Logopedia antropofenomenologica

La prospettiva antropologica-fenomenologica del linguaggio

Parte dal presupposto che il linguaggio è uno dei gesti, “degli usi possibili del nostro corpo” (M.Merleau-Ponty 1945), anche se il più complesso e il più completo, un’atto intenzionale dotato di senso diretto ad uno scopo nell’ambiente.

Nel comportamento di comunicazione, comprensione ed espressione sono inscindibili  perché coinvolti in un circolo funzionale nel quale movimento e percezione stanno in un’implicazione reciproca.

Il comportamento di comunicazione:

  • ha una dimensione biologica e pertanto non può prescindere da un’attività ordinatrice che è insita nel fatto biologico e che costituisce lo “sfondo” dell’attività simbolica
  • ha una dimensione antropologica, esso si è sviluppato nel tempo in vari livelli di strutturazione dinamica che, nel “farsi” del comportamento di comunicazione interagiscono tra di loro in una sincronia longitudinale
  • ha una dimensione spaziale.

La prospettiva antropologica-fenomenologica del disturbo afasico nell’ipotesi di Lamberto Longhi

Secondo L. Longhi ” il disturbo afasico è una sindrome più globale che interessa fondamentalmente l’attività simbolica a vari livelli di strutturazione del gesto, non solo  linguistico”  ( L. Longhi, 1985).

Tramite il “Profilo dell’Afasico” L. Longhi et al. (1981) propongono un’indagine a tutto campo sui momenti ancora possibili di strutturazione del gesto: mimico, prassico, iconografico e verbale, per poter fare un bilancio complessivo delle possibilità residue di recupero del malato  e  programmare una logopedia fatta su misura del soggetto, capace di favorire il comportamento comunicativo a vari livelli.

Il “Profilo dell’ afasico” è un protocollo che cerca di cogliere delle qualità, delle correlazioni tra le prove verbali e non verbali per :

  1. fare una prognosi sulle possibilità di recupero

  2. definire l’obiettivo terapeutico

  3. scegliere la strategia riabilitativa più idonea al conseguimento dell’obiettivo.

Il ruolo del logopedista nell’ottica antropologica-fenomenologica

Il logopedista che lavora nell’ottica antropo-fenomenologica ha come scopo di rifondare la relazione terapeuta-paziente mettendo al centro della comunicazione l’esperienza vissuta del soggetto. Il logopedista vede il suo ruolo in risonanza empatica con delle esperienze della persona afasica che gli sono familiari e che trovano in lui un’eco, una risonanza. Si tratta di stabilire una relazione su un terreno comune in quanto suoi membri a pari titolo. La competenza del logopedista è fondata su una sensibilità particolare agli indicatori sottili situati tra le pieghe dell’espressione mimica, delle intonazioni, delle parole, delle frasi  e delle altre modalità espressive del suo interlocutore. Questa posizione empatica può essere appresa dal punto di vista di colui che ne fa esperienza, il logopedista deve cercare di avere un atteggiamento aperto, privo di pregiudizi, la mente deve essere il più possibile sgombra, tanto da permettere una vigilanza della coscienza nei confronti del proprio sguardo che è intenzionale.

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