Perché nell’afasia non si possono prendere in considerazione quei momenti funzionali che sottendono il movimento volontario secondo la neurofisiologia moderna?

foto Longhi

Le scoperte delle neuroscienze cognitive sui neuroni specchio, hanno rimesso in circolo alcune idee della fenomenologia di Husserl e Merleau-Ponty, la loro portata innovativa e generativa è tale da comportare, se assunte come riferimento teorico, profonde modificazioni in tutti i campi, compreso quello della neuroriabilitazione.

La principale novità teorica introdotta da Merleau-Ponty è stata quella di fare del corpo, e non della coscienza, il riferimento principale dell’intenzionalità. Egli dà un’importanza fondamentale al movimento inteso come motilità preriflessiva, pertanto usa il termine di “intenzionalità motoria”, questa «costituisce l’unità naturale e antepredicativa del mondo e della nostra vita, che appare nei nostri desideri, nelle nostre valutazioni, nel nostro paesaggio più chiaramente che nella conoscenza oggettiva». (Merleau-Ponty M., 2009). Nell’ottica fenomenologica, quindi , l’intenzionalità è una funzione conoscitiva preriflessiva e precede la conoscenza intellettuale vera e propria. La seconda novità importante introdotta in questo ambito dal filosofo francese,  è il riferimento dell’intenzionalità al “mondo della vita”(Lebenswelt),  il suo essere rivolta, direzionata, sempre verso “qualcosa ”(Husserl).

Le ricerche sui neuroni specchio hanno evidenziato la loro duplice funzione, percettiva ed esecutiva, la loro presenza dimostra che percezione, azione e cognizione pur appartenendo ad una medesima area cerebrale, e non ad aree diverse come tradizionalmente si pensava, sono generate dalle stesse reti neurali. Percezione e azione non sono processi secondari rispetto alla comprensione, come si è sempre ritenuto, in quanto già “in sé” comprensione e nello stesso tempo la conducono (Gallese V., Lakoff G, 2005).

Tale scoperta scientifica conferma, in parte, le intuizioni fenomenologiche di Merleau-Ponty , che vede la corporeità come fondamento di tutte le funzioni mentali, anche quelle più astratte, come: la memoria, la coscienza, il linguaggio. Per acquisire ulteriori evidenze in questo senso le ricerche sui neuroni specchio si sono estese da qualche anno anche alla comprensione del linguaggio con risultati interessanti (Arbib M.A., Gasser B., Barres V., 2014).

In un tale contesto scientifico, l’ipotesi antropologica-fenomenologica del Prof. L. Longhi sui disturbi del linguaggio, e il modello “incorporato” da lui proposto per la riabilitazione (Longhi L. et al. 1981, Longhi L. 1985.  Gomato L. 1996, 2013 ), possono essere considerati un contributo di un certo interesse.

Negli anni Ottanta del ‘900, in un periodo storico in cui il  panorama scientifico italiano era ancora fortemente dominato dalle teorie associazioniste e riduzioniste, un approccio riabilitativo globale al disturbo afasico,  visto come un’alterazione del comportamento di comunicazione, non poteva avere ascolto.

Negli ultimi anni della sua professione di Primario neurologo presso l’Ospedale di Neuroriabilitazione del Sovrano Ordine di Malta di Roma,  L. Longhi (anche psichiatra, psicologo e filosofo) ha dato un particolare rilievo agli studi sul disturbo afasico, in quanto emblematico nella ricerca sul linguaggio, sulle sue origini e la sua generatività a partire dal gesto.

Sul tema della ricerca e l’ipotesi che l’accompagna Longhi scrive: “La nostra è una versione che tiene conto del linguaggio come comportamento di comunicazione e che, pertanto accomuna, nell’unità funzionale dell’atto comunicativo verbale, la comprensione e l’espressione, e coglie in questo, una cerniera funzionale fra il pensiero e la gesticolazione verbale. Cerniera che ripropone il ruolo del soggetto costituente del soggetto parlante evitando l’obiezione di M. Merleau-Ponty di una parola senza soggetto o di un soggetto senza parola, superando così la dicotomia cartesiana (mente-corpo) che porta alla distinzione tra disartria e afasia di espressione, fra agnosia verbale ed afasia di comprensioneL’analisi neuropatologica del linguaggio, attraverso la sindromatica afasica,  non dovrebbe partire dall’analisi della traccia sonora, ma da quella della gestualità di cui la traccia suddetta è, in un certo senso, la manifestazione postuma. Dovrebbe partire dal gesto volontario che, secondo la moderna neurofisiologia, non origina più dalla tastiera piramidale, bensì, attraverso processi complessi e non solo corticali, di attivazione aspecifica e specifica, origina da strutture sottocorticali, troncali e cerebellari. In ipotesi, sembra possibile pensare ad un’analisi della parola che non consideri il gesto verbale solo come un vettore di significato, che non si chieda cioè come la lesione cerebrale ha disturbato tale rapporto, ma che cerchi invece nella fisiopatologia del disturbo afasico, nell’ambito del contesto funzionale in cui la corporeità si trascende nel gesto significante (gestualità articolatorio-fonemica) (Longhi L.,1985, pp.506).

Perché nell’afasia non si possono prendere in considerazione quei momenti funzionali che sottendono il movimento volontario secondo la neurofisiologia moderna?

” Secondo Spinnler l’attenzione  va vista come espressione funzionale di una “motricità hard” gestita da sistemi neuronali e schemi funzionali obbligati e per lo più elementari e di una “motricità soft” a schemi variabili e mutevoli; per esempio anche nel gesto d’ascolto della parola è più facile cogliere tale moderna versione dell’attenzione . Anche nel gesto d’ascolto della parola, per esempio, è più facile cogliere tale moderna versione dell’”attenzione”; l’attenzione non è soltanto quella che dirigiamo sul tema che ci interessa, bensì è proprio un approntamento del sistema uditivo al comportamento (o gesto) dell’ascolto della parola. In un tale “attendere” all’ascolto, è possibile porre l’equivalente del gesto articolatorio-fonemico (Longhi L., 1985, pp. 511)Il gesto deve essere visto nel suo “farsi”contenuto gestuale o percettivo e non solo attraverso quest’ultimo, nel linguaggio il contenuto ha assunto un rilievo da far mettere il secondo piano il gesto che l’ha prodotto. L’analisi del gesto passa abitualmente attraverso quella del prodotto. Nello studio del linguaggio il significato va ricollegato di nuovo al gesto……(Longhi L., 1985, pp. 515). I momenti funzionali che sottendono il movimento volontario nella moderna fisiologia sono: il <Trager> o struttura portante, lo <Stutzer> struttura di sostegno e la struttura del movimento cinetico con azione muscolare dinamico-balistica. Inoltre, gli apparati neuronici delle prime due strutture debbono essere attivati prima del terzo, anticipazione che rappresenta il movimento finalistico vero e proprio (Zielbewegung) e ciò non solo in senso cronologico , ma anche come <anticipazione> di esso. Vale a dire, che la struttura portante e quella d’appoggio non sono strutture generiche, ma anch’esse orientate nel senso dello scopo dell’attività muscolare dinamico-balistica. Esse sembrano sottendere, sul piano strettamente funzionale, ciò che viene indicato come la <pre-programmazione> di una <pianificazione flessibile> del gesto. Questi sono i momenti funzionali attraverso i quali si dispiegano i modi successivi della relazione fondamentale soggetto-ambiente (condizione fondamentale del nostro esistere) e sono anche i modi del nostro realizzarci come persona nell’affaccendamento quotidiano, essi si manifestano come attività neurofisiologica di cui la parola costituisce l’espressione più alta, più complessa e più completa. E’ nel clima di tale “intenzione” che gli elementi numerici e operazionali acquistano il loro vero “significare” contigente e reale. In senso analogo la “parola” è la parola dell’intenzione comunicativa e non la parola del vocabolario o la parola della grammatica. E’ la parola della sintassi (dal greco syn-assieme e tassein – ordinare)……” (Longhi L., 1985, pp. 521).

In linea con l’ipotesi longhiana, Gallese e Lakoff  (2005) sostengono il ruolo decisivo del sistema senso-motorio nella conoscenza concettuale, che non sarebbe pertanto conseguente ad operazione simboliche astratte, quanto basata sulle nostre esperienze percettivo-motorie, mappate a livello neurale a seguito delle interazioni costanti con le cose, gli altri e l’ambiente.

 Lidia Gomato

 Riferimenti bibliografici:

  1. Gallese V., Lakoff G., The Brain’s concepts: the role of the Sensory-motorsystem in conceptual knowledge, Cogn Neuropsychol. 2005
  2. Merleau-Ponty M., Fenomenologia della percezione –Editore Bompiani, 2009
  3. Arbib M.A., Gasser B., Barres V., Neuropsychologia, 55, 2014
  4. Longhi L.,Afasia– Trattato di Neurologia Riabilitativa M.M. Formica – Editore Marrapese 1985
  5. Longhi L., Gomato L., Manzetti O., Pimpinella K., Pigazzi L., La parola come gesto: la suaspazialità,Neuroriabilitazione dell’Emiplegico. Aspetti Teorici e Pratici. 1981
  6. Gomato L., L’afasia come alterazione del gesto verbale: valutazione e riabilitazione, Riabilitazione e Apprendimento, anno 16, n.1/2, 1996, Guido Gnocchi Editore,
  7. ripubblicato online sulla Rivista di Neuroscienze, Psicologia e Scienze cognitive, 2013, https://www.neuroscienze.net/lafasia-come-alterazione-del-gesto-verbale-valutazione-e-riabilitazione/

 

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