La comunicazione umana e le sue basi innate

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All’International Congress of Infant Studies, che si è svolto lo scorso luglio a Philadelphia, la psicologa F. Simion dell’Università di Padova, ha presentato un lavoro sulla sensibilità dei bimbi di tre e sei mesi all’orientamento degli occhi: già alla nascita il neonato, messo di fronte ad un volto con gli occhi che si muovono verso destra, è in grado di volgere il suo sguardo nella stessa direzione. Questa capacità precoce di interazione con lo sguardo, è vitale per il neonato e su queste basi innate, si costruisce la nostra capacità di capire gli altri, le loro emozioni e il loro comportamento.

Già a poche ore di vita, con un cervello non completamente sviluppato, il neonato sa individuare e riconoscere facce, le distingue da stimoli visivamente simili e preferisce lo sguardo diretto. A 24 ore è più affascinato dai movimenti che simulano quelli biologici, come una camminata, rispetto a quelli meccanici, come un oggetto che rotola. Questa predisposizione per gli stimoli sociali rientra tra quei “nuclei di conoscenza” alquanto complessi in nostro possesso sin dalla nascita, frutto della storia evolutiva della nostra specie. Fa parte di tali competenze cognitive innate anche la sensibilità verso il mondo acustico. Quando i neonati aprono gli occhi, sono già equipaggiati per essere cittadini del mondo: sanno discriminare i suoni linguistici da quelli non linguistici, possono riconoscere i contrasti acustici foneticamente rilevanti di tutte le lingue del mondo. Dopo qualche mese d’ immersione, si sintonizzano con l’ambiente sonoro e linguistico nativo. Infatti, tra gli otto e i dieci mesi di vita c’è un periodo critico, in cui accade qualcosa che li rende uditori di una sola lingua, la lingua madre; questo fenomeno è chiamato “canalizzazione o sintonizzazione percettiva”. Anche i suoni prodotti dal bambino in età pre-verbale, s’ inseriscono in questo contesto e hanno intenzioni comunicative.

Lo scambio proto-verbale con gli adulti è molto importante, secondo la neuropsichiatra infantile A. Chilosi, responsabile del Laboratorio di Neurolinguistica e Neuropsicologia dello sviluppo dell’Irccs Fondazione Stella Maris di Pisa << i turni conversazionali offrono al piccolo la possibilità di fare pratica e di migliorare proprio grazie alla risposta che riceve dall’adulto, il quale aggiusta costantemente la propria mimica e il proprio linguaggio sulla base del comportamento del bambino. Si tratta di un modellamento reciproco>>. Gli studi dimostrano, che una maggior abilità nel rispondere e rilanciare della madre è associata a espressioni più sofisticate del figlio, probabilmente grazie alla maggiore motivazione, oltre che al feed-back del genitore.

 

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