Quale esperienza il malato emiplegico ha del proprio corpo? Verso un approccio antropologico-fenomenologico alla riabilitazione neurologica e neuropsicologica

20180327_093507

L’esperienza clinica e riabilitativa con gli emiplegici e la posizione di pensiero fenomenologica portano alla problematica del “chi-è” l’emiplegico; vale a dire non nella sua apparenza emiplegica, bensì nel suo “porsi” emiplegico nel Mondo.

Longhi e coll. (1981) hanno osservato su circa 250 emiplegici dell’ Ospedale S. G. Battista la presenza di una buona percentuale (circa 18%) di sindromi emiplegiche nelle quali accanto alle paralisi di moto volontario della muscolatura appendicolare, vi era un interessamento della muscolatura assiale caratterizzato da un netto ipotono antigravitativo, con ipotono propriocettivo, sinergico e di sostegno cinetico (<ereismatische Motorik di R. Hess), con scarso o nessun aumento dei riflessi propriocettivi e con frequente assenza del riflessi di Babinski.

Dal momento che in tale sindrome gli AA hanno trovato, con una netta frequenza, anche quei disturbi che H. Hecaen e J. Ajuriaguerra hanno indicato come “disturbi di dimezzamento corporeo”, cioè: emisomatognosia, sentimento d’assenza di un’emicorpo (che può essere anche un sentimento di non-appartenenza), l’anosognosia, la alloestesia, l’agnosia spaziale unilaterale, hanno pensato di raccogliere in un’unica “sindrome di dimezzamento”, un assieme di sintomi caratterizzabili fisiopatologicamente secondo una prospettiva fenomenologica … [1981; p. 234]. Longhi e coll. hanno ipotizzato nel quadro emiplegico, nel quale una metà somatica appare esclusa dal punto di vista della motilità volontaria, di quella tonica e tonica cinetica, anche un disturbo dell’esperienza spontanea dei segmenti del proprio corpo ( o somatoestesia).

Quell’esperienza che, K. Conrad (1933), nella sua versione gestaltica, ritiene come l’ <<espressione di un processo globale>>, per cui <<la divisione in parti tattili, ottiche ecc. dei dati della coscienza esplicita del nostro corpo è secondaria. […] Se noi possiamo separare certe parti del corpo, come la mano, il modo ottico, tattile e cinestesico, tuttavia la coscienza del corpo non si costituisce grazie a questi atti isolati; essa è del tutto anteriore a tali atti>> (cit. 1981, p. 226)

Alla versione gestaltica di K. Conrad di un “campo” somatico sul quale possono iscriversi le “figure” percettive ottiche, tattili e cinestesiche, Merleau-Ponty (1945) propone una versione antropologica in cui: <<Il corpo è veicolo dell’essere al mondo, ed avere un corpo significa, per il vivente potersi unire all’ambiente, confondersi con gli oggetti in un impegno continuo>>. Si tratta di due esperienze quella di un corpo abituale e quella di un corpo attuale>> e si deve pensare alla necessità “che il mio corpo sia colto non solo nell’esperienza istantanea, singolare, piena; ma anche sotto un aspetto di generalità….>>

Una tale prospettiva di due esperienze del corpo nell’ipotesi Longhi e coll.,sembra poter unire le varie sindromi di dimezzamento dell’esperienza somatognosica fondate su una comune impressione di “negligenza”, da parte del soggetto, non soltanto riguardo all’emisoma ma anche all’emispazio nel quale la gestualità e la percettività dello stesso si compiono. E’ allora possibile comprendere quei sentimenti di <assenza> o di <non appartenenza> di un emisoma ed il fatto che nella sindrome di eminattenzione questa può interessare contemporaneamente il tatto, la vista, l’udito. <<Anche il fenomeno dell’”estinzione sensitiva” ci dice che il problema non può essere quello di una lesione delle strutture neuroniche che sottendono l’elaborazione degli inputs sensitivi, fino al perceptum; ma piuttosto quello della presenza funzionale, di una variabile “capacità di attenzione” ai modi somatici: siano essi motori, sensitivo-sensoriali o simbolici >> (1981, p.226).

Longhi e coll. (1981) hanno formulato l’ipotesi di una “esperienza”, di un “vissuto” centrale sul quale sembrano incardinarsi tutte le modalità che manifestano la nostra attività neurologica e neuropsicologica. <<Quel “vissuto” centrale che V.E. Gebsattel (1954) ha indicato come l’”ambito di una fisionomia generale sopraindividuale” (1981; cit. p. 227). <Vissuto> centrale al quale è forse riferibile il concetto di “funzione sopramodale” che ricorre spesso nell’ analisi, ad esempio, dei disturbi dell’orientamento spaziale.

La domanda del “chi-è” l’emiplegico e le possibili risposte, possono essere utili nell’ambito della neuroriabilitazione, accanto alle risposte sul “che cosa” sono le singole alterazioni neurologiche del tono, della motricità, nelle sue diverse forme della senso-percettività (Longhi e coll. 1981; p.237).

Lidia Gomato

  1. Longhi L., Cobianchi A.,Corona R., Pisarri F., Puccetti G., “ Il dimezzamento corporeo (H.Hecaen e J de Ajuriaguerra) nella prospettiva neuroriabilitativa” – in: La programmazione della esperienza post-lesionale – Atti del 12° Congresso della Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitazione  1981 (a cura di Perfetti C. e Ambrosino N.)
  2. Conrad K. , (cit.1981, da:”Das Korpershema. Eine kritische Studies und der Versuch einer Revision. Ztschr. ges. Neurol. u. Psychiatr.147,346-369,1933)
  3. Gebsattel V. E. v. (cit.1981, da: “Prolegomena einer medizinischen Antropologie. Springer. Berlin, Göttingen, New York 320, 1954)
  4. Merleau Ponty M.  “Phénomenologie de la perception, Gallimard, Paris, 1945; trad. it. Fenomenologia della percezionetraduzione di Andrea Bonomi, II Saggiatore, Milano, 1965.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...