Il “toccare” come prima forma di comunicazione

Nel 2017 uno studio della John Moores University di Liverpool ha mostrato che gli stimoli tattili viaggiano lungo fibre nervose diverse, a seconda che abbiano o meno una valenza affettiva, per poi raggiungere aree diverse del cervello. Così uno stimolo “freddo”, per esempio sentirsi afferrati per un braccio, viene trasmesso alla corteccia somatosensoriale, mentre un abbraccio arriva alla corteccia insulare per poi raggiungere aree cerebrali legate alla sfera emotiva e sociale: l’amigdala, l’ippocampo, l’ipotalamo, la corteccia orbito-frontale e il talamo. Il che lascia ipotizzare l’evoluzione di un meccanismo selettivamente deputato all’elaborazione del contatto fisico delicato. In ambito internazionale sono stati condotti numerosi studi sugli effetti degli abbracci umani e non, da questi si è rilevato, ad esempio, che una grande quantità di ossitocina o “ormone dell’amore”, viene rilasciata durante l’abbraccio, superiore a quella prodotta da qualsiasi altra forma di contatto positivo come baci e carezze, con effetto positivo anche sul sistema cardiovascolare (Bruno F., Canterini S., 2018).

 L’antropologo inglese Asley Montagugià nel 1971 spiegava nel suo libro Il linguaggio della pelle (titolo originale Touching: the human signifiance of the skin) che lo ha reso celebre in tutto il mondo, quanto fosse importante il tatto nel rapporto madre-bambino. Attraverso il contatto corporeo con la madre, il bambino stabilisce i primi contatti col mondo coinvolgendolo in una dimensione nuova di esperienza, l’esperienza del mondo degli altri. Questo contatto corporeo con gli altri è fonte prima di benessere, sicurezza, calore e predispone sempre più a esperienze nuove. Montagu studiò anche i comportamenti tattili di alcune tribù di nativi australiani prima di arrivare a concludere quanto fosse negativa l’assenza di contatto tattile in alcune culture e civiltà occidentali:«Un essere umano può trascorrere la vita cieco e sordo o completamente privo dei sensi dell’olfatto e del gusto, ma non può sopravvivere senza le funzioni proprie della pelle» (Montagu A., 2012). La pelle, quindi, è un organo complesso e il toccarla presenta delle importanti conseguenze sullo sviluppo dell’uomo. Il “toccare” implica un movimento verso l’altro, in esso la percezione tattile e la propriocezione si combinano e grazie a questa doppia percezione noi identifichiamo le cose intorno a noi, stabiliamo con esse una relazione, una comunicazione.

Lidia Gomato

Riferimenti bibliografici:

Bruno F.,Canterini S., La scienza degli abbracci – Franco Angeli Editore, 2018

Montagu A.,Il linguaggio della pelleIl senso del tatto nello sviluppo fisico e comportamentale del bambino – Verdechiaro Edizioni, 2012

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