Il gesto e la parola: evidenze scientifiche

L’ipotesi di una continuità tra comunicazione manuale e comunicazione vocale è alla base dell’approccio riabilitativo del disturbo afasico proposto dal Prof. Lamberto Longhi, tale ipotesi è supportata da varie evidenze che il linguaggio verbale abbia come fondamento il gesto. Questa idea è racchiusa nella teoria motoria della percezione del linguaggio verbale di Liberman (1996) e più recentemente dalla fonologia articolatoria (Browman e Goldstein 1989, 1995), le quali propongono che il linguaggio verbale non coincida tanto con un sistema di produzioni di suono, ma con un sistema che produce gesti articolatori per mezzo dell’azione indipendente di sei organi articolatori, ossia le labbra, il velo, la laringe ed infine il dorso, il corpo e la radice della lingua. corso afasiaTale approccio è largamente basato sul fatto che i fonemi, cioè le unità di base del parlato, nelle registrazioni meccaniche del suono non sono discretamente divisibili. Intendere il parlato in senso gestuale permetterebbe la comprensione dei fenomeni legati alla sua percezione, infatti se i gesti articolatori alla base del linguaggio verbale si sovrappongono, proprio ciò renderebbe possibile la produzione e la percezione del linguaggio a ritmi sostenuti. L’essere umano è in grado di percepire dai dieci ai quindici fonemi al secondo (Gentilucci e Corballis, 2006), ma il fatto che le unità sonore più semplici, come i rumori non sono percepibili a tali ritmi (Warren et al. 1969) suggerisce che alla percezione del linguaggio verbale possano sottostare dei principi differenti rispetto a quelli della percezione dei suoni linguistici.

Video tratto da Youtube “Speciale Neuroscienze: Vittorio Gallese, sul linguaggio: la parola sensoriale, la parola relazionale”

Il tempo e lo spazio vissuto. Qual è l’esperienza dello spazio-tempo nei soggetti cerebrolesi?

tempo e spazio

Il fenomeno del tempo e dello spazio percepito nella nostra esperienza, non coincide totalmente con il tempo-spazio fisico, ce lo conferma oggi anche la scienza della fisica ( Stefan Klein “ Il tempo: la sostanza di cui è fatta la vita” Ed. Bollati Boringhieri). C’è un tempo e uno spazio esterno che misuriamo con orologi, calendari, metri ecc., ai quali siamo arrivati attraverso un percorso evolutivo e c’è un tempo e uno spazio percepito dall’organismo vivente nel suo muoversi nell’ambiente.
Ad esempio, le mosche sembrano prevedere dove arriverà la nostra mano quando cerchiamo di schiacciarle perché per loro è come se ci muovessimo a rallentatore. Grazie al metabolismo più veloce del nostro, una mosca elabora infatti più in fretta di noi le informazioni visive che arrivano al suo cervello sui cambiamenti della luce, quelle che danno il senso del tempo, per una mosca il tempo scorre quattro volte più lento che per noi. La percezione del tempo e dello spazio varia anche da persona a persona e, per una stessa persona, da momento a momento.
La percezione del tempo e dello spazio è alterata nei malati con cerebrolesioni, questa esperienza, soggettiva va studiata caso per caso con degli strumenti idonei, non sono più sufficienti i tests maturati in passato quando tali conoscenze non erano ancora acquisite; noi terapeuti che operiamo nel campo dei disturbi neuropsicologici in età adulta, dobbiamo fare i conti con l’esperienza del soggetto in terapia. La fenomenologia, scienza che studia la conoscenza dell’uomo a partire dalla percezione, ha dato un grande contributo con E. Husserl, già dalla fine dell’800, nel cercare di introdurre le problematiche inerenti all’”esperienza soggettiva” nell’ambito della scienza epistemologica tradizionale orientata a rilevare il puro “dato oggettivo”. Il neurofenomenologo L.Longhi ha dato un interessante contributo alla psico-neurologia moderna, studiando la percezione dello spazio-tempo nei soggetti cerebrolesi in generale e negli afasici in particolare.

L’afasia come un disturbo generale dell’attività simbolica

Post ultimo agosto

Se mette capo a una funzione simbolica, l’analisi del senso della malattia identifica tutte le malattie, riconduce all’unità le afasie, le a agnosie, le aprassie (Cassirer).

 Alla base del linguaggio c’è una motivazione che ci spinge verso le cose, ci dirigiamo verso le cose che per noi hanno un senso. Questa motivazione, questa intenzione è “allentata” nella maggior parte delle afasie; ciò che l’afasico ha perduto e che il soggetto normale possiede, non è un patrimonio di parole, ma un certo modo di farne uso. La stessa parola che rimane a disposizione del malato sul piano del linguaggio automatico, diviene inaccessibile su quello del linguaggio creativo; egli riesce a pronunciare la parola quando c’è un interesse affettivo e vitale. ,Il disturbo afasico quindi, dal punto di vista fenomenologico, concerne il contesto dell’esperienza, il potere di configurare nel mondo una intenzione qualsiasi; il mondo non gli suggerisce più dei significati e reciprocamente i significati che egli si propone non si incarnano più nel mondo dato. Il gesto fonetico realizza, per il soggetto parlante e per coloro che l’ascoltano, una certa strutturazione dell’esperienza, una certa modulazione dell’esistenza, proprio come un comportamento del nostro corpo investe di un certo significato gli oggetti che lo circondano. In quest’ottica, ad esempio, il disturbo di denominazione dell’afasico assume un nuovo significato, non si tratterebbe di un disturbo semantico della parola ma, di una difficoltà più generale ad intenzionare, ad incarnare, a dare “forma”, a dare un senso visivo e verbale all’ immagine dell’oggetto.

 

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Con la Neurofenomenologia verso una “Neuropsicologia del significare”

Neurofenomenologia   L’analisi logico-formale del linguaggio applicata allo studio dell’afasia non è in grado di cogliere la dimensione essenziale del linguaggio, cioè la capacità che ha ancora il malato  di “usare” il linguaggio per i propri fini,  di “dare significato” ai propri gesti verbali, ma anche non verbali, in “contesti” comunicativi sempre vari così come  si presentano nella vita. M. Merleau Ponty ha distinto una lingua “parlata”  riferendosi alla lingua convenzionale e una lingua “parlante” riferendosi all’”uso” del linguaggio che ciascuno di noi ne fa; la neuropsicologia tradizionale, in un’ottica materialista-positivistica, ha proposto da sempre nello studio ed il trattamento dei malati afasici il modello della lingua “parlata”, cioè della  lingua convenzionale studiata in laboratorio. Un tale approccio però, esclude  la “complessità” del linguaggio che si manifesta nella capacità dell’uomo di “creare”, di “costruire” i significati e non solo di imitarli. Continua a leggere

Su Neuroscienze.net il mio articolo sull’approccio antropologico-fenomenologico in afasia

E’ con grande gioia che vi annuncio che il mio articolo “L’afasia come alterazione del gesto verbale: valutazione e riabilitazione” è stato pubblicato sulla rivista di Neuroscienze.net. Vi invito a visionare l’articolo… Per poterlo scaricare cliccate qui.

neuroscienze.netAbstract

Scarica in PDF L’articolo descrive un approccio antropo-fenomenologico alla valutazione e riabilitazione del disturbo afasico facendo riferimento alla semeiotica dell’afasia ipotizzata dal neurofenomenologo Lamberto Longhi.

Il linguaggio nell’ottica antropo-fenomenologica non è  concepito come un’acquisizione definitiva dell’uomo, ma è un’esperienza del soggetto continuamente rinnovabile; è un comportamento comunicativo, uno dei gesti possibili del nostro corpo, anche se il più complesso. Il gesto verbale ha come “sfondo” un corpo che si muove intenzionalmente verso il Mondo, verso uno scopo, e nel movimento esperisce la sua qualità spaziale, spazialità di situazione.

L.Longhi ha cercato di studiare negli afasici i momenti di sviluppo di una struttura fondamentale spazio- temporale inerente all’orientamento corporeo e i momenti di sviluppo del gesto frasale ed ha ipotizzato tre livelli di strutturazione e simbolizzazione del gesto iconografico e del gesto frasale sui quali articola una nuova classificazione del disturbo afasico.

Compito della logopedia secondo l’approccio longhiano, sarebbe quello di far ri-costruire, ri-esperire, ri-apprendere al malato afasico le tappe di sviluppo del gesto iconografico e verbale a partire dal livello compromesso.

Aphasia an alteration of the verbal gesture: evaluation and rehabilitation anthropological and phenomenological approach

L’afasia come un’alterazione del gesto verbale: valutazione e riabilitazione con gli approcci antropologico e fenomenologico

Poster presentato al 29th World Congress of the Jalp in Turin 25-29 agosto 2013

Aphasia