Lamberto Longhi: l’afasia dal punto di vista fenomenologico

lezione blog 1

Tratto da L.Gomato da una lezione di L.Longhi del 9/12/1982

http://www.lambertolonghi.com

Nella nostra ipotesi mi sembrano abbastanza chiari questi tre momenti: del movimento, del gesto e della tematizzazione, ed io ho insistito abbastanza sul fatto che l’afasia è un nucleo e il disturbo afasico va considerato come un disturbo della comunicazione. Tutte quelle che sono state le teorie prettamente neurofisiologiche, anche al di là dei vecchi centri , le vie di associazione ecc., non potevano includere tutta la problematica dell’afasia in quanto comunicazione , tanto è vero che abbastanza recentemente hanno confluito nel discorso dell’afasia e del linguaggio anche altri atteggiamenti. Vediamo l’apporto della linguistica, della neurolinguistica, dell’informatica, della psicologia con i tests di neuropsicologia, e l’ultimo dovrebbe essere il nostro apporto, quello della fenomenologia, perché una cosa è parsa abbastanza ovvia, quando si son messi a fare della statistica sulle localizzazioni anatomiche dei disturbi afasici, in conclusione hanno visto che anche dividendo le funzioni del linguaggio in: ripetizione, comprensione, espressione ecc., ogni lesione coinvolgeva le varie funzioni, più o meno arbitrariamente distinte, cioè se si vuole smembrare latto del linguaggio come un fatto unico di significazione, in tanti aspetti come: comprensione, espressione, parola ripetuta, serie verbali ecc., quando si va ad analizzare appunto sul piano statistico, non con l’analisi di un singolo caso, si vede che un po’ tutte le lesioni classiche che danno l’afasia, coinvolgono tutte le funzioni. Nella parte posteriore saranno più o meno, prevalenti le funzioni di comprensione, nella parte anteriore quelle di espressione, nell’insieme però nessuna di queste funzioni, arbitrariamente divise, viene risparmiata qualunque sia la lesione; la lesione diventa un fatto unico.

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L’Uso del Corpo nel Mondo dell’Homo Confort

L’antropologo S. Boni che sta studiando da alcuni anni, tramite l’approccio fenomenologico, come si attivano i sensi in un contesto di comodità, si è posto degli interrogativi importanti che possono aiutare noi terapeuti ed educatori a comprendere meglio come alla base della povertà comunicativa e cognitiva nei bambini e negli adolescenti, sempre in aumento, ci sia una grande carenza di esperienza corporea. Tale problematica comunque riguarda tutti noi, perché viviamo e ci relazioniamo ad un Mondo Confort. Come usiamo oggi il corpo? Che esperienza vive? Com’è sollecitato nella quotidianità ipertecnologica? L’uso corporeo influenza imprescindibilmente la conoscenza del mondo circostante: in questo senso, ad esempio, chi naviga su internet non sta solamente alimentando il suo immaginario o potenziando il suo corpo attraverso l’uso della tecnologia, ma più semplicemente si relaziona ad una tastiera e a uno schermo, piuttosto che a dinamiche organiche, con tutte le conseguenze sulla strutturazione cognitiva che ciò comporta. La comoda tecnologizzazione della vita è un fenomeno totale e totalizzante che investe l’attivazione percettiva, i processi cognitivi ordinari, modelli di conoscenza incorporati.

Libro H.Confort