Corso E.C.M 18 – 19 marzo 2017 Approccio neurofenomenologico alla riabilitazione del disturbo afasico secondo l’ipotesi del Prof. L. Longhi ed il moderno orientamento della scienza cognitiva “incarnata” (o Embodied Cognition)

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Gli studi audiovisivi delle neuroscienze cognitive ”incarnate” e la fenomenologia dell’arte cinematografica in Merleau-Ponty

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Secondo Merleau-Ponty la fenomenologica e l’arte cinematografica mirano a far vedere il rapporto tra soggetto e mondo, tra soggetto e gli altri, anziché spiegarlo, esse intendono rappresentare la “coscienza in azione”, il movimento nella sua dinamicità, nella sua carnalità.

La filosofia contemporanea, nell’ottica merleau-pontiana, non si deve limitare a concatenare concetti, ma deve descrivere il mescolarsi della coscienza con il mondo, il suo incarnarsi in un corpo, la sua coesistenza con gli altri, e questo argomento è “cinematografico per eccellenza”.

Il cinema restituisce all’uomo la visibilità del corpo e dei gesti, il loro potere espressivo, in contrapposizione all’astrattezza e al carattere disincarnato del linguaggio verbale e in particolare della scrittura. I modi della nostra esistenza incarnata – la vista, l’udito, la nostra esperienza cinestesica e propriocettiva – sono la stoffa stessa del linguaggio cinematografico.

A partire dall”’intenzionalità”, la fenomenologia di Merleau-Ponty, può rendere conto dell’esperienza filmica come struttura correlativa e reversibile, in cui percezione ed espressione si trovano unite in un legame di reciprocità.

Nell’atto della visione, il film trascende la sua mera esistenza di oggetto visibile, riducibile a meccanismo tecnologico che lo anima, tanto quanto nei loro analoghi atti visivi, il regista e lo spettatore trascendono la loro esistenza di corpi visibili, riducibili alla loro anatomia e fisiologia. Essi sono, pertanto, considerati entrambi come soggetti della visione, nel duplice movimento di essere situato in un mondo ed essere movimento intenzionale verso un mondo.

La Society for Cognitive Studies of the Moving Image, con il programma interdisciplinare “Neurofilmology” ha ripreso le tematiche derivanti dall’indirizzo fenomenologico e dall’approccio cognitivo/analitico.

 Lidia Gomato

 

M.Merleau-Ponty “Senso e non senso”, Il cinema e la nuova psicologia-Il Saggiatore , Milano 1962

 

 

 

 

FUNZIONALITA’ E FENOMENOLOGIA NEL SOGGETTO PATOLOGICO

corpo vivo e corpo meccanico

Molte delle tematiche sollevate dalla fenomenologia sono state riprese come oggetto di studio dalle scienze cognitive e dalle neuroscienze, alcuni argomenti però, come quelli inerenti all’intenzionalità, alla corporeità e alla creatività, sono rimasti un po’ ai margini.

Dal momento che molti dei modelli riabilitativi proposti protendono per un approccio funzionale, mi è sembrato utile oltre che interessante, rispolverare alcune riflessioni del Prof. Mario Manfredi, neurologo e psichiatra, su un aspetto fondamentale dell’esperienza patologica delle persone con cerebrolesioni acquisite, quella del “sentire il proprio-corpo” che non coincide con l’esperienza di “avere un corpo”, funzionante come una macchina più o meno intelligente.

Il dibattito tra scienze umane, neuroscienze e scienze cognitive è al momento molto fertile, si parla tanto di “complessità” e di “coscienza”, per stare al passo con i tempi ed operare delle scelte responsabili a noi terapeuti spetta il grande compito di acquisire una maggiore consapevolezza di ciò che andiamo proponendo ai nostri pazienti.

tratto dal libro di Mario Manfredi “ L’irrazionale vissuto”(1971) e liberamente modif. da Lidia Gomato

” C’è ragione di credere che il quesito sulla funzionalità, pur se centrale in un tentativo di comprensione complessiva dell’esser malato, non sia decisivo in un’analisi di tipo fenomenologico.

Un fatto che emerge è che comunque la malattia provoca una crisi di intenzionalità, per motivi di reazione al morboso, mutano gli oggetti dell’attività intenzionale oppure si spezza l’unità sensibilità, intelligenza e motilità che M.Merleau-Ponty definisce “arco intenzionale”. La deformazione dell’intenzionalità coincide con la perdita o l’alterazione della facoltà di porsi in situazione, l’essere situazionale si restringe all’ambito degli oggetti che hanno a che fare con la sofferenza e la menomazione. Il malato attua la sua progettazione mondana attraverso la valorizzazione del residuo materiale disponibile, tuttavia la progettazione patologica non è sempre e soltanto l’adeguamento della progettazione al patologico, cioè la scelta delle possibilità che rimangono accessibili. A questa progettazione, condizionata dal restringimento dell’accessibilità del mondano, e posta sotto il segno del riduttivo e del deficitario, se ne affianca un’altra capace di rinvenire nel patologico possibilità positive. Ad un livello più elementare, la progettazione patologica è resa possibile dal fatto che i processi percettivi e attivi anche elementari, a cominciare dai riflessi, non costituiscono la cieca risposta a stimolazioni esterne, ma obbediscono al disegno di “situazionamento” e si inseriscono in quella “veduta pre-oggettivache è lo stesso essere al mondoCosì si spiega come certi contenuti percettivi e certe capacità motorie sono persi anche se non si è ancora perduto il contatto sensoriale , ciò che si è rotto è il contatto vitale con il mondo. Queste osservazioni di M.Merleau-Ponty sono utili al discorso sulla “progettazione patologica” in quanto aiutano a capire che quest’ultima resta in qualche misura indipendente dal potenziale percettivo e motorio effettivamente a disposizione del malato, lo trascende e lo dispone in un disegno di più largo respiro. La trasformazione patologica dell’essere al mondo si specifica come deformazione delle strutture vissute del corporeo, dello spazio e del mondo-ambiente, dell’alterità, della temporalità e del linguaggio. Il soma, come ciò che è primariamente colpito nella patologia fisica, aspira ad occupare tutto lo spazio vissuto”.

Corporeità e linguaggio: il problema del vissuto corporeo nell’esperienza afasica

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La descrizione accidentale e asistematica delle qualità della funzione comunicativa negli afasici non è lo scopo di un’analisi antropologica-fenomenologica, che si prefigge di reperire le articolazioni, le modalità, le possibilità nel malato di “generare senso”, di “simbolizzare”, attività dalla quale la corporeità non può essere esclusa. Un fatto emerge nell’osservazione del disturbo afasico ed è che comunque la malattia provoca una crisi di intenzionalità. Per motivi di reazione al morboso mutano gli oggetti dell’attività intenzionale, oppure si spezza l’unità sensibilità, motilità ed intelligenza che M. Merleau-Ponty ha definito come “arco intenzionale”. La deformazione dell’intenzionalità coincide con la perdita o con l’alterazione delle facoltà di “porsi in situazione”; l’ambiente si restringe ed il malato attua la sua progettazione mondana attraverso la valorizzazione del residuo materiale disponibile. Ad un livello più elementare, la progettazione patologica è resa possibile dal fatto che i processi percettivi e attivi anche elementari, a cominciare dai riflessi, non costituiscono la cieca risposta a stimolazioni esterne, ma obbediscono ad una pre-programmazione di “situazionamento” e si inseriscono in quella “veduta preoggettiva” che è lo stesso “essere al mondo”. La trasformazione patologica dell’”essere al mondo” si specifica come deformazione delle strutture vissute del corporeo, dello spazio, del mondo-ambiente, della temporalità e del linguaggio; tali strutture costituiscono l’oggetto di studio dell’analisi antropologica-fenomenologica applicata ai disturbi neuropsicologici. L’approccio antropologico-fenomenologico alla riabilitazione dell’afasico si pone in un ottica moderna di concezione del linguaggio, che non può essere limitata al solo aspetto linguistico e che deve comprendere una “teoria della significazione”.