Azione, percezione e affettività nella prospettiva embodied della comprensione del linguaggio

Negli ultimi decenni si è verificato un cambiamento di paradigma nelle scienze cognitive che tendono sempre più verso un approccio incarnato e contestualizzato, questo nuovo paradigma sta lentamente rimpiazzando la tradizionale visione astratta e mentalista della cognizione.

In opposizione alla tradizionale visione della cognizione basata sulle rappresentazioni mentali, gli approcci incarnati considerano elemento fondante per la cognizione l’accoppiamento senso-motorio tra organismo e ambiente. Secondo le teorie embodied, non esiste una separazione tra processi cognitivi superiori e inferiori, perché l’attività cognitiva ha luogo nel contesto di un ambiente e coinvolge, in modo fondamentale, la percezione, l’azione e l’affettività. L’affettività con cui ci relazioniamo alle cose che ci circondano sarebbe la modalità primaria con cui un organismo attribuisce significato al suo ambiente.

Un contributo fondamentale allo sviluppo delle prospettive embodied è venuto dalla scoperta dei neuroni specchio. E’ stato più volte dimostrato che siamo dotati di una particolare classe di neuroni, multisensoriali e motori, che si attivano quando osserviamo, udiamo, leggiamo e perfino quando pensiamo un’azione, come se fossimo noi ad eseguirla, significa che simuliamo, o rispecchiamo, l’azione che stiamo percependo.

Ma la cosa straordinaria è che il rispecchiamento dell’azione percepita non è generato da un qualche processo cognitivo di ordine superiore, ovvero da una qualche forma di rappresentazione o di meccanismo riflessivo, bensì dall’attivazione degli stessi circuiti neurali sensori-motori che verrebbero reclutati per compiere l’azione che si sta percependo. E’ attraverso questa simulazione neurale che noi abbiamo accesso ad una pre-comprensione automatica, pre-riflessiva e preconcettuale di quello che percepiamo.

Gallese e Lakoff (2005) sostengono il ruolo decisivo del sistema senso-motorio nella conoscenza concettuale, che non sarebbe, pertanto, conseguente ad operazione simboliche astratte, quanto basata sulle nostre esperienze percettivo-motorie, mappate a livello neurale a seguito delle interazioni costanti con le cose, gli altri e l’ambiente.

Tali scoperte hanno avuto, naturalmente, anche delle ripercussioni sullo studio del funzionamento del linguaggio. In opposizione ai modelli simbolici astratti tipici delle scienze cognitive classiche, le teorie embodied hanno mostrato che l’elaborazione linguistica poggia su simulazioni multimodali di percezioni, azioni ed emozioni (Barsalou 1999; Gibbs 2006; Glenberg et al. 2013; Pulvermüller 2005). Un coinvolgimento del sistema motorio è stato rilevato oltre che nel riconoscimento delle azioni, nella percezione dei suoni e nella percezione del linguaggio parlato. Da una ricerca di Fadiga e colleghi (2002) è emerso, ad esempio, che la percezione di enunciati contenenti consonanti linguali (le consonanti articolate con la punta della lingua) provocava negli ascoltatori un aumento dell’attività dei muscoli della lingua. Altre ricerche, condotte su pazienti con lesioni cerebrali, hanno evidenziato che soggetti con lesioni nella corteccia frontale inferiore sinistra (una delle aree del sistema specchio negli umani) o affetti da patologie degenerative del sistema motorio presentano deficit nella comprensione dei verbi di azione e nella comprensione di immagini che raffigurano azioni (Bak et al. 2001; 2006) 

Kurby e Zacks (2013), inoltre, hanno mostrato che il sistema motorio ha un ruolo importante anche nell’elaborazione narrativa. Attraverso l’utilizzo di tecniche di neuroimmagine funzionale, i due autori hanno infatti messo in evidenza che la comprensione di storie comporta la costruzione di rappresentazioni specifiche per modalità: la lettura di testo con informazione motoria è collegata a un aumento dell’attività cerebrale nelle aree motorie corrispondenti (solchi precentrale e post centrale nell’emisfero sinistro), mentre la lettura di testo con informazione uditiva attiva maggiormente le regioni nella corteccia uditiva (tra cui, il giro temporale superiore sinistro). Le osservazioni fin qui riportate suggeriscono che gli aspetti motori rappresentano una componente fondamentale dell’elaborazione linguistica. (cit. Adornetti I. et al., 2018, pp.47-48). 

Se è vero dunque, come sembra confermato dai diversi studi delle scienze cognitive embodied, che la comprensione recluta il sistema motorio (almeno nella fase di avvio) attraverso l’attivazione dei meccanismi di rispecchiamento che operano su base intenzionale e intuitiva, le implicazioni nella riabilitazione dei disturbi del linguaggio sarebbero molteplici e alquanto innovative. I nuovi approcci dovrebbero assumere una connotazione fortemente percettiva-motoria e avvenire su base multimodale, ovvero attraverso il coinvolgimento di tutti gli aspetti del corpo: il fare, il toccare, il guardare ecc. 

Lidia Gomato

Riferimenti bibliografici:

Gallese V., Lakoff G., The brain’s concepts: the role of sensory-motor system in conceptual knowledge, Cognitive Neuropsychology, 2005, 21

Adornetti I., Chiera A., Ferretti F. et al., Embodied Cognition e origine del linguaggio: il ruolo cruciale del gesto, Lebenswelt Aesthetics e Philosopy of Experience, 13, 2018 (pp. 47-48)

Galbusera, L., Fuchs, T. (2013). Comprensione incarnata: Alla riscoperta del corpo dalle scienze cognitive alla psicoterapia. In-Mind Italia, V 1–6.

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