Corso E.C.M 18 – 19 marzo 2017 Approccio neurofenomenologico alla riabilitazione del disturbo afasico secondo l’ipotesi del Prof. L. Longhi ed il moderno orientamento della scienza cognitiva “incarnata” (o Embodied Cognition)

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IN OMAGGIO A TOMAS TRANSTROMER E AI TANTI ALTRI POETI AFASICI “ANONIMI ”

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Stanco di tutto ciò che viene dalle parole, parole non linguaggio,
Mi recai sull’isola innevata.
Non ha parole la natura selvaggia.
Le sue pagine non scritte si estendono in ogni direzione.
Mi imbatto nelle orme di un cerbiatto.
Linguaggio non parole.

Tomas Transtromer, premio Nobel per la letteratura nel 2011, colpito da ictus nel 1990 ed afasico, ha continuato a scrivere poesie e a suonare il piano con la mano sinistra.

Lidia Gomato

Anni fa ho conosciuto e lavorato con un ragazzo afasico di 32 anni, insegnante e musicista, anche lui come Tomas Transtromer, è riuscito nel tempo a suonare di nuovo il piano usando anche la mano destra.  Era stato ricoverato in ospedale in seguito a un’emorragia cerebrale da MAV, come disturbo del linguaggio mostrava un’alterazione nella strutturazione della frase, quindi un impedimento importante nel comunicare messaggi. All’inizio R. mi salutava spontaneamente con un “ciao pallina”, un soprannome affettuoso che aveva dato alla sua ragazza prima di stare male, in seguito, con il recupero della possibilità di mettere insieme due o tre frasi, è passato dal caloroso “ciao pallina” ad un saluto più contenuto ed adeguato, ma certamente meno simpatico, in cui ha iniziato a chiamarmi “dottoressa”. Un giorno mentre cercava di raccontarmi il bel rapporto che aveva avuto con suo nonno, una persona importante nel suo vissuto personale, disse commosso: ” la sera io e lui fumavamo una sigaretta insieme,  lui per me era una sigaretta accesa nel buio”.

Avevo sempre saputo che l’afasico vero non riesce a fare” metafore”, quindi ho colto in quella frase un importante segno qualitativo di recupero del linguaggio, nonostante la “sintassi” nella comunicazione ordinaria presentasse delle evidenti lacune.

E’ interessante notare, a proposito della creatività del linguaggio, che Roman Jakobson, il famoso linguista russo, ha distinto il linguaggio ordinario, cioè quello della realtà, dal linguaggio poetico che consiste nella liberazione di una capacità insita nel linguaggio stesso, cioè la capacità di creare connessioni e conseguentemente “mondi”.

La poeticità di un’espressione verbale indica secondo Jakobson, che in gioco non è la semplice comunicazione, ma qualcosa di più: la rilevanza del messaggio in sé chiamerebbe in causa il carattere dinamico del linguaggio ……  la dinamicità di un organismo, di cui è possibile sentire biologicamente e fisicamente gli impulsi e i contrasti interni”. Se nel linguaggio ordinario,  la grammatica ha una funzione rigorosamente strutturale latente, essendo il fondamento che regge il tutto, in poesia  invece, essa acquista un valore imprevisto. Sempre Jakobson ci ricorda che il linguaggio non è solo comunicazione funzionale, esso è sia l’aspetto conservatore, sia l’aspetto innovatore della realtà.

Nel laboratorio di terapia espressiva a mediazione artistica per persone afasiche, dove lo spazio non è codificato ma aperto, è più facile rilevare questo aspetto creativo del linguaggio, del linguaggio vivo, con cui alcuni pazienti, cercano di esprimere ciò che l’alterazione delle regole sistemiche del linguaggio formale impedisce loro.

Ora ci sarebbe da chiedersi se, nella logopedia dell’afasia, gli strumenti di valutazione e gli approcci riabilitativi in uso, sono sufficientemente idonei a cogliere un tale aspetto qualitativo del linguaggio, se al paziente afasico in logoterapia viene lasciata, dal punto di vista metodologico, questa libertà di poter dire ciò che il terapista non può prevedere.

R.Jakobson (1968) “Poesia della grammatica e grammatica della poesia” trad. di Picchio Riccardo, in Poetica e poesia. Questioni di teoria e analisi testuali. Ed. Einaudi 1985

 

 

La spazialità prospettica del gesto verbale nell’afasico

foto Longhi

Nelle ricerche sull’afasia, la tentazione di smontare l’unità funzionale del “comunicare”, dove il “declinarsi” reciproco degli interlocutori raggiunge la sua massima evidenza, sembra irresistibile.

L’afasico però non adopera “pezzi” smontati del suo normale comunicare, bensì una nuova “totalità” funzionale, anche se ridotta.

Il pronunciare una parola su ripetizione , su lettura, su immagine, pronunciarla in una serie numerale non è comunicare.

Senza dubbio il comunicare come ogni gesto finalistico , implica una progettualità con una propria spazio-temporalità e con un proprio orientamento spazio-temporale.

Implica cioè un ordinarsi coerente del soggetto al complemento, attraverso il predicato. Implicazione che possiamo cogliere anche nella coniugazione di un tempo verbale o nel numerare alla rovescia.

Ciò sembra poter spiegare sufficientemente il netto scarto di rendimento che si osserva molto spesso fra la parola ripetuta o letta o su immagine , o nella serie numerale normale e quella nella serie numerale rovesciata e nella coniugazione.

Soprattutto nel confronto fra serie numerale normale e serie numerale rovesciata si potrebbe dire che mentre il patrimonio verbale è uguale , è proprio il momento della agibilità prospettica del tutto che distingue nettamente l’agibilità del gesto verbale in quanto agibilità fondata sull’uso contestuale e non sulla sola struttura propria del gesto.

Di fronte all’afasico spesso il nostro atteggiamento spontaneo è quello di farlo parlare col ricorso a stimolazioni che facilitino il gesto fonetico-articolatorio: parola ripetuta, parola letta, parola su immagine; ma questo non è ancora parlare, perché si tratta di una parola senza “contesto”.

Il parlare non può essere che comunicazione ed informazione; e queste dimensioni non possono in alcun modo essere trascurate in afasiologia. Il malato in effetti ci chiede questo linguaggio  e non il recupero della parola ripetuta o letta ecc.

Mi sembra ovvio che nel linguaggio spontaneo: nella frase, nel periodo, il problema della spazialità agibile, come spazialità logico-discorsiva è più che mai presente e, per tale motivo può essere di particolare interesse una sua possibile semiologia. Il test dei  “bastoncini” ha, almeno nelle nostre intenzioni, un tale scopo.

Tratto da “La parola come gesto: la sua spazialità” L.Longhi, L.Gomato et al. – Neuriabilitazione dell’Emiplegico. Aspetti teorici e pratici- Ed. Ermes Medica 1981

 

Ultimi giorni iscrizione Corso E.C.M: “L’Afasia come alterazione del gesto verbale: valutazione e riabilitazione. Approccio antropo-fenomenologico.

Cari colleghi vi ricordo che stanno per concludersi le iscrizioni al CORSO E.C.M : “L’AFASIA COME ALTERAZIONE DEL GESTO VERBALE: VALUTAZIONE E RIABILITAZIONE. APPROCCIO ANTROPO-FENOMENOLOGICO” che farò il 20-21 MARZO A ROMA IN VIA LAURENTINA 554, AMERICAN PALACE.
Per informazioni, scheda di iscrizione e modalità di pagamento potete consultare il seguente indirizzo web: Logopedista MedLearning.net – Eventi E.C.M.

Razionale:

Il linguaggio nell’ottica antropologica-fenomenologica è, come scrive M. Merleau Ponty “uno degli usi possibili del nostro corpo”, linguaggio e pensiero non sono indifferenti ai vissuti soggettivi e relazionali dell’esistenza umana, essi sono incorporati.
Il gesto comunicativo ha le sue origini e si è sviluppato nel tempo in vari livelli di strutturazione  dinamica, l’antropologia-fenomenologica è interessata a studiare queste strutture dinamiche interagenti nella comunicazione e nega una concezione del linguaggio basata sui contenuti mentali e le rappresentazioni.
Il neurofenomenologo Lamberto Longhi, anticipando di molto tutto il dibattito in corso nell’ambito delle neuroscienze sul metodo scientifico epistemologico, ha ipotizzato una nuova semeiologia del  disturbo afasico ed un nuovo approccio riabilitativo. Secondo L. Longhi il disturbo afasico è una sindrome più globale che interessa fondamentalmente l’attività simbolica a vari livelli di strutturazione del gesto, non solo verbale; egli propone un’indagine a tutto campo sui momenti ancora possibili di strutturazione del gesto mimico, prassico, iconografico e verbale, per poter fare un bilancio complessivo delle possibilità residue di recupero del malato e programmare una logopedia fatta su misura di ogni soggetto afasico,  capace di favorire il comportamento comunicativo a vari livelli.

Obiettivo formativo

Il corso teorico-pratico ha come scopo in prima giornata di far conoscere ai partecipanti i concetti  fondamentali dell’ottica antropologica-fenomenologica allo studio del linguaggio, la semeiologia  longhiana dell’afasia, il protocollo di valutazione qualitativa il “Profilo dell’Afasico” e di fornire qualche esempio pratico dell’approccio logopedico. In seconda giornata di far esperire in prima persona il potenziale comunicativo-espressivo del corpo, dell’immagine e del linguaggio attraverso l’uso dei mediatori artistici, da sviluppare creativamente e riproporre nella terapia individuale e di gruppo delle persone afasiche.

Programma del 20 marzo 2015

09.00 Introduzione all’ottica antropologica-fenomenologica sul linguaggio
11.00 Coffee break
11.15 Ipotesi sull’afasia del neurofenomenologo Lamberto Longhi
13.00 Pausa
14.00 L’afasia come alterazione del gesto verbale: valutazione

• presentazione in video di alcuni casi clinici
• prova pratica di compilazione del protocollo di valutazione il “Profilo
dell’afasico”

16.00 Pausa
16.15 L’afasia come alterazione del gesto verbale: riabilitazione
• presentazione in video di alcuni casi clinici
17.30 Verifica dell’apprendimento
18,00 Termine dei lavori della 1^ giornata

Programma del 21 Marzo
Laboratorio esperienziale

Si consiglia
Abbigliamento comodo
Materiale di cartoleria (forbici, colla, cartoncini o scatole di cartone)
e materiale illustrtivo (riviste)

09.00 I parte
Laboratorio “Parlare con il corpo e attraverso l’immagine”. L.Gomato V. Catino
11.00 Coffee break
11.15 II parte
Laboratorio “Parlare con il corpo e attraverso l’immagine” L. Gomato V. Catino

13.00 Pausa lavori

14.00 Presentazione di alcune testimonianze del lavoro di logopedia espressiva a  mediazione artistica, svolto con un gruppo di soggetti afasici L. Gomato
17.00 Condivisione
17,30 Conclusioni
18,00 Termine dei lavori

Il gesto momento cardine del problema dell’afasia. Il “farsi” della parola prima del linguaggio “convenzionale”

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Che al linguaggio “convenzionale” ci siamo arrivati per tappe evolutive ce lo conferma ancora Michael Tomasello, psicologo americano del Max-Planck-Institut per l’Antropologia di Lipsia nel suo libro “Unicamente umano: storia naturale del pensiero”. Circa 400 mila anni fa un nostro predecessore, l’Homo heidelbergensis, sviluppò la ricerca collaborativa del cibo; una forma di collaborazione che sembra aver segnato la linea di demarcazione tra l’uomo e i grandi primati. Chi cacciava aveva scopi congiunti con gli altri, e si coordinava con loro attraverso gesti come l’indicare o il mimare. Tali cooperazioni però erano temporanee, il passo successivo fu intorno a 100 mila anni fa, quando l’Homo sapiens fu costretto a collaborare con dei simili a lui sconosciuti; potè farlo creando un terreno culturale comune, stabile e non temporaneo, fatto di convenzioni e di norme. Secondo l’ipotesi di Tomasello si è andata stabilendo così un’intenzionalità collettiva, che ha fatto sviluppare il linguaggio e la capacità di ragionamento simbolico e astratto.

20-21 Marzo 2015 Corso E.C.M: L’afasia come alterazione del gesto verbale: valutazione e riabilitazione. Approccio antropo-fenomenologico

L’approccio olistico antropo-fenomenologico alla riabilitazione delle persone afasiche apre le porte a una nuova psico-neurologia, che vede il linguaggio come gesto, come espressione.
Il neurofenomenologo Lamberto Longhi ha studiato a fondo l’esperienza afasica ed ha cercato di cogliere e classificare i segni qualitativi del disturbo afasico affinché il terapeuta possa facilmente orientarsi sulle possibilità di recupero del malato, sugli obiettivi e sulle strategie terapeutiche da usare. Su http://www.neroscienze.net (Speciale Afasia) si può scaricare on-line il mio articolo nel quale ho descritto tale approccio terapeutico.
L’antropo-fenomenologia ha un legame con la psicologia della Gestalt ed interessata a tutte le forme espressive-comunicative; il laboratorio per afasici, tramite varie tecniche espressive, ha come scopo di creare dei contesti sempre nuovi nei quali queste persone possano esprimersi in diversi modi.
Le iscrizioni al Corso , che si terrà a Roma in via Laurentina 554, American Palace, sono aperte presso Med-Learning:
posti disponibili 30
Crediti E.C.M 17,6 – N° riferimento 114659
Rivolto alle seguenti figure professionali: logopedista, psicologo, terapista della neuro-psicomotricità, medico chirurgo, educatore professionale, terapista occupazionale.

La costruzione di un fotoromanzo: un’esperienza di laboratorio di terapia espressiva con persone afasiche

La tecnica del fotoromanzo, proposta nel laboratorio di terapia espressiva con persone afasiche che conduco dal 2011 presso l’Ospedale di Neuroriabilitazione San Giovanni Battista Acismom di Roma,  ci ha permesso di costruire una storia di gruppo partendo da spunti narrativi dei singoli partecipanti, quattro in tutto. Abbiamo scelto questa tecnica in via sperimentale perché offriva ai pazienti la possibilità di usare ed integrare dinamicamente varie modalità espressive: le immagini per scegliere il luogo della propria storia, il corpo per mettere in scena il proprio personaggio, le parole per narrarsi ed infine mettere in relazione le singole storie in un racconto unico, fatto di foto e di dialoghi, riportati nelle didascalie e per concludere trovare un titolo da tutti condiviso “LUNA PARLA”.

Sono aperte le iscrizioni presso MEDLEARNING per partecipare al CORSO E.C.M : L’AFASIA COME ALTERAZIONE DEL GESTO VERBALE: VALUTAZIONE E RIABILITAZIONE. APPROCCIO ANTROPOLOGICO-FENOMENOLOGICO” che terrò il 20-21 MARZO A ROMA, VIA LAURENTINA 554,  AMERICAN PALACE.                                                                                                                                                            Il corso teorico-pratico ha come scopo in prima giornata di far conoscere ai partecipanti i concetti fondamentali dell’ottica antropologica-fenomenologica allo studio del linguaggio, la semiologia dell’afasia, secondo l’ipotesi del Prof. Lamberto Longhi, il protocollo di valutazione qualitativa il “Profilo dell’afasico” e di fornire qualche esempio pratico dell’approccio logopedico. In seconda giornata, nel LABORATORIO PRATICO,  di far esperire in prima persona il potenziale comunicativo-espressivo del corpo, dell’immagine e del linguaggio attraverso l’uso dei mediatori artistici, da sviluppare creativamente e riproporre nella terapia individuale e di gruppo delle persone afasiche.                                                                                     Crediti E.C.M 17,6 -Iscrizioni disponibili 30 – N° riferimento 114659                                                          Rivolto alle seguenti figure professionali: logopedista, psicologo, terapista della neuro-psicomotricità, medico chirurgo, educatore professionale, terapista occupazionale.

luna parla prima parte

Lamberto Longhi: l’afasia dal punto di vista fenomenologico

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Tratto da L.Gomato da una lezione di L.Longhi del 9/12/1982

http://www.lambertolonghi.com

Nella nostra ipotesi mi sembrano abbastanza chiari questi tre momenti: del movimento, del gesto e della tematizzazione, ed io ho insistito abbastanza sul fatto che l’afasia è un nucleo e il disturbo afasico va considerato come un disturbo della comunicazione. Tutte quelle che sono state le teorie prettamente neurofisiologiche, anche al di là dei vecchi centri , le vie di associazione ecc., non potevano includere tutta la problematica dell’afasia in quanto comunicazione , tanto è vero che abbastanza recentemente hanno confluito nel discorso dell’afasia e del linguaggio anche altri atteggiamenti. Vediamo l’apporto della linguistica, della neurolinguistica, dell’informatica, della psicologia con i tests di neuropsicologia, e l’ultimo dovrebbe essere il nostro apporto, quello della fenomenologia, perché una cosa è parsa abbastanza ovvia, quando si son messi a fare della statistica sulle localizzazioni anatomiche dei disturbi afasici, in conclusione hanno visto che anche dividendo le funzioni del linguaggio in: ripetizione, comprensione, espressione ecc., ogni lesione coinvolgeva le varie funzioni, più o meno arbitrariamente distinte, cioè se si vuole smembrare latto del linguaggio come un fatto unico di significazione, in tanti aspetti come: comprensione, espressione, parola ripetuta, serie verbali ecc., quando si va ad analizzare appunto sul piano statistico, non con l’analisi di un singolo caso, si vede che un po’ tutte le lesioni classiche che danno l’afasia, coinvolgono tutte le funzioni. Nella parte posteriore saranno più o meno, prevalenti le funzioni di comprensione, nella parte anteriore quelle di espressione, nell’insieme però nessuna di queste funzioni, arbitrariamente divise, viene risparmiata qualunque sia la lesione; la lesione diventa un fatto unico.

Che cosa proviamo di fronte a un immagine o a un’ opera d’arte?

Arte, corpo e cervello: per un’estetica sperimentale

http://www.unipr.it/arpa/mirror/pubs/pdffiles/Gallese/2014/Gallese_Micromeg

Art. di Vittorio Gallese liberamente modif. da L. Gomato

atlanteIn un importante studio di Freedberg e Gallese sui processi cognitivi sottostanti all’esperienza estetica, gli autori ci riportano le sensazioni riferite dagli spettatori alla vista di alcuni classici della storia dell’arte, come lo Schiavo detto Atlante di Michelangelo e il Concetto Spaziale “Attesa ”di Fontana. Gli spettatori affermavano di provare un coinvolgimento fisico suscitato dalla vista dei dipinti o delle sculture, un processo empatico di coinvolgimento corporeo, di simulazione dei gesti espressivi dell’artista , come le pennellate, i segni dell’incisione, e più in generale i segni dei movimenti della sua mano. Un effetto analogo si avrebbe anche per l’osservazione dei gesti grafici vergati a mano, come le lettere dell’alfabeto romano, ideogrammi cinesi e scarabocchi. I risultati empirici delle ricerche di Gallese e coll. suggeriscono che il processo di simbolizzazione caratteristico della nostra specie, pur articolandosi in un progressivo movimento di astrazione ed esternalizzazione dal corpo, mantiene intatti i suoi legami corporei , non solo perché il corpo è lo strumento per la produzione di simboli, ma anche perché ne è altresì lo strumento principale di ricezione.