L’istinto di narrare. Come le storie ci hanno reso umani

l'istinto di narrare

art. di Paolo Gervasi (“L’animale che racconta storie” http://www.doppiozero.com) liberamente modif. da Lidia Gomato

Nel suo libro L’istinto di narrare. Come le storie ci hanno reso umani (Bollati Boringhieri 2014) Jonathan Gottschall esplora l’intuizione che l’attività umana di significazione possa aprire un ambiente virtuale dentro l’ambiente fisico, definendo la narrazione come un vero e proprio habitat, una nicchia ecologica ideale per lo sviluppo della specie umana. Ci sarebbe un livello di contiguità e interconnessione che l’azione della specie umana sul mondo ha stabilito tra natura e cultura, tra ambiente fisico e ambiente antropologico. In questo spazio ibrido, in questa sovrapposizione tra il dominio simbolico e quello percettivo, la fissazione, il consolidamento e la conservazione dei gruppi umani è il risultato combinato della trasmissione tanto dell’informazione genetica, che avviene attraverso la riproduzione biologica, quanto dell’informazione non genetica, che avviene attraverso la riproduzione e il potenziamento delle forme culturali. L’indagine di Gottschall parte da una domanda semplice: da cosa dipende la straripante pervasività sociale, culturale, antropologica della narrazione, costante culturale che si manifesta identica nel tempo e nello spazio? Perché gli esseri umani sono così irresistibilmente attratti dalle storie? Gottschall formula l’idea radicale che la capacità di inventare e raccontare storie abbia rappresentato per la specie umana un vantaggio evolutivo decisivo, uno dei tratti che l’hanno definita rispetto agli altri esseri viventi. Le storie, anche quelle notturne che imbastiamo attraverso i sogni, sono sempre una forma di allenamento mentale, un laboratorio di costruzione dell’intelligenza emozionale e relazionale. Come già le ricerche di ispirazione strutturalista hanno dimostrato, l’intera galassia delle storie può essere ricondotta a una grammatica universale imperniata sull’emergenza di un problema, che arriva a rompere un equilibrio iniziale, e che muove gli eventi attraverso l’energia impiegata per la sua risoluzione.“La finzione narrativa”, scrive Gottschall, “è un’arcaica tecnologia virtuale specializzata nella simulazione di problemi umani.” Allestendo mondi possibili nei quali si dispiegano tutti i grandi conflitti esistenziali, tutti i nodi e le possibilità fondamentali della vita umana (l’amore, la morte, la guerra, il dolore, la paura, il potere, ecc.), le narrazioni diventano un luogo di incubazione delle competenze cognitive essenziali, acquisite senza affrontare direttamente i pericoli che tali esperienze comportano. Le storie sono simulatori dell’esistenza che consentono agli individui di esercitarsi a vivere. E la mente è un dispositivo programmato per processare storie, e allo stesso tempo costruito perché le storie possano modellarlo.

 

La costruzione di un fotoromanzo: un’esperienza di laboratorio di terapia espressiva con persone afasiche

La tecnica del fotoromanzo, proposta nel laboratorio di terapia espressiva con persone afasiche che conduco dal 2011 presso l’Ospedale di Neuroriabilitazione San Giovanni Battista Acismom di Roma,  ci ha permesso di costruire una storia di gruppo partendo da spunti narrativi dei singoli partecipanti, quattro in tutto. Abbiamo scelto questa tecnica in via sperimentale perché offriva ai pazienti la possibilità di usare ed integrare dinamicamente varie modalità espressive: le immagini per scegliere il luogo della propria storia, il corpo per mettere in scena il proprio personaggio, le parole per narrarsi ed infine mettere in relazione le singole storie in un racconto unico, fatto di foto e di dialoghi, riportati nelle didascalie e per concludere trovare un titolo da tutti condiviso “LUNA PARLA”.

Sono aperte le iscrizioni presso MEDLEARNING per partecipare al CORSO E.C.M : L’AFASIA COME ALTERAZIONE DEL GESTO VERBALE: VALUTAZIONE E RIABILITAZIONE. APPROCCIO ANTROPOLOGICO-FENOMENOLOGICO” che terrò il 20-21 MARZO A ROMA, VIA LAURENTINA 554,  AMERICAN PALACE.                                                                                                                                                            Il corso teorico-pratico ha come scopo in prima giornata di far conoscere ai partecipanti i concetti fondamentali dell’ottica antropologica-fenomenologica allo studio del linguaggio, la semiologia dell’afasia, secondo l’ipotesi del Prof. Lamberto Longhi, il protocollo di valutazione qualitativa il “Profilo dell’afasico” e di fornire qualche esempio pratico dell’approccio logopedico. In seconda giornata, nel LABORATORIO PRATICO,  di far esperire in prima persona il potenziale comunicativo-espressivo del corpo, dell’immagine e del linguaggio attraverso l’uso dei mediatori artistici, da sviluppare creativamente e riproporre nella terapia individuale e di gruppo delle persone afasiche.                                                                                     Crediti E.C.M 17,6 -Iscrizioni disponibili 30 – N° riferimento 114659                                                          Rivolto alle seguenti figure professionali: logopedista, psicologo, terapista della neuro-psicomotricità, medico chirurgo, educatore professionale, terapista occupazionale.

luna parla prima parte