Perché lo studio del gesto ancora fatica a guadagnarsi un posto di rilievo negli studi sul linguaggio?

Comunicazione gestuale

La psicologia del Novecento è stata dominata dalla distinzione tra comunicazione verbale e comunicazione non verbale. Secondo questa distinzione, solo la comunicazione verbale può esprimere il contenuto vero e proprio del messaggio, mentre la comunicazione non verbale si limita a veicolare informazioni di relazione, cioè stati d’animo, emozioni, dinamiche di ruolo tra i partecipanti. La prima era considerata intenzionale e sotto il controllo del parlante, mentre la seconda era vista come inconscia, automatica e, per di più, in comune con gli altri primati. Questa distinzione, purtroppo, è ancora profondamente radicata anche in molti ambienti universitari, dove ancora si insegna agli studenti che tutto ciò che non è verbale deve essere definito ‘paralinguistico’, in quanto è considerato come qualcosa che si accompagna al parlato ma che non possiamo considerare linguaggio a pieno titolo.

Le evidenze sperimentali e le osservazioni naturalistiche degli ultimi decenni hanno dimostrato ampiamente che il gesto non è soltanto un precursore della parola che scompare all’arrivo di questa, ma che gesti e parole si sviluppano in un unico processo di­namico, in cui la relazione tra i due si evolve di tappa in tappa, e che ha il suo culmine nel complesso sistema multimodale tipico degli adulti.

Ciò che gli esperti ci dicono è che il linguaggio umano è per sua natura multimodale e ogni suo componente deve essere considerato linguistico, non perché può stare da solo (ad esempio, se guardassimo soltanto i gesti di una persona che parla non riusciremmo a capire quasi niente), ma perché contribuisce alla creazione del significato globale del parlante.

E’ stato ampiamente dimostrato non solo che i destinatari tengono conto dell’informazione veicolata dal gesto, ma soprattutto che la presenza dei gesti migliora la comprensione di un messaggio: addirittura, spesso i destinatari sono in grado di ricordare perfettamente l’informazione presente nel gesto, ma non ricordano in quale modalità è stata loro presentata. Questi risultati sono stati confermati anche da studi neuroscientifici; sembra, infatti, che il cervello processi l’informazione proveniente dai gesti attraverso gli stessi meccanismi con cui processa il parlato.

Già negli anni Sessanta e Settanta del XX secolo, gli studi antropologici degli scienziati A. Leroi-Gourhan (1977) e A. Kendon (2004) avevano messo in evidenza come i gesti hanno a che fare con qualcosa d’arcaico che c’è in noi, qualcosa che l’evoluzione non ha cancellato, ma ha provveduto a mantenere. Studiando la lingua dei segni degli aborigeni australiani e dei gesti delle mani dei napoletani, A. Kendon è stato il primo a sviluppare l’analisi cinetica del gesto e a creare la terminologia sulla gestualità oggi in uso.

Anche il libro “Dalla mano alla bocca” (2009) scritto dallo scienziato cognitivista M.C. Corballis, un testo senza dubbio originale, non ha destato negli studiosi molto interesse, è stato criticato ed è già sparito dalle librerie. lo avevo segnalato come testo d’esame agli studenti logopedisti del mio corso, presso l’Università Sapienza di Roma, e quest’anno l’ho dovuto sostituire all’ultimo momento con una dispensina, ma c’è una bella differenza tra studiare quattro o cinque pagine di appunti o un libro (in questa ed altre occasioni ho potuto constatare quanto sia difficile, per una serie di fattori, poter uscire da una cultura un po’ troppo omologata).

Per concludere, ripropongo insieme ad E. Campisi autrice del libro “Che cos’è la gestualità?” (2018), la seguente domanda: ”Perché, ancora oggi, negli studi sul linguaggio si riscontra un così scarso interesse verso il gesto? Dal momento che:

–      dove c’è comunicazione c’è gesto

–       prima di imparare a parlare, impariamo a fare gesti

–      non esiste cultura o lingua che, accanto al vocabolario, non abbia un repertorio gestuale altrettanto efficace nell’espressione dei significati più complessi?

Lidia Gomato

 

Riferimenti bibliografici:

Campisi E., Che cos’è la gestualità, Carocci Editore, 2018

Corballis M.C., Dalla mano alla bocca. Le origini del linguaggio, Cortina Editore, 2009

 Kendon A., Gesture: Visible Action as Utterance, Cambridge University Press, 2004

Leroi- Gourhan A., Il gesto e la parola, Einaudi Paperbacks, 1977

 

 

 

 

 

 

 

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