L’uomo, una “Specie Simbolica”

Decaon libro

tratto da un art. di Fabrizio Desideri e liberamente modif. da Lidia Gomato

Può la teoria dell’evoluzione di Darwin, condivisa da molti scienziati cognitivisti, arrivare a spiegare il comportamento simbolico umano? Come risultato di un processo graduale di selezione naturale e deriva genetica comune con piante ed animali? Per Terrence Decaon, docente di Antropologia biologica presso l’Università della California (Berkely), studioso di biologia evolutiva umana e neuroscienze, è una teoria insufficiente, che non può render conto del pensiero simbolico e del linguaggio così come è apparso nell’Homo Sapiens.

L’Homo Sapiens è, a tutti gli effetti, la specie simbolica, in un regime continuità/discontinuità rispetto agli altri animali. Se infatti è vero che forme di comunicazione, anche complesse, sono diffuse tra varie specie animali (in particolare le scimmie antropomorfe) e che si danno numerosi casi di scimpanzé i quali, opportunamente istruiti, riescono a raggiungere una certa competenza linguistica, la soglia simbolica rimane un ostacolo non altrimenti aggirabile per gli animali non umani. Il linguaggio umano, non è l’evoluzione graduale delle forme di comunicazione per richiami, versi e gesti diffuse tra gli animali, bensì qualcosa di diverso da esse. Anche la facoltà estetica, in quanto funzione del simbolico – non può che essere specie-specifica umana, secondo Decaon, autore del libro “La Specie Simbolica”, essa emerge come effetto collaterale del perfezionarsi della competenza simbolica, in forza degli adattamenti neuropsicologici che agevolano l’acquisizione di quest’ultima.