L’importanza della relazione e del dialogo per uno sviluppo ottimale del linguaggio

Shumilova dialogo

I bambini sono naturalmente predisposti a sviluppare il linguaggio e, se immersi in un ambiente in cui altri umani parlano, lo apprendono velocemente senza fatica. Ma anche se parliamo proprio con la convinzione di poter accelerare lo sviluppo delle loro capacità linguistiche, il solo ascolto non basta, per raggiungere un livello di competenze ottimale. Un nuovo studio mostra come l’aspetto cruciale non sia tanto parlare ai piccoli, quanto come lo si fa, ciò che conta è il rapporto interattivo che coinvolge bambino e adulto nei cosiddetti “turni conversazionali”, cioè gli interventi comunicativi che si alternano e si modificano a vicenda, Il gruppo di ricercatori guidati da John Gabrieli, neuroscienziato del McGovern Institute for Brain Research del Mit, ha misurato per la prima volta quanto l’interazione comunicativa influisca sullo sviluppo neurofisiologico del cervello. Parlare è l’attività principale per entrare in relazione con loro, e si intreccia con la complessità sociale peculiare della nostra specie. Nello studio, apparso su Psychological Science, i ricercatori hanno reclutato 36 bimbi fra quattro e sei anni, registrando il numero di parole pronunciate e ascoltate da ognuno e il numero di turni conversazionali intercorsi con gli adulti in casa.

Come ci si aspettava, è emersa una correlazione positiva fra il numero di turni e i punteggi ottenuti dai piccoli nei test standardizzati di valutazione delle abilità linguistiche, compresi il vocabolario, la grammatica e il ragionamento verbale. I bambini sono stati poi sottoposti a una risonanza magnetica, durante la quale hanno ascoltato storie. L’analisi delle attivazioni cerebrali ha messo in luce che, proprio nei più attivi nei turni conversazionali, c’era un maggior coinvolgimento del giro frontale inferiore sinistro, corrispondente all’area di Broca, una delle principali zone del cervello alla base delle capacità verbali. Indipendentemente da altri fattori come lo status socioeconomico e il livello educativo dei genitori. <<Questo è il primo dato>>, scrivono gli autori dello studio, <<che mette direttamente in relazione l’ambiente linguistico dei bambini con lo sviluppo a livello neurale del linguaggio>>. I risultati sono stati confermati da ulteriori analisi eseguite dallo stesso gruppo sui risultati della risonanza magnetica.  Secondo il nuovo lavoro, appena pubblicato sul Journal of Neuroscience, i bambini coinvolti in maggiori turni conversazionali mostrano modificazioni funzionali e anche anatomiche. Si tratta di un potenziamento strutturale dei sistemi di fibre dell’emisfero sinistro, quello normalmente dominante per il linguaggio, che mettono in comunicazione l’area di Broca con le aree temporali e parietali critiche nell’elaborazione del linguaggio.

Ciò che è importante è il dialogo, lasciare ai bambini spazio di parola, incoraggiarli ad esprimersi.

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