L’immagine e l’immaginazione tra filosofia e scienza. Nuove prospettive in riabilitazione

nuvole forme

Lidia Gomato

L’immaginazione secondo Kant, non è una capacità mentale astratta e indeterminata, essa è una sintesi che è possibile cogliere solo nell’atto in cui il corpo intenziona un oggetto o una persona nel mondo della vita. La modalità ricettiva della mediazione corporea fa sì che qualcosa ci appaia, proprio perché resa possibile dal corpo, ed è parziale; essa costituisce l’ingresso della dimensione intenzionale della coscienza. Per il fenomenologo P. Ricoeur, il potere dell’immaginazione non è tanto quello di “presentare” delle idee della ragione, ma di presentaredei modi di essere al mondo, delle esperienze situate e nelle stesso tempo situanti. L’immagine quindi, non è un’entità mentale, non è “nella” coscienza, essa piuttosto, le sta di fronte, come ciò a cui si rapporta. Tramite l’immaginazione io “figuro”, “schematizzo”, “presento” dei modi di abitare il mondo. L’immagine gioca così la sua doppia valenza: come sospensione del reale, essa pone il senso nella dimensione della finzione, nel vedere come flusso di rappresentazioni, essa investe il senso nello spessore del quasi-percepito. Tale analisi suggerisce che la finzione può rappresentare una svolta per “ridescrivere” la “realtà”. Il concetto filosofico di immaginazione come “finzione”, è stato ripreso recentemente in ambito psicologico e neuropsicologico dai “teorici della simulazione”; essi sostengono che alla base della nostra capacità di mentalizzazione, , ossia di interpretazione del comportamento sulla base dell’attribuzione di stati mentali, vi sia piuttosto una pratica euristica, una capacità di immedesimarsi nei panni altrui e di riprodurre in se stessi gli stati mentali e i processi cognitivi che un’altra persona potrebbe intrattenere in una certa situazione. L’immaginazione, secondo la teoria della simulazione, ci consentirebbe di prevedere la situazione nella quale ci troveremmo, e di ragionare sulla base di questi stati mentali fittizi come se fossero nostri stati genuini, ossia come se fossero nostre attuali percezioni e credenze, giungendo alle medesime conclusioni a cui giungeremmo se ci trovassimo come risponderemmo a quella situazione, di anticipare le nostre emozioni, i nostri pensieri, e soprattutto le nostre decisioni.

 

Il metodo fenomenologico applicato allo studio del linguaggio e della coscienza

M. Merleau-Ponty 2

La fenomenologia ha inizio nei primi del Novecento con i filosofi F. Brentano ed E. Husserl, ha come proposito di rifondare il sapere filosofico come sapere “scientifico rigoroso” partendo dall’ analisi dell’esperienza e del linguaggio con cui la descriviamo. C’è una relazione inscindibile tra il soggetto (agente) e il Mondo, sono entrambi compresi in ’“atti intenzionali” dotati di senso, l’intero mondo naturale altro non è che un correlato della coscienza. Per uscire dall’ ”atteggiamento naturale” della scienza epistemologica tradizionale, che ha come obiettivo di studiare il “dato”, cioè l’”oggetto” senza il soggetto, Husserl ha ideato il metodo della “riduzione fenomenologica” o “epoché”, con la quale l’”oggetto” viene messo “tra parentisi” per poter aprire l’accesso alle operazioni costituenti la coscienza. Lo studio della percezione è il modello che Husserl ha scelto per l’analisi fenomenologica della coscienza . Per Husserl già ai livelli più elementari della vita della coscienza è presente il riferimento al mondo (prospettiva genetica), non solo nella costituzione degli oggetti; l’ideale dell’oggettività scientifica si contrappone così alla soggettività del “mondo dell’esperienza che sta alla base del vivere umano e che è detto “mondo della vita” (Lebenswelt), la fenomenologia quindi può essere considerata “scienza dell’esperienza”.

Un ulteriore sviluppo della fenomenologia si è avuto con M. Merleau-Ponty, che ha recepito il metodo fenomenologico di Husserl e gli spunti dell’analisi heideggeriana dell’esistenza, e che ha dato alla fenomenologia una svolta “esistenziale”(fenomenologia esistenziale). Merleau-Ponty ritiene che non è importante come si costituisce la coscienza, il sapere, come nella posizione di Husserl (fenomenologia trascendentale), ma piuttosto come si arriva alla cognizione dell’esistenza “situata nel mondo”, in cui l’uomo è impegnato nel “fare” dell’esistenza, che è, sì, coscienza, ma anche corporeità. La percezione, il movimento e l’ambiente sono gli elementi costituitivi del comportamento, anche quello linguistico, scopo della fenomenologia per quanto riguarda lo studio del linguaggio, è quello di mettere “tra parentisi “ (riduzione fenomenologica) i “contenuti” del linguaggio, cioè l’aspetto più “ovvio”, per individuare le “strutture del comportamento” sottostanti la comunicazione verbale.

L’approccio fenomenologico e le scienze cognitive

Recentemente alcuni autori hanno evidenziato la necessità di un’approccio fenomenologico alla cognizione, per prendere in considerazione l’esperienza soggettiva dell’ “uomo nel mondo”, da sempre esclusa dai neuroscienziati negli studi neuronali della mente. La fenomenologia si presenta come un “ripensamento esemplare” del tradizionale modo di concepire la conoscenza umana, rappresentazione dell’oggetto nella mente inerte del soggetto. Il soggetto conoscitivo è dotato di una sua peculiarità e identità, il suo “sguardo non è in nessun luogo”, è “situato”; la conoscenza non è rappresentazione mentale del mondo esterno ma “coesistenza” di oggetto-soggetto.

1.Gallagher, Zavi, La mente fenomenologica. Filosofia della mente e scienze cognitive, Raffaello Cortina Editore 2009

  1. F. J Varela, Un rimedio metodologico al “problema difficile”, in Neurofenomenologia. La scienza della mente e la sfida dell’esperienza cosciente, Massimiliano Cappuccio (a cura di), Bruno Mondadori 2006

Ultimi giorni iscrizione Corso E.C.M: “L’Afasia come alterazione del gesto verbale: valutazione e riabilitazione. Approccio antropo-fenomenologico.

Cari colleghi vi ricordo che stanno per concludersi le iscrizioni al CORSO E.C.M : “L’AFASIA COME ALTERAZIONE DEL GESTO VERBALE: VALUTAZIONE E RIABILITAZIONE. APPROCCIO ANTROPO-FENOMENOLOGICO” che farò il 20-21 MARZO A ROMA IN VIA LAURENTINA 554, AMERICAN PALACE.
Per informazioni, scheda di iscrizione e modalità di pagamento potete consultare il seguente indirizzo web: Logopedista MedLearning.net – Eventi E.C.M.

Razionale:

Il linguaggio nell’ottica antropologica-fenomenologica è, come scrive M. Merleau Ponty “uno degli usi possibili del nostro corpo”, linguaggio e pensiero non sono indifferenti ai vissuti soggettivi e relazionali dell’esistenza umana, essi sono incorporati.
Il gesto comunicativo ha le sue origini e si è sviluppato nel tempo in vari livelli di strutturazione  dinamica, l’antropologia-fenomenologica è interessata a studiare queste strutture dinamiche interagenti nella comunicazione e nega una concezione del linguaggio basata sui contenuti mentali e le rappresentazioni.
Il neurofenomenologo Lamberto Longhi, anticipando di molto tutto il dibattito in corso nell’ambito delle neuroscienze sul metodo scientifico epistemologico, ha ipotizzato una nuova semeiologia del  disturbo afasico ed un nuovo approccio riabilitativo. Secondo L. Longhi il disturbo afasico è una sindrome più globale che interessa fondamentalmente l’attività simbolica a vari livelli di strutturazione del gesto, non solo verbale; egli propone un’indagine a tutto campo sui momenti ancora possibili di strutturazione del gesto mimico, prassico, iconografico e verbale, per poter fare un bilancio complessivo delle possibilità residue di recupero del malato e programmare una logopedia fatta su misura di ogni soggetto afasico,  capace di favorire il comportamento comunicativo a vari livelli.

Obiettivo formativo

Il corso teorico-pratico ha come scopo in prima giornata di far conoscere ai partecipanti i concetti  fondamentali dell’ottica antropologica-fenomenologica allo studio del linguaggio, la semeiologia  longhiana dell’afasia, il protocollo di valutazione qualitativa il “Profilo dell’Afasico” e di fornire qualche esempio pratico dell’approccio logopedico. In seconda giornata di far esperire in prima persona il potenziale comunicativo-espressivo del corpo, dell’immagine e del linguaggio attraverso l’uso dei mediatori artistici, da sviluppare creativamente e riproporre nella terapia individuale e di gruppo delle persone afasiche.

Programma del 20 marzo 2015

09.00 Introduzione all’ottica antropologica-fenomenologica sul linguaggio
11.00 Coffee break
11.15 Ipotesi sull’afasia del neurofenomenologo Lamberto Longhi
13.00 Pausa
14.00 L’afasia come alterazione del gesto verbale: valutazione

• presentazione in video di alcuni casi clinici
• prova pratica di compilazione del protocollo di valutazione il “Profilo
dell’afasico”

16.00 Pausa
16.15 L’afasia come alterazione del gesto verbale: riabilitazione
• presentazione in video di alcuni casi clinici
17.30 Verifica dell’apprendimento
18,00 Termine dei lavori della 1^ giornata

Programma del 21 Marzo
Laboratorio esperienziale

Si consiglia
Abbigliamento comodo
Materiale di cartoleria (forbici, colla, cartoncini o scatole di cartone)
e materiale illustrtivo (riviste)

09.00 I parte
Laboratorio “Parlare con il corpo e attraverso l’immagine”. L.Gomato V. Catino
11.00 Coffee break
11.15 II parte
Laboratorio “Parlare con il corpo e attraverso l’immagine” L. Gomato V. Catino

13.00 Pausa lavori

14.00 Presentazione di alcune testimonianze del lavoro di logopedia espressiva a  mediazione artistica, svolto con un gruppo di soggetti afasici L. Gomato
17.00 Condivisione
17,30 Conclusioni
18,00 Termine dei lavori