo Lamberto Longhi ha studiato a fondo l’esperienza afasica ed ha cercato di cogliere e classificare i segni qualitativi del disturbo afasico affinché il terapeuta possa facilmente orientarsi sulle possibilità di recupero del malato, sugli obiettivi e sulle strategie terapeutiche da usare. Su http://www.neroscienze.net (Speciale Afasia) si può scaricare on-line il mio articolo nel quale ho descritto tale approccio terapeutico.
L’antropo-fenomenologia ha un legame con la psicologia della Gestalt ed interessata a tutte le forme espressive-comunicative; il laboratorio per afasici, tramite varie tecniche espressive, ha come scopo di creare dei contesti sempre nuovi nei quali queste persone possano esprimersi in diversi modi.
Le iscrizioni al Corso , che si terrà a Roma in via Laurentina 554, American Palace, sono aperte presso Med-Learning:
posti disponibili 30
Crediti E.C.M 17,6 – N° riferimento 114659
Rivolto alle seguenti figure professionali: logopedista, psicologo, terapista della neuro-psicomotricità, medico chirurgo, educatore professionale, terapista occupazionale.

La costruzione di un fotoromanzo: un’esperienza di laboratorio di terapia espressiva con persone afasiche

La tecnica del fotoromanzo, proposta nel laboratorio di terapia espressiva con persone afasiche che conduco dal 2011 presso l’Ospedale di Neuroriabilitazione San Giovanni Battista Acismom di Roma,  ci ha permesso di costruire una storia di gruppo partendo da spunti narrativi dei singoli partecipanti, quattro in tutto. Abbiamo scelto questa tecnica in via sperimentale perché offriva ai pazienti la possibilità di usare ed integrare dinamicamente varie modalità espressive: le immagini per scegliere il luogo della propria storia, il corpo per mettere in scena il proprio personaggio, le parole per narrarsi ed infine mettere in relazione le singole storie in un racconto unico, fatto di foto e di dialoghi, riportati nelle didascalie e per concludere trovare un titolo da tutti condiviso “LUNA PARLA”.

Sono aperte le iscrizioni presso MEDLEARNING per partecipare al CORSO E.C.M : L’AFASIA COME ALTERAZIONE DEL GESTO VERBALE: VALUTAZIONE E RIABILITAZIONE. APPROCCIO ANTROPOLOGICO-FENOMENOLOGICO” che terrò il 20-21 MARZO A ROMA, VIA LAURENTINA 554,  AMERICAN PALACE.                                                                                                                                                            Il corso teorico-pratico ha come scopo in prima giornata di far conoscere ai partecipanti i concetti fondamentali dell’ottica antropologica-fenomenologica allo studio del linguaggio, la semiologia dell’afasia, secondo l’ipotesi del Prof. Lamberto Longhi, il protocollo di valutazione qualitativa il “Profilo dell’afasico” e di fornire qualche esempio pratico dell’approccio logopedico. In seconda giornata, nel LABORATORIO PRATICO,  di far esperire in prima persona il potenziale comunicativo-espressivo del corpo, dell’immagine e del linguaggio attraverso l’uso dei mediatori artistici, da sviluppare creativamente e riproporre nella terapia individuale e di gruppo delle persone afasiche.                                                                                     Crediti E.C.M 17,6 -Iscrizioni disponibili 30 – N° riferimento 114659                                                          Rivolto alle seguenti figure professionali: logopedista, psicologo, terapista della neuro-psicomotricità, medico chirurgo, educatore professionale, terapista occupazionale.

luna parla prima parte

L’Uso del Corpo nel Mondo dell’Homo Confort

L’antropologo S. Boni che sta studiando da alcuni anni, tramite l’approccio fenomenologico, come si attivano i sensi in un contesto di comodità, si è posto degli interrogativi importanti che possono aiutare noi terapeuti ed educatori a comprendere meglio come alla base della povertà comunicativa e cognitiva nei bambini e negli adolescenti, sempre in aumento, ci sia una grande carenza di esperienza corporea. Tale problematica comunque riguarda tutti noi, perché viviamo e ci relazioniamo ad un Mondo Confort. Come usiamo oggi il corpo? Che esperienza vive? Com’è sollecitato nella quotidianità ipertecnologica? L’uso corporeo influenza imprescindibilmente la conoscenza del mondo circostante: in questo senso, ad esempio, chi naviga su internet non sta solamente alimentando il suo immaginario o potenziando il suo corpo attraverso l’uso della tecnologia, ma più semplicemente si relaziona ad una tastiera e a uno schermo, piuttosto che a dinamiche organiche, con tutte le conseguenze sulla strutturazione cognitiva che ciò comporta. La comoda tecnologizzazione della vita è un fenomeno totale e totalizzante che investe l’attivazione percettiva, i processi cognitivi ordinari, modelli di conoscenza incorporati.

Libro H.Confort

La logopedia come arte della comunicazione e l’uso delle tecniche espressive

movimentoPer M.Merleau-Ponty il corpo che si esprime è “arte”, la fenomenologia ha scelto l’arte per approfondire i suoi studi sull’esperienza percettiva, sul gesto umano che crea l’opera d’arte, non è interessata all’arte in sé, ma all’arte come espressione dell’uomo. Il significato etimologico della parola “arte” viene dal latino ar/tem che prende origine dal sanscrito ar/zendo con il senso principale di “muoversi verso qualcosa”. Il linguaggio è l’espressione, la creazione più complessa del nostro corpo ed è una facoltà multimodale, al pari della visione, dell’esperienza tattile, di tutti i nostri sensi.La logopedia antropologica-fenomenologica è un’approccio olistico alla riabilitazione del linguaggio, che mira a creare delle “situazioni” capaci di favorire nei disturbi della comunicazione il “muoversi verso qualcosa” , il gesto finalistico che incarna dei significati, che simbolizza. Tale approccio utilizza varie tecniche espressive, sempre sulla base del metodo fenomenologico, per far ri-esperire ai soggetti in terapia la loro possibilità comunicativa attraverso l’uso del corpo, dell’immaginazione e del linguaggio.

 

 

Il laboratorio di terapia espressiva di gruppo per le persone con un disturbo afasico

Il laboratorioIl laboratorio di terapia espressiva per le persone con un disturbo afasico è stato pensato come uno “spazio potenziale” non codificato, che consentisse al logopedista e al gruppo di integrarsi nella relazione anche attraverso il corpo e di esprimersi in vari modi con l’aiuto dei mediatori artistici: foto, video, teatro, danza, musica, disegno, pittura, collage ecc.

La terapia espressiva si presenta apparentemente, come un’attività ludica, di gioco, e grazie a

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