Un approccio fenomenologico alla valutazione neuropsicologica del disturbo afasico – Metodo del Prof. Lamberto Longhi

La fenomenologia è un metodo per comprendere la significatività dell’esperienza vissuta del malato non vuole spiegare, la descrive a partire dalla fedeltà al fenomeno e l’intersoggettività. <<La fenomenologia husserliana cerca nell’esperienza umana come fenomeno le caratteristiche invarianti, sottolineando in questo modo il valore intersoggettivo delle percezioni. E’ questo il realismo fenomenologico: un realismo intersoggettivo, basato sulla fedeltà al fenomeno, frutto della condivisione dei punti di vista. La realtà secondo Husserl, quindi, non è mai solamente nella mente dell’individuo ma è dentro a un processo condiviso, non solitario, di significazione>> (Ghirotto L.,2016).

Sviluppare un’analisi fenomenologica-antropologica significa dispiegare un’analisi intenzionale, che mette in luce << le differenze di struttura tra il tipo di rapporto intenzionale che col mondo intrattiene l’organismo e quello che con esso intrattengono, invece, gli esseri umani. Per questo, nell’avviare la discussione della differenza antropologica, la fenomenologica analizza, in primo luogo, le strutture intenzionali, o meglio: la correlazione intenzionale e il tipo di mondo che si manifesta in essa. Infatti, a caratterizzare l’organismo è la “povertà di mondo”, dunque un certo tipo di rapporto intenzionale con il mondo che manca interamente nel caso della macchina>> (Costa V., 2010 ). L’antropologia-fenomenologica (o fenomenologia obbiettiva) intende accedere direttamente ai fenomeni neuropsicologici considerandoli nella loro immediatezza semanticaricercando in essi una articolazione di senso.

Nell’ottica di una neuropsicologia fenomenologica << la difficoltà di definire la malattia studiata, disturbo afasico incluso (corsivo mio) e la funzione normale corrispondente, è una difficoltà che non può essere superata senza una riflessione metodologica e senza una teoria della conoscenza biologica…..perché  il sintomo è una risposta dell’organismo a un problema posto dall’ambiente, e che dunque la tavola dei sintomi varia con i problemi che vengono posti all’organismo….. Il problema dell’afasia, pertanto, non può più essere risolto dall’ analisi reale e di spiegazione causale che ha condotto a definire l’afasia o più generalmente le agnosie in base a determinate turbe circoscritte, in base all’assenza di certi contenuti del comportamento>> (M. Merleau Ponty 1943; trad. 1963, p. 113-114), come ad esempio l’alessia, l’agrafia, l’aprassia ecc.  << Del pari l’atto esistenziale di comunicazione non può essere limitato soltanto alle dimensioni di un rapporto semantico più o meno convenzionale, vale a dire nelle strutture di un rapporto sociale codificato, inteso come causa e origine del linguaggio>> (Longhi L. 1985, p. 503). Si è visto, infatti, come le analisi linguistiche, anche se molto attente ed accurate delle manifestazioni sonore, fonetiche, fonematiche, morfemiche e frasali, si sono mostrate insufficienti nel render conto della complessità del linguaggio.

 Secondo L. Longhi a monte del dato linguistico e delle regole lessicali, sintattiche e semantiche,  il linguaggio va visto  nel suo “farsi” come comportamento, e quindi come gesto. Da un tale punto di vista la parola della lingua convenzionale << ha le sue radici nel gesto verbale e non nel significato lessicale, sia pure depositato nella memoria a lungo termine, il cui ruolo potrebbe essere quello di un modello convenzionale a cui adeguarsi>> Il problema di linguaggio trova nel disturbo afasico, la possibilità di un’analisi del gesto verbale nei momenti del suo dispiegarsi  come “potere aperto di significare ” (M. Merleau Ponty),  propria della corporeità umana e per la quale l’ uomo è homo simbolicus (Cassirer E.)>> (Longhi L., 1985, p. 514) Oltre alla “presenza” dell’Altro, come scopo del messaggio, è necessario prendere in considerazione anche gli aspetti dell’<uso o utensilità> come dimensioni funzionali della corporeità, della funzionalità articolatorio-fonemica e del suo strutturarsi nei livelli del fonema, del monema, della parola, della frase e del messaggio, come gestualità capace di significare. (L.Longhi, 1985, p.551).

In alternativa all’indagine neuropsicologica tradizionale dell’afasia, che mira a fare un inventario di ciò che manca e di ciò che è rimasto al malato e del come è rimasto, L. Longhi propone un’indagine semeiologica orientata ad una strutturalità complessiva del linguaggio, come unità funzionale, e delle sue possibili regole strutturali.  Lo scopo di tale indagine è quello di comprendere << i modi strutturali ancora possibili del comportamento simbolico, vale a dire: intenzione, attenzione e i vari livelli della gestualità articolatorio-fonemica …..che attraverso  il messaggio espresso e ascoltato, mira a realizzare una comunicazione>> (L. Longhi 1985,p.575),  seppur ridotta (corsivo mio). 

Lidia Gomato

Riferimenti bibliografici:

 Ghirotto L., Il metodo di ricerca e la pedagogia fenomenologica. Riflessioni a partire da Piero Bertolini – Encyclopaideia XX (45), 82-95, 2016, ISSN 1590-492X 

Costa V. La questione dell’antropologia nell’analisi fenomenologica –Etica & Politica / Ethics & Politics, XII, 2010, 2, pp. 137-163

Longhi L.– Afasia, Trattato di Neurologia Riabilitativa M.M. Formica – Editore Marrapese 1985 (p. 503-551-575)

Merleau-Ponty M., La structure du comportament, 1942, trad. 1963, Ed. Bompiani

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