Il primato dell’esperienza corporea della parola nel trattamento dei disturbi della comunicazione post ictus

Comunicazione -espressione

Per tutto il XIX sec. l’orientamento esclusivo al logos in termini linguistici e mentalistici ha caratterizzato la riabilitazione dei disturbi del linguaggio nei malati da cerebrolesione acquisita, ciò ha impedito per molti anni  di riconoscere il ruolo fondamentale che il corpo, il movimento e la percezione, svolgono nella  comunicazione.

Negli ultimi decenni le ricerche della genetica, della biologia, e delle neuroscienze hanno avuto il merito di porre in luce, con modalità differenti,  la complessa e articolata relazione tra corpo-mente e ambiente nel definire la natura umana e la comunicazione umana. Tali studi hanno avuto delle importanti ripercussioni   sulla riabilitazione tradizionale dei disturbi del linguaggio orientata, per lo più, al recupero del meccanismo linguistico in sé, determinando la svolta verso gli approcci olistici o integrati al recupero della comunicazione. La comunicazione umana non avviene esclusivamente a livello linguistico, ma anche attraverso l’espressività del corpo, esiste una profonda interdipendenza tra linguaggio verbale e linguaggi non verbali.

Nell’attuale panorama riabilitativo, la prospettiva fenomenologica può dare un ulteriore contributo  allo studio e il trattamento dei disturbi della comunicazione, nell’offrire una possibile alternativa alle seguenti problematiche irrisolte.  La riabilitazione della funzione comunicativa si riferisce soprattutto al parlare , alla conversazione, ma il parlare stesso presuppone il linguaggio come capacità di dare e costruire senso. L’interpretazione della comunicazione umana, inoltre, come trasmissione di informazioni, di messaggi, <<presuppone come già precostituiti e individualizzati rispetto al processo comunicativo, l’emittente e il ricevente, il codice e il messaggio, lo stesso contesto, le “cose” da comunicare e gli stessi “ bisogni comunicativi”. Ciò fa perdere di vista la reale portata della comunicazione, che è ben più ampia di quella a cui la si riduce se la si intende come scambio intenzionale di messaggi determinati sulla base di un codice comune stabilito per convenzione fra individui distinti e separati>>  (Ponzio A., Petrilli S.,2000).

Secondo il paradigma fenomenologico il linguaggio umano è un sistema di comunicazione più sofisticato perché permea e riconfigura tutta la nostra esperienza, esso parte da una dimensione pre-verbale per arrivare ad una dimensione linguistica, sia in senso filogenetico evolutivo, sia nello sviluppo del singolo individuo, cioè in senso ontogenetico. Una volta acquisita la parola entriamo nel mondo dell’uso del linguaggio e questo retroagisce riconfigurando e modulando anche tutta la dimensione pre-verbale, quindi il pre-verbale di un umano non è in tutto e per tutto paragonabile a quello di un animale  pre-verbale che non ha mai sviluppato il linguaggio.

Il tema di fondo della fenomenologia è il primato dell’esperienza corporea e dell’ intersoggettività nella formazione del linguaggio: sin dalla nascita, la vita umana è in relazione, in comunicazione con l’Altro, questa esperienza precede ogni riflessione sul linguaggio.

All fine del ‘800 E. Husserl, il fondatore della fenomenologia, ha introdotto il concetto di Lebenswelt, ed ha enunciato il rapporto di interdipendenza tra soggettività e oggettività nel mondo della vita, il vivere comune tra soggetti e la soggettività intesa come “noi”. Dopo Husserl, la riflessione prosegue con la fenomenologia francese di M. Merleau-Ponty e P. Ricoeur.

Merleau-Ponty parte dai suoi studi sulla percezione per giungere alla conclusione che  <<il corpo costituisce l’apertura percettiva al mondo, in quanto è animato da un’intenzionalità irriflessa e precategoriale, orientata in modo prospettico verso il mondo, e strutturata da forme diverse di motivazione>> (Merleau-Ponty, 2009). La percezione, pertanto , non consiste soltanto nell’insieme dei dati sensibili, a un vedere ciò che ci sta di fronte, ma è strettamente legata al corpo e riveste un ruolo attivo, costitutivo, che riconosce e apre la strada al primato dell’esperienza. Sull’esperienza della parola egli scrive: <<Dell’immagine verbale si deve dire quanto dicemmo della rappresentazione del movimento: non ho bisogno di rappresentarmi lo spazio esterno e il mio proprio corpo per muovere l’uno verso l’altro, è sufficiente che essi esistano per me e costituiscano un certo campo d’azione teso attorno a me. Analogamente non ho bisogno di rappresentarmi la parola per saperla, per pronunciarla. Basta che ne possieda l’essenza articolare e sonora come una delle modulazioni, uno degli usi possibili del mio corpo…..io ho solo un mezzo per rappresentarla, ossia quello di pronunciarla, allo stesso modo in cui l’artista ha un solo mezzo per rappresentarsi l’opera alla quale lavora, deve farla>> (Merleau-Ponty, 2009).

Nell’ottica di Merleau-Ponty il linguaggio è soprattutto espressione, un atto di “significare”, di dare un senso nuovo alle parole ogni volta che parliamo, che deve essere riesaminato alla luce dell’esperienza senso-motoria e della reciproca implicazione di percezione ed espressione nella comunicazione. L. Longhi segue questa via per riesaminare il disturbo afasico,  ipotizzare una nuova semiologia dell’afasia e un nuovo approccio terapeutico, egli scrive:<< Il significare della parola parlata (parola convenzionale) ha le sue radici nel gesto verbale, in quanto gesto, e non nel significato lessicale, il cui ruolo potrebbe essere quello di un modello convenzionale al quale il gesto verbale è in grado di adeguarsi ….Il problema dell’afasia dovrebbe essere circoscritto a tale atto del significare, con un suo riferimento implicito alla possibile assunzione, da parte della gestualità articolatorio-fonemica di un codice; vale a dire, al di fuori dei problemi mnestici o di pensiero>> (Longhi L., 1985).

Lidia Gomato

Riferimenti bibliografici:

  1. Ponzio A., Petrilli S. “ Il sentire della comunicazione globale” (p. 10), Meltemi, 2000
  2. Merleau-Ponty, Fenomenologia della percezione –Editore Bompiani, 2009
  3. Merleau-Ponty, Sur la phénoménologie du language. In: Probléme actuels de la phénoménologie. H.L van Breda O.F.M Ed. Desclée de Brauwer, Bruxelles 1951
  4. Longhi L.,Afasia (p. 508) in Trattato di Neurologia Riabilitativa M.M. Formica, Editore Marrapese 1985

One thought on “Il primato dell’esperienza corporea della parola nel trattamento dei disturbi della comunicazione post ictus

  1. Pingback: Uomo come dimensione spazio temporale | valeriagaudi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...