Il corso E.C.M. del 13 e 14 maggio è stato annullato!

Il corso E.C.M. del 13 e 14 maggio 2016 “L’afasia come alterazione del gesto verbale: valutazione e riabilitazione. Approccio antropologico-fenomenologico” è stato annullato! Per avere maggiori informazioni Scrivimi

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Il gesto e la parola: evidenze scientifiche

L’ipotesi di una continuità tra comunicazione manuale e comunicazione vocale è alla base dell’approccio riabilitativo del disturbo afasico proposto dal Prof. Lamberto Longhi, tale ipotesi è supportata da varie evidenze che il linguaggio verbale abbia come fondamento il gesto. Questa idea è racchiusa nella teoria motoria della percezione del linguaggio verbale di Liberman (1996) e più recentemente dalla fonologia articolatoria (Browman e Goldstein 1989, 1995), le quali propongono che il linguaggio verbale non coincida tanto con un sistema di produzioni di suono, ma con un sistema che produce gesti articolatori per mezzo dell’azione indipendente di sei organi articolatori, ossia le labbra, il velo, la laringe ed infine il dorso, il corpo e la radice della lingua. corso afasiaTale approccio è largamente basato sul fatto che i fonemi, cioè le unità di base del parlato, nelle registrazioni meccaniche del suono non sono discretamente divisibili. Intendere il parlato in senso gestuale permetterebbe la comprensione dei fenomeni legati alla sua percezione, infatti se i gesti articolatori alla base del linguaggio verbale si sovrappongono, proprio ciò renderebbe possibile la produzione e la percezione del linguaggio a ritmi sostenuti. L’essere umano è in grado di percepire dai dieci ai quindici fonemi al secondo (Gentilucci e Corballis, 2006), ma il fatto che le unità sonore più semplici, come i rumori non sono percepibili a tali ritmi (Warren et al. 1969) suggerisce che alla percezione del linguaggio verbale possano sottostare dei principi differenti rispetto a quelli della percezione dei suoni linguistici.

Video tratto da Youtube “Speciale Neuroscienze: Vittorio Gallese, sul linguaggio: la parola sensoriale, la parola relazionale”

Lamberto Longhi alla ricerca della complessità dell’organizzazione del “gesto” nell’esperienza clinica neurologica

foto Longhi

Tratto da L. Longhi “Riflessioni sulla semeiologia neurologica” in Neuroriabilitazione dell’Emiplegico: Aspetti teorici e pratici – Ermes Medica 1981

e liberamente modific. da Lidia Gomato

 Il movimento è automovimento, esso è un muoversi dell’organismo nel suo ambiente ed è un muoversi in una coerenza ordinata, in una struttura in cui può situarsi.

Ora se il movimento o la senso-motricità, è il cardine dell’ordinamento organismo-ambiente, un’alterazione del muoversi, nel suo momento esecutivo, e ancora di più nel suo momento dispositivo, cioè quello di farsi atto all’uso, non può non incidere sull’ordinamento in questione, nel senso che già dopo la lesione , e successivamente , si avranno degli ordinamenti organismo-ambiente che vanno presi in considerazione per una migliore comprensione dei deficit percettivo-motori e dei modi del loro evolversi.

L’ottica antropologica-fenomenologica ci permette una migliore comprensione del fatto clinico e con ciò una migliore interpretazione del “segno” clinico. Il segno clinico è un modo, fra i possibili modi di essere di un sistema; quindi va compreso nell’ambito dell’esperienza neurologica, in un’”osservazione” di ciò che si mostra nel suo apparire sul suo sfondo antropologico.

L’esperienza neurologica può essere compresa come manifestazione dello stato-post-lesionale del sistema organismo-ambiente. Stato che può essere “compreso” attraverso una riduzione del dato semeiologico in parametri spazio-temporali prospettici e in quello di organizzazione di una certa “ coerenza ordinata” (motricità correlata al mondo esterno e al corpo stesso, propria dell’organismo vivente), cercando di cogliere la vulnerabilità di tale “coerenza ordinata” alle variazione della situazione “organismo ambiente”.

In tal modo il “segno” non è direttamente legato ad una lesione del S.N.C, esso va visto come correlazione con altri segni nell’’ambito delle modificazioni del rapporto organismo-ambiente.

Ciò che dovremmo chiederci è se “le componenti patologiche” non rappresentino anch’esse delle sequenze comportamentali che mirano a stabilire pur sempre una “coerenza” organismo-ambiente, per cui la loro interpretazione non può restare entro una supposta economia energetica del S.N.C..

Le ricerche fatte assieme ai miei coll.: test dell’indicazione prospettica negli emiplegici, test dei bastoncini negli afasici e negli emiplegici sinistri, rappresentano un approccio antropologico-fenomenologico alla neurofisiopatologia e correlativamente , alla semeiologia neurologica (pag. 76).

 

Il metodo fenomenologico applicato all’esperienza clinica neurologica e neuropsicologica

foto Longhi

tratto da una lezione del neurofenomenologo Lamberto Longhi, anno 1981

Lidia Gomato

Riflessioni sull’esperienza clinica che hanno precorso i risultati delle ricerche di neuroimaging funzionale

Il cervello lavora globalmente, qualsiasi cosa facciamo non è localizzata in un centro, ma richiede l’attività di tutto il cervello, è vero però che nel cervello ci sono dei punti nodali la cui lesione non toglie la funzione ma altera questa totalità che è in grado di espletare la “funzione”. Vediamo ad esempio, cosa succede al malato emiplegico: appena l’emiplegico ha avuto l’ictus è flaccido, inerte, senza un riflesso, e’ in stato di shock, di diaschisi; questo significa che di fronte ad un insulto così grave ed improvviso, tutto il cervello si mette in riposo, tutta l’attività cerebrale si sconnette e non funziona più nulla. Noi troviamo un organismo con un’attività nervosa estremamente ridotta, poi adagio adagio, si ri-costruiscono dei livelli di attività cerebrale che ri-compaiono come “funzioni”.

Per quanto riguarda il linguaggio, una funzione così complessa, non c’è bisogno di mettere il cervello in stato di diaschisi, basta che in questo sistema complesso, un nodo di particolare rilievo venga messo in difficoltà, che tutta la funzione va via. Allora non ci sono dei centri depositi di funzioni ma dei centri nodali di particolare rilievo, la cui lesione sconnette più facilmente che la lesione di un altro centro, il complesso “sistema del linguaggio”.

Per il linguaggio, noi dobbiamo impostare il problema del focolaio della lesione, del “centro”, non solo come problema corticale, ma anche sottocorticale; in una versione euristica il cervello lavora come un totum strutturato. Il concetto di “deficit” come il venir meno di un qualcosa, come una situazione deficitaria in senso meccanico, in senso matematico, di una certa somma alla quale è venuto meno qualcosa è da rivedere.

Nell’ottica antropologica-fenomenologica il vecchio concetto per cui nell’emiplegia la sofferenza piramidale non fa che liberare una struttura che fino ad allora era stata controllata e sottomessa, viene completamente ribaltato. In realtà l’attività piramidale continua a muoversi con un’attività di partenza, deve ristrutturare una motricità volontaria diversa, che è ancora una totalità.

 

Corporeità e linguaggio: il problema del vissuto corporeo nell’esperienza afasica

magritte 2

La descrizione accidentale e asistematica delle qualità della funzione comunicativa negli afasici non è lo scopo di un’analisi antropologica-fenomenologica, che si prefigge di reperire le articolazioni, le modalità, le possibilità nel malato di “generare senso”, di “simbolizzare”, attività dalla quale la corporeità non può essere esclusa. Un fatto emerge nell’osservazione del disturbo afasico ed è che comunque la malattia provoca una crisi di intenzionalità. Per motivi di reazione al morboso mutano gli oggetti dell’attività intenzionale, oppure si spezza l’unità sensibilità, motilità ed intelligenza che M. Merleau-Ponty ha definito come “arco intenzionale”. La deformazione dell’intenzionalità coincide con la perdita o con l’alterazione delle facoltà di “porsi in situazione”; l’ambiente si restringe ed il malato attua la sua progettazione mondana attraverso la valorizzazione del residuo materiale disponibile. Ad un livello più elementare, la progettazione patologica è resa possibile dal fatto che i processi percettivi e attivi anche elementari, a cominciare dai riflessi, non costituiscono la cieca risposta a stimolazioni esterne, ma obbediscono ad una pre-programmazione di “situazionamento” e si inseriscono in quella “veduta preoggettiva” che è lo stesso “essere al mondo”. La trasformazione patologica dell’”essere al mondo” si specifica come deformazione delle strutture vissute del corporeo, dello spazio, del mondo-ambiente, della temporalità e del linguaggio; tali strutture costituiscono l’oggetto di studio dell’analisi antropologica-fenomenologica applicata ai disturbi neuropsicologici. L’approccio antropologico-fenomenologico alla riabilitazione dell’afasico si pone in un ottica moderna di concezione del linguaggio, che non può essere limitata al solo aspetto linguistico e che deve comprendere una “teoria della significazione”.

Corporeality, usability and livable space: new parameters for the anthropological-phenomenological assessment of aphasia and a new rehabilitative approach

Corpreality

 

Al Cplol Congress 2015 di Firenze, nella session poster del 9 maggio, ho presentato un lavoro di ricerca che aveva lo scopo di saggiare la capacità previsionale  del protocollo qualitativo il “Profilo dell’afasico” e il “test dei bastoncini”, messi a punto dal Prof. Lamberto Longhi e coll. dopo una serie di lavori di ricerca ad indirizzo antropologico-fenomenologico svolti in ambito neuropsicologico.

ABSTRACT

Lidia Gomato

S.G.Battista S.M.O.M Hospital, Roma, Italy

Objective: The phenomenological is the theory of knowledge through perception. The phenomenological method has the assignment of showing the correlations and the co-production between the subjective and objective dimension of an individual. Neurophenomenology aims to study the human experience systematically [2].

The neurophenomenologist Professor Longhi (1909-1997) has suggested a systematic classification of experience aphasic. Studies of aphasia Longhi try to prove that a alteration the finalized gesture, oriented in time and space, is at the base of aphasic disorder and that in aphasic patients the use of verbal gesture is more compromised in those patients who have difficulties in structuring praxic gesture and iconic gesture [3].

Methods: The study of Longhi and al. [4], performed with the neurophenomenological approach, have been conducted on 40 aphasic patients at the neurorehabilitation center of S.G. Battista S.M.O.M hospital in Rome. The aim of this study was to analyze, by using the functional evaluation protocol “Aphasic profile”, the aphasic disorder according to three new parameters: the corporeality, the usability and the livable space for to identify:

  1. the substructure most compromised
  2. the substructure less compromised
  3. the substructure which should be taken into greater consideration
  4. the substructure which may represent a possible way of facilitating functional recovery

Results: The results of this study, obtained from probabilistic analysis, showed two different behaviors of the aphasic patients: a first group of 27 patients, who did not have prominent difficulties in the tests of praxic gesture and of iconic gesture, expressed, even if at a reduced level, a causal management of the verbal gesture during a theme realization. In these patients the lesion was not so severe to completely damage the remaining brain tissue, thus the semantic level of the verbal gesture was still possible. On the other hand, a second group of 13 patients, showing marked difficulties in the tests of praxic gesture and of iconic gesture, expressed an random management of the verbal gesture, which never reached the level of a theme communication, but instead stopped at a pre-semantic level.

Conclusions: The protocol “Aphasic profile” has proven to be a useful tool for [1].:

1 – to predict the possibility to recovery;

2 – to define the therapeutic target

3 – to choose the most appropriate rehabilitation strategy to achieve the objective

 References

  1. Gomato L., Afasia come alterazione del gesto verbale: valutazione e riabilitazione. Approccio antropologico-fenomenologico. Rivista di Neuroscienze, Psicologia e Scienze Cognitive, (speciale afasia) novembre 2013
  2. Cappuccio M., Neurofenomenologia,– Bruno Mondadori 2009
  3. Longhi L., Afasia. In: Trattato di Neurologia Riabilitativa Marrapese 1985
  4. Longhi L., Gomato et al., La parola come gesto; la sua spazialità. In: Neuroriabilitazione dell’Emiplegico. Ermes Medica 1981