La costruzione di un fotoromanzo: un’esperienza di laboratorio di terapia espressiva con persone afasiche

La tecnica del fotoromanzo, proposta nel laboratorio di terapia espressiva con persone afasiche che conduco dal 2011 presso l’Ospedale di Neuroriabilitazione San Giovanni Battista Acismom di Roma,  ci ha permesso di costruire una storia di gruppo partendo da spunti narrativi dei singoli partecipanti, quattro in tutto. Abbiamo scelto questa tecnica in via sperimentale perché offriva ai pazienti la possibilità di usare ed integrare dinamicamente varie modalità espressive: le immagini per scegliere il luogo della propria storia, il corpo per mettere in scena il proprio personaggio, le parole per narrarsi ed infine mettere in relazione le singole storie in un racconto unico, fatto di foto e di dialoghi, riportati nelle didascalie e per concludere trovare un titolo da tutti condiviso “LUNA PARLA”.

Sono aperte le iscrizioni presso MEDLEARNING per partecipare al CORSO E.C.M : L’AFASIA COME ALTERAZIONE DEL GESTO VERBALE: VALUTAZIONE E RIABILITAZIONE. APPROCCIO ANTROPOLOGICO-FENOMENOLOGICO” che terrò il 20-21 MARZO A ROMA, VIA LAURENTINA 554,  AMERICAN PALACE.                                                                                                                                                            Il corso teorico-pratico ha come scopo in prima giornata di far conoscere ai partecipanti i concetti fondamentali dell’ottica antropologica-fenomenologica allo studio del linguaggio, la semiologia dell’afasia, secondo l’ipotesi del Prof. Lamberto Longhi, il protocollo di valutazione qualitativa il “Profilo dell’afasico” e di fornire qualche esempio pratico dell’approccio logopedico. In seconda giornata, nel LABORATORIO PRATICO,  di far esperire in prima persona il potenziale comunicativo-espressivo del corpo, dell’immagine e del linguaggio attraverso l’uso dei mediatori artistici, da sviluppare creativamente e riproporre nella terapia individuale e di gruppo delle persone afasiche.                                                                                     Crediti E.C.M 17,6 -Iscrizioni disponibili 30 – N° riferimento 114659                                                          Rivolto alle seguenti figure professionali: logopedista, psicologo, terapista della neuro-psicomotricità, medico chirurgo, educatore professionale, terapista occupazionale.

luna parla prima parte

Lamberto Longhi: l’afasia dal punto di vista fenomenologico

lezione blog 1

Tratto da L.Gomato da una lezione di L.Longhi del 9/12/1982

http://www.lambertolonghi.com

Nella nostra ipotesi mi sembrano abbastanza chiari questi tre momenti: del movimento, del gesto e della tematizzazione, ed io ho insistito abbastanza sul fatto che l’afasia è un nucleo e il disturbo afasico va considerato come un disturbo della comunicazione. Tutte quelle che sono state le teorie prettamente neurofisiologiche, anche al di là dei vecchi centri , le vie di associazione ecc., non potevano includere tutta la problematica dell’afasia in quanto comunicazione , tanto è vero che abbastanza recentemente hanno confluito nel discorso dell’afasia e del linguaggio anche altri atteggiamenti. Vediamo l’apporto della linguistica, della neurolinguistica, dell’informatica, della psicologia con i tests di neuropsicologia, e l’ultimo dovrebbe essere il nostro apporto, quello della fenomenologia, perché una cosa è parsa abbastanza ovvia, quando si son messi a fare della statistica sulle localizzazioni anatomiche dei disturbi afasici, in conclusione hanno visto che anche dividendo le funzioni del linguaggio in: ripetizione, comprensione, espressione ecc., ogni lesione coinvolgeva le varie funzioni, più o meno arbitrariamente distinte, cioè se si vuole smembrare latto del linguaggio come un fatto unico di significazione, in tanti aspetti come: comprensione, espressione, parola ripetuta, serie verbali ecc., quando si va ad analizzare appunto sul piano statistico, non con l’analisi di un singolo caso, si vede che un po’ tutte le lesioni classiche che danno l’afasia, coinvolgono tutte le funzioni. Nella parte posteriore saranno più o meno, prevalenti le funzioni di comprensione, nella parte anteriore quelle di espressione, nell’insieme però nessuna di queste funzioni, arbitrariamente divise, viene risparmiata qualunque sia la lesione; la lesione diventa un fatto unico.

Che cosa proviamo di fronte a un immagine o a un’ opera d’arte?

Arte, corpo e cervello: per un’estetica sperimentale

http://www.unipr.it/arpa/mirror/pubs/pdffiles/Gallese/2014/Gallese_Micromeg

Art. di Vittorio Gallese liberamente modif. da L. Gomato

atlanteIn un importante studio di Freedberg e Gallese sui processi cognitivi sottostanti all’esperienza estetica, gli autori ci riportano le sensazioni riferite dagli spettatori alla vista di alcuni classici della storia dell’arte, come lo Schiavo detto Atlante di Michelangelo e il Concetto Spaziale “Attesa ”di Fontana. Gli spettatori affermavano di provare un coinvolgimento fisico suscitato dalla vista dei dipinti o delle sculture, un processo empatico di coinvolgimento corporeo, di simulazione dei gesti espressivi dell’artista , come le pennellate, i segni dell’incisione, e più in generale i segni dei movimenti della sua mano. Un effetto analogo si avrebbe anche per l’osservazione dei gesti grafici vergati a mano, come le lettere dell’alfabeto romano, ideogrammi cinesi e scarabocchi. I risultati empirici delle ricerche di Gallese e coll. suggeriscono che il processo di simbolizzazione caratteristico della nostra specie, pur articolandosi in un progressivo movimento di astrazione ed esternalizzazione dal corpo, mantiene intatti i suoi legami corporei , non solo perché il corpo è lo strumento per la produzione di simboli, ma anche perché ne è altresì lo strumento principale di ricezione.

L’afasia come un disturbo generale dell’attività simbolica

Post ultimo agosto

Se mette capo a una funzione simbolica, l’analisi del senso della malattia identifica tutte le malattie, riconduce all’unità le afasie, le a agnosie, le aprassie (Cassirer).

 Alla base del linguaggio c’è una motivazione che ci spinge verso le cose, ci dirigiamo verso le cose che per noi hanno un senso. Questa motivazione, questa intenzione è “allentata” nella maggior parte delle afasie; ciò che l’afasico ha perduto e che il soggetto normale possiede, non è un patrimonio di parole, ma un certo modo di farne uso. La stessa parola che rimane a disposizione del malato sul piano del linguaggio automatico, diviene inaccessibile su quello del linguaggio creativo; egli riesce a pronunciare la parola quando c’è un interesse affettivo e vitale. ,Il disturbo afasico quindi, dal punto di vista fenomenologico, concerne il contesto dell’esperienza, il potere di configurare nel mondo una intenzione qualsiasi; il mondo non gli suggerisce più dei significati e reciprocamente i significati che egli si propone non si incarnano più nel mondo dato. Il gesto fonetico realizza, per il soggetto parlante e per coloro che l’ascoltano, una certa strutturazione dell’esperienza, una certa modulazione dell’esistenza, proprio come un comportamento del nostro corpo investe di un certo significato gli oggetti che lo circondano. In quest’ottica, ad esempio, il disturbo di denominazione dell’afasico assume un nuovo significato, non si tratterebbe di un disturbo semantico della parola ma, di una difficoltà più generale ad intenzionare, ad incarnare, a dare “forma”, a dare un senso visivo e verbale all’ immagine dell’oggetto.

 

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Corso E.C.M. del 25 e 26 ottobre 2013

Il 26 ottobre si è concluso il corso E.C.M “L’afasia come alterazione del gesto verbale: valutazione e riabilitazione. Aproccio antropo-fenomenologico”.

Sono state due bellissime giornate passate insieme nel fare esperienza del linguaggio e della logopedia come processo creativo; ho creduto molto nel laboratorio esperenziale di terapia espressiva a mediazione artistica e nella formazione a piccoli gruppi di logopedisti desiderosi di aprirsi al nuovo, alla comunicazione nel suo significato più ampio.

Ringrazio tutti i colleghi per l’ entusiasmo con il quale hanno partecipato e le persone che hanno creduto nel progetto e mi hanno aiutato a realizzarlo.

Lidia Gomato

Approccio antropo - fenomenologico

L’afasia come alterazione del gesto verbale: valutazione e riabilitazione. Approccio antropo – fenomenologico”

Approccio antropo - fenomenologico

L’afasia come alterazione del gesto verbale: valutazione e riabilitazione. Approccio antropo – fenomenologico”

Approccio antropo - fenomenologico

L’afasia come alterazione del gesto verbale: valutazione e riabilitazione. Approccio antropo – fenomenologico”

L’afasia come alterazione del gesto verbale: valutazione e riabilitazione

Ecm logopedia

Corso ECM (id. 2095 – 73381 – crediti assegnati 18,5)

Lo scopo dell’E.C.M in oggetto è quello di far conoscere l’ipotesi dell’afasia di Lamberto Longhi e fornire qualche esempio sull’approccio alla logopedia fenomenologica dell’afasico, sia individuale che di gruppo.

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Aphasia an alteration of the verbal gesture: evaluation and rehabilitation anthropological and phenomenological approach

L’afasia come un’alterazione del gesto verbale: valutazione e riabilitazione con gli approcci antropologico e fenomenologico

Poster presentato al 29th World Congress of the Jalp in Turin 25-29 agosto 2013

Aphasia