L’enigma di Kaspar Hauser

L’ENIGMA DI KASPAR HAUSER

Kaspar Hauser fu un giovane tedesco cresciuto in un totale isolamento e al buio, a sedici anni sapeva dire solo il suo nome, reagiva violentemente a qualsiasi impressione sensoriale tra cui i suoni acuti. Questo caso all’epoca rappresentò un’enigma, molti studiosi si interessarono alla sua capacità di apprendimento, in particolar modo del linguaggio; con molta fatica ed esaurimento il ragazzo imparò a parlare, a leggere e a scrivere. In questo filmato Kaspar deve affrontare una prova di ragionamento logico.
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LA CORPOREITA’ E IL CORPO DELLA SCIENZA E DELLA MEDICINA

Galimberti

Tratto da un’art. di U. Galimberti “ L’invenzione dell’anima” Repubblica 5/03/2005 e liberamente modif. da Lidia Gomato

 Il nostro corpo vivo, impegnato nell’esistenza, non è l’organismo che la scienza, per sue esigenze metodologiche descrive, eppure sempre più ci andiamo identificando con esso.

L’organismo non è infatti, lo sguardo che vede qualcosa per me, o il braccio che si protende per afferrare qualcosa per me, ma sono io questo sguardo che ispeziona, così come sono io questo braccio che afferra.

L’io non si distingue dal corpo, non dispiega un’esistenza in cui il corpo compare come uno strumento. Io sono davanti al Mondo, non davanti al mio corpo, per questo si dicono “alienati” coloro che vivono il corpo come “altro” da sé, come qualcosa del mondo, da cui l’io è diviso.

Il piacere non può mai essere, localizzato, delimitato ad un punto del mio corpo. Il piacere infatti, coinvolge l’esistenza nella sua totalità e la rende piacevole. Non è solo il mio corpo che sente, ma sono io che coincido pienamente con la sua sensazione, perché pienamente al mio corpo mi sono concesso. Il piacere di un bacio non è qualcosa che registra la mia mucosa, ma qualcosa che invade il mio essere. Il “bacio” quindi, come tutti i nostri gesti, chiama il mio corpo ad un ordine di significati che prima di quel gesto erano insospettati.

Se il corpo non è prima di tutto un campo di gioco di forze biologiche, ma un’originaria apertura al mondo, il modo in cui l’esistenza vive il proprio corpo rivela il modo in cui vive il mondo. Finché non ci libereremo di questa mentalità dualistica, che accanto al “corpo”, ridotto a pura materia organica, colloca la “mente” (ex-anima) vivremo, separati dal nostro corpo, un’esistenza mancata. Il corpo è un significante, un nucleo di significazione che non rinvia ad una cripticita’ psichica. La medicina ha una grande responsabilità rispetto al perdurare di questa alienazione, perché al “Leib”, cioè al corpo vissuto (termine usato per la prima volta da Husserl, padre fondatore della fenomenologia) possa essere, finalmente restituita la sua vera identità, non più reificata o peggio scissa dal “Korper”, ossia dal corpo anatomico.

 

L’immagine e l’immaginazione tra filosofia e scienza. Nuove prospettive in riabilitazione

nuvole forme

Lidia Gomato

L’immaginazione secondo Kant, non è una capacità mentale astratta e indeterminata, essa è una sintesi che è possibile cogliere solo nell’atto in cui il corpo intenziona un oggetto o una persona nel mondo della vita. La modalità ricettiva della mediazione corporea fa sì che qualcosa ci appaia, proprio perché resa possibile dal corpo, ed è parziale; essa costituisce l’ingresso della dimensione intenzionale della coscienza. Per il fenomenologo P. Ricoeur, il potere dell’immaginazione non è tanto quello di “presentare” delle idee della ragione, ma di presentaredei modi di essere al mondo, delle esperienze situate e nelle stesso tempo situanti. L’immagine quindi, non è un’entità mentale, non è “nella” coscienza, essa piuttosto, le sta di fronte, come ciò a cui si rapporta. Tramite l’immaginazione io “figuro”, “schematizzo”, “presento” dei modi di abitare il mondo. L’immagine gioca così la sua doppia valenza: come sospensione del reale, essa pone il senso nella dimensione della finzione, nel vedere come flusso di rappresentazioni, essa investe il senso nello spessore del quasi-percepito. Tale analisi suggerisce che la finzione può rappresentare una svolta per “ridescrivere” la “realtà”. Il concetto filosofico di immaginazione come “finzione”, è stato ripreso recentemente in ambito psicologico e neuropsicologico dai “teorici della simulazione”; essi sostengono che alla base della nostra capacità di mentalizzazione, , ossia di interpretazione del comportamento sulla base dell’attribuzione di stati mentali, vi sia piuttosto una pratica euristica, una capacità di immedesimarsi nei panni altrui e di riprodurre in se stessi gli stati mentali e i processi cognitivi che un’altra persona potrebbe intrattenere in una certa situazione. L’immaginazione, secondo la teoria della simulazione, ci consentirebbe di prevedere la situazione nella quale ci troveremmo, e di ragionare sulla base di questi stati mentali fittizi come se fossero nostri stati genuini, ossia come se fossero nostre attuali percezioni e credenze, giungendo alle medesime conclusioni a cui giungeremmo se ci trovassimo come risponderemmo a quella situazione, di anticipare le nostre emozioni, i nostri pensieri, e soprattutto le nostre decisioni.

 

Il tempo e lo spazio vissuto. Qual è l’esperienza dello spazio-tempo nei soggetti cerebrolesi?

tempo e spazio

Il fenomeno del tempo e dello spazio percepito nella nostra esperienza, non coincide totalmente con il tempo-spazio fisico, ce lo conferma oggi anche la scienza della fisica ( Stefan Klein “ Il tempo: la sostanza di cui è fatta la vita” Ed. Bollati Boringhieri). C’è un tempo e uno spazio esterno che misuriamo con orologi, calendari, metri ecc., ai quali siamo arrivati attraverso un percorso evolutivo e c’è un tempo e uno spazio percepito dall’organismo vivente nel suo muoversi nell’ambiente.
Ad esempio, le mosche sembrano prevedere dove arriverà la nostra mano quando cerchiamo di schiacciarle perché per loro è come se ci muovessimo a rallentatore. Grazie al metabolismo più veloce del nostro, una mosca elabora infatti più in fretta di noi le informazioni visive che arrivano al suo cervello sui cambiamenti della luce, quelle che danno il senso del tempo, per una mosca il tempo scorre quattro volte più lento che per noi. La percezione del tempo e dello spazio varia anche da persona a persona e, per una stessa persona, da momento a momento.
La percezione del tempo e dello spazio è alterata nei malati con cerebrolesioni, questa esperienza, soggettiva va studiata caso per caso con degli strumenti idonei, non sono più sufficienti i tests maturati in passato quando tali conoscenze non erano ancora acquisite; noi terapeuti che operiamo nel campo dei disturbi neuropsicologici in età adulta, dobbiamo fare i conti con l’esperienza del soggetto in terapia. La fenomenologia, scienza che studia la conoscenza dell’uomo a partire dalla percezione, ha dato un grande contributo con E. Husserl, già dalla fine dell’800, nel cercare di introdurre le problematiche inerenti all’”esperienza soggettiva” nell’ambito della scienza epistemologica tradizionale orientata a rilevare il puro “dato oggettivo”. Il neurofenomenologo L.Longhi ha dato un interessante contributo alla psico-neurologia moderna, studiando la percezione dello spazio-tempo nei soggetti cerebrolesi in generale e negli afasici in particolare.

Ultimi giorni iscrizione Corso E.C.M: “L’Afasia come alterazione del gesto verbale: valutazione e riabilitazione. Approccio antropo-fenomenologico.

Cari colleghi vi ricordo che stanno per concludersi le iscrizioni al CORSO E.C.M : “L’AFASIA COME ALTERAZIONE DEL GESTO VERBALE: VALUTAZIONE E RIABILITAZIONE. APPROCCIO ANTROPO-FENOMENOLOGICO” che farò il 20-21 MARZO A ROMA IN VIA LAURENTINA 554, AMERICAN PALACE.
Per informazioni, scheda di iscrizione e modalità di pagamento potete consultare il seguente indirizzo web: Logopedista MedLearning.net – Eventi E.C.M.

Razionale:

Il linguaggio nell’ottica antropologica-fenomenologica è, come scrive M. Merleau Ponty “uno degli usi possibili del nostro corpo”, linguaggio e pensiero non sono indifferenti ai vissuti soggettivi e relazionali dell’esistenza umana, essi sono incorporati.
Il gesto comunicativo ha le sue origini e si è sviluppato nel tempo in vari livelli di strutturazione  dinamica, l’antropologia-fenomenologica è interessata a studiare queste strutture dinamiche interagenti nella comunicazione e nega una concezione del linguaggio basata sui contenuti mentali e le rappresentazioni.
Il neurofenomenologo Lamberto Longhi, anticipando di molto tutto il dibattito in corso nell’ambito delle neuroscienze sul metodo scientifico epistemologico, ha ipotizzato una nuova semeiologia del  disturbo afasico ed un nuovo approccio riabilitativo. Secondo L. Longhi il disturbo afasico è una sindrome più globale che interessa fondamentalmente l’attività simbolica a vari livelli di strutturazione del gesto, non solo verbale; egli propone un’indagine a tutto campo sui momenti ancora possibili di strutturazione del gesto mimico, prassico, iconografico e verbale, per poter fare un bilancio complessivo delle possibilità residue di recupero del malato e programmare una logopedia fatta su misura di ogni soggetto afasico,  capace di favorire il comportamento comunicativo a vari livelli.

Obiettivo formativo

Il corso teorico-pratico ha come scopo in prima giornata di far conoscere ai partecipanti i concetti  fondamentali dell’ottica antropologica-fenomenologica allo studio del linguaggio, la semeiologia  longhiana dell’afasia, il protocollo di valutazione qualitativa il “Profilo dell’Afasico” e di fornire qualche esempio pratico dell’approccio logopedico. In seconda giornata di far esperire in prima persona il potenziale comunicativo-espressivo del corpo, dell’immagine e del linguaggio attraverso l’uso dei mediatori artistici, da sviluppare creativamente e riproporre nella terapia individuale e di gruppo delle persone afasiche.

Programma del 20 marzo 2015

09.00 Introduzione all’ottica antropologica-fenomenologica sul linguaggio
11.00 Coffee break
11.15 Ipotesi sull’afasia del neurofenomenologo Lamberto Longhi
13.00 Pausa
14.00 L’afasia come alterazione del gesto verbale: valutazione

• presentazione in video di alcuni casi clinici
• prova pratica di compilazione del protocollo di valutazione il “Profilo
dell’afasico”

16.00 Pausa
16.15 L’afasia come alterazione del gesto verbale: riabilitazione
• presentazione in video di alcuni casi clinici
17.30 Verifica dell’apprendimento
18,00 Termine dei lavori della 1^ giornata

Programma del 21 Marzo
Laboratorio esperienziale

Si consiglia
Abbigliamento comodo
Materiale di cartoleria (forbici, colla, cartoncini o scatole di cartone)
e materiale illustrtivo (riviste)

09.00 I parte
Laboratorio “Parlare con il corpo e attraverso l’immagine”. L.Gomato V. Catino
11.00 Coffee break
11.15 II parte
Laboratorio “Parlare con il corpo e attraverso l’immagine” L. Gomato V. Catino

13.00 Pausa lavori

14.00 Presentazione di alcune testimonianze del lavoro di logopedia espressiva a  mediazione artistica, svolto con un gruppo di soggetti afasici L. Gomato
17.00 Condivisione
17,30 Conclusioni
18,00 Termine dei lavori

La costruzione di un fotoromanzo: un’esperienza di laboratorio di terapia espressiva con persone afasiche

La tecnica del fotoromanzo, proposta nel laboratorio di terapia espressiva con persone afasiche che conduco dal 2011 presso l’Ospedale di Neuroriabilitazione San Giovanni Battista Acismom di Roma,  ci ha permesso di costruire una storia di gruppo partendo da spunti narrativi dei singoli partecipanti, quattro in tutto. Abbiamo scelto questa tecnica in via sperimentale perché offriva ai pazienti la possibilità di usare ed integrare dinamicamente varie modalità espressive: le immagini per scegliere il luogo della propria storia, il corpo per mettere in scena il proprio personaggio, le parole per narrarsi ed infine mettere in relazione le singole storie in un racconto unico, fatto di foto e di dialoghi, riportati nelle didascalie e per concludere trovare un titolo da tutti condiviso “LUNA PARLA”.

Sono aperte le iscrizioni presso MEDLEARNING per partecipare al CORSO E.C.M : L’AFASIA COME ALTERAZIONE DEL GESTO VERBALE: VALUTAZIONE E RIABILITAZIONE. APPROCCIO ANTROPOLOGICO-FENOMENOLOGICO” che terrò il 20-21 MARZO A ROMA, VIA LAURENTINA 554,  AMERICAN PALACE.                                                                                                                                                            Il corso teorico-pratico ha come scopo in prima giornata di far conoscere ai partecipanti i concetti fondamentali dell’ottica antropologica-fenomenologica allo studio del linguaggio, la semiologia dell’afasia, secondo l’ipotesi del Prof. Lamberto Longhi, il protocollo di valutazione qualitativa il “Profilo dell’afasico” e di fornire qualche esempio pratico dell’approccio logopedico. In seconda giornata, nel LABORATORIO PRATICO,  di far esperire in prima persona il potenziale comunicativo-espressivo del corpo, dell’immagine e del linguaggio attraverso l’uso dei mediatori artistici, da sviluppare creativamente e riproporre nella terapia individuale e di gruppo delle persone afasiche.                                                                                     Crediti E.C.M 17,6 -Iscrizioni disponibili 30 – N° riferimento 114659                                                          Rivolto alle seguenti figure professionali: logopedista, psicologo, terapista della neuro-psicomotricità, medico chirurgo, educatore professionale, terapista occupazionale.

luna parla prima parte

Lamberto Longhi: l’afasia dal punto di vista fenomenologico

lezione blog 1

Tratto da L.Gomato da una lezione di L.Longhi del 9/12/1982

http://www.lambertolonghi.com

Nella nostra ipotesi mi sembrano abbastanza chiari questi tre momenti: del movimento, del gesto e della tematizzazione, ed io ho insistito abbastanza sul fatto che l’afasia è un nucleo e il disturbo afasico va considerato come un disturbo della comunicazione. Tutte quelle che sono state le teorie prettamente neurofisiologiche, anche al di là dei vecchi centri , le vie di associazione ecc., non potevano includere tutta la problematica dell’afasia in quanto comunicazione , tanto è vero che abbastanza recentemente hanno confluito nel discorso dell’afasia e del linguaggio anche altri atteggiamenti. Vediamo l’apporto della linguistica, della neurolinguistica, dell’informatica, della psicologia con i tests di neuropsicologia, e l’ultimo dovrebbe essere il nostro apporto, quello della fenomenologia, perché una cosa è parsa abbastanza ovvia, quando si son messi a fare della statistica sulle localizzazioni anatomiche dei disturbi afasici, in conclusione hanno visto che anche dividendo le funzioni del linguaggio in: ripetizione, comprensione, espressione ecc., ogni lesione coinvolgeva le varie funzioni, più o meno arbitrariamente distinte, cioè se si vuole smembrare latto del linguaggio come un fatto unico di significazione, in tanti aspetti come: comprensione, espressione, parola ripetuta, serie verbali ecc., quando si va ad analizzare appunto sul piano statistico, non con l’analisi di un singolo caso, si vede che un po’ tutte le lesioni classiche che danno l’afasia, coinvolgono tutte le funzioni. Nella parte posteriore saranno più o meno, prevalenti le funzioni di comprensione, nella parte anteriore quelle di espressione, nell’insieme però nessuna di queste funzioni, arbitrariamente divise, viene risparmiata qualunque sia la lesione; la lesione diventa un fatto unico.

Che cosa proviamo di fronte a un immagine o a un’ opera d’arte?

Arte, corpo e cervello: per un’estetica sperimentale

http://www.unipr.it/arpa/mirror/pubs/pdffiles/Gallese/2014/Gallese_Micromeg

Art. di Vittorio Gallese liberamente modif. da L. Gomato

atlanteIn un importante studio di Freedberg e Gallese sui processi cognitivi sottostanti all’esperienza estetica, gli autori ci riportano le sensazioni riferite dagli spettatori alla vista di alcuni classici della storia dell’arte, come lo Schiavo detto Atlante di Michelangelo e il Concetto Spaziale “Attesa ”di Fontana. Gli spettatori affermavano di provare un coinvolgimento fisico suscitato dalla vista dei dipinti o delle sculture, un processo empatico di coinvolgimento corporeo, di simulazione dei gesti espressivi dell’artista , come le pennellate, i segni dell’incisione, e più in generale i segni dei movimenti della sua mano. Un effetto analogo si avrebbe anche per l’osservazione dei gesti grafici vergati a mano, come le lettere dell’alfabeto romano, ideogrammi cinesi e scarabocchi. I risultati empirici delle ricerche di Gallese e coll. suggeriscono che il processo di simbolizzazione caratteristico della nostra specie, pur articolandosi in un progressivo movimento di astrazione ed esternalizzazione dal corpo, mantiene intatti i suoi legami corporei , non solo perché il corpo è lo strumento per la produzione di simboli, ma anche perché ne è altresì lo strumento principale di ricezione.

L’afasia come un disturbo generale dell’attività simbolica

Post ultimo agosto

Se mette capo a una funzione simbolica, l’analisi del senso della malattia identifica tutte le malattie, riconduce all’unità le afasie, le a agnosie, le aprassie (Cassirer).

 Alla base del linguaggio c’è una motivazione che ci spinge verso le cose, ci dirigiamo verso le cose che per noi hanno un senso. Questa motivazione, questa intenzione è “allentata” nella maggior parte delle afasie; ciò che l’afasico ha perduto e che il soggetto normale possiede, non è un patrimonio di parole, ma un certo modo di farne uso. La stessa parola che rimane a disposizione del malato sul piano del linguaggio automatico, diviene inaccessibile su quello del linguaggio creativo; egli riesce a pronunciare la parola quando c’è un interesse affettivo e vitale. ,Il disturbo afasico quindi, dal punto di vista fenomenologico, concerne il contesto dell’esperienza, il potere di configurare nel mondo una intenzione qualsiasi; il mondo non gli suggerisce più dei significati e reciprocamente i significati che egli si propone non si incarnano più nel mondo dato. Il gesto fonetico realizza, per il soggetto parlante e per coloro che l’ascoltano, una certa strutturazione dell’esperienza, una certa modulazione dell’esistenza, proprio come un comportamento del nostro corpo investe di un certo significato gli oggetti che lo circondano. In quest’ottica, ad esempio, il disturbo di denominazione dell’afasico assume un nuovo significato, non si tratterebbe di un disturbo semantico della parola ma, di una difficoltà più generale ad intenzionare, ad incarnare, a dare “forma”, a dare un senso visivo e verbale all’ immagine dell’oggetto.

 

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La lingua dei gesti ha una sua “prosodia”

Unknown

Le moderne ricerche sul linguaggio hanno identificato delle componenti di base estremamente semplici che spiegano la forma e il significato delle frasi; queste componenti applicate in modo ricorsivo sono in grado di generare strutture complesse; la scoperta che ha sorpreso molti ricercatori è che tale sistema acquisisce dati sia dalle lingue parlate che da quelle dei segni, e in alcuni casi sono proprio queste ultime a fornire l’evidenza delle proprietà fondamentali del motore grammaticale e logico del linguaggio in generale. Recentemente la linguista M. Nespor , della International School for Advanced Studies di Trieste, con i colleghi A. Langus e B. Guellai hanno condotto una ricerca, pubblicata sulla rivista Frontiers in Psychology, sul valore “prosodico” dei gesti, dalla quale si è visto che i gesti che facciamo parlando servono a rinforzare la prosodia delle frasi, chiarendone le ambiguità. Possiamo constatare inoltre come la comunicazione gestuale sia presente in tutte le lingue e ci aiuti ad esprimere le nostre azioni e le nostre emozioni.