Chi è l’uomo per l’uomo che lo incontra nella cura? Viktor von Weizsäcker il fondatore dell’antropologia medica e della nuova patologia clinica

Integrazione

All’inizio del Novecento il medico tedesco Viktor von Weizsäcker (neurologo,fisiologo,antropologo),  avverte la crisi profonda  in cui versava la medicina scientifica dell’Ottocento che, sotto l’influenza delle scienze della natura, aveva reso,  praticamente, superfluo il rapporto  interpersonale tra medico e paziente. Sensibile ai temi della psicanalisi di Sigmund Freud e della fenomenologia di Max Scheler e Martin Buber, Weizsacker sente l’esigenza di un cambiamento,  di una  “nuova medicina” concepita al di là del dualismo mente-corpo. Egli sostiene la necessità di vedere la malattia come unità psicofisica,  come risultato di una interazione costante e strutturale tra corpo e psiche,  nella convinzione che ogni disturbo fisico  è collegato in qualche modo alla dimensione psichica e che ogni disturbo psichico è collegato a quella fisica; la dinamica psicofisiologica del malato, inoltre, è anche in relazione con la situazione esterna nella quale si trova l’individuo e, pertanto, deve essere analizzata in patologia.

Secondo Weizsäcker, l’interrelazione reciproca tra percezione e movimento forma all’interno dell’atto biologico, un’unità indissolubile, una realtà che permette di interrogarci circa il suo significato, il suo particolare modo di manifestarsi nella malattia.  L’ esperienza clinica lo porta ad affermare che gli ammalati sono “oggetti che contengono un soggetto”, che nella malattia esiste una dimensione che contraddice la logica, nel senso che parte di ciò che accade  in essa non può essere rappresentato in modo logico, perché  la vita si esprime logicamente e anti-logicamente ( Spinsanti S., 1988), egli sostiene, inoltre, che nella malattia organica bisogna riconoscere al malato una capacità strutturante .

In linea con il pensiero fenomenologico, Weizsäcker ritiene che la fisica e la psicologia dovrebbero includere l’osservatore nell’ambito di ciò che deve essere studiato,  fino al punto in cui, prima l’interrelazione e poi la rete interpersonale ed “ecosistemica”, giungono ad essere la meta privilegiata della ricerca psicologica. Il fine di W., e’ quello di gettare le fondamenta di una nuova patologia generale, che vede l’introduzione del soggetto in medicina; partendo dalla sua esperienza clinica sviluppa un disegno antropologico di vasta portata, che unifica molteplici interessi. Più che i costrutti teorici egli assume il punto di vista della conoscenza concreta dell’uomo, che gli deriva dal rapporto clinico, tutto si concentra nel dialogo tra due esseri umani; l’atto medico si compie all’interno di un “rapporto reciproco” , nel quale la biografia del malato assume un’importanza primaria, perché “mostra fenomenologicamente l’uomo come un’unità storica” (Spinsanti S., 1988).

Nell’ottica di W.  “l’introduzione del medico nella patologia” è la condizione indispensabile per un progresso della medicina, egli attribuisce un particolare valore al materiale protocollare, a ciò che il medico vive e scrive nell’indagare sulla malattia.

I temi introdotti da Viktor von Weizsäcker sono attualissimi, la Sanità ha oggi come obiettivo di garantire ai cittadini la salute intesa come “uno stato di completo benessere psichico , fisico e sociale dell’uomo dinamicamente integrato nel suo ambiente naturale e sociale sano”, le raccomandazioni nelle linee guida parlano di qualità nella cura del malato e di approcci integrati. Degli esperti di antropologia medica e medicina narrativa vengono chiamati per fare formazione negli ospedali, per sensibilizzare il personale medico all’ascolto del malato.

Qualcosa sta cambiando, ma c’è ancora molta strada da fare, secondo studi  svolti nel settore delle medical humanities , sono  troppi gli errori medici  per mancanza di ascolto, dopo 18 secondi , in media, un paziente viene interrotto quando comincia a raccontare la sua malattia ad un dottore.  L’empatia crolla fin dal terzo anno di Medicina a causa di un’impostazione sempre meno centrata sull’umano, mentre la tecnologia ha fatto passi avanti, si è tornati indietro sull’attenzione alla persona. (3).

 Lidia Gomato

Riferimenti bibliografici:

  1. Spinsanti S., Guarire tutto l’uomo. La medicina antropologica di Viktor von Weizsacker. Edizioni Paoline, Cinisiello Balsamo 1988
  2. Tolone O.,Alle origini dell’antropologia medica, Carrocci Editore, 2016
  3. Preve M., Il dottore perfetto? E’ una parola – articolo pubblicato sul venerdì di Repubblica il 12/10/2018

 

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