La fase incerta della neurologia tra medicina “specialistica” e medicina “olistica”

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La frammentazione della realtà è un aspetto caratteristico dell’infermità mentale”

F. Capra (scienziato fisico)

Per capire un po’ le problematiche attuali, che si presentano in ambito neurologico e, di riflesso, anche in quello neuroriabilitativo, è utile riassumere i principi della neurologia “specialistica” e “olistica” .

Il principio olistico afferma che le qualità possedute da un tutto (una qualsivoglia totalità) sono diverse e superiori a quelle possedute dalle parti.

Contrariamente a quanto sosteneva il riduzionismo positivistico, non è possibile capire una realtà limitandosi ad analizzarne le componenti isolate: un organismo (un animale, una società, un individuo, un cervello…) è sempre qualcosa di più della somma delle parti.

L’idea olistica è nata nell’ambito della neurologia come una delle due possibili ipotesi relative al funzionamento del cervello. L’idea contraria, di gran lunga più conosciuta e praticata, sostiene il principio di localizzazione, ossia che tutte le funzioni psichiche siano frutto dell’attività di specifiche zone della corteccia cerebrale. Esisterebbero in questo caso aree del cervello deputate all’elaborazione di stimoli sensoriali, altre deputate al linguaggio, alla scrittura, al pensiero astratto e così via. Questa teoria locazionista si impose nell’Ottocento quando il chirurgo francese P. Broca riuscì a dimostrare che il disturbo del linguaggio, definito “afasico” di due suoi pazienti era dovuto a lesioni della parte inferiore del lobo frontale, che doveva essere quindi considerato la sede cerebrale del linguaggio espressivo.

Successive ricerche hanno però dimostrato che le menomazioni cerebrali non portano mai alla definitiva perdita di una competenza: il sistema nervoso possiede una sorta di plasticità che lo pone in grado di recuperare parte delle capacità trasferendo l’attività in altre aree cerebrali (in altri termini il cervello è una macchina in grado di riparare se stessa). Numerose altre conferme fanno oggi preferire il principio olistico: il cervello è sempre implicato per intero in ogni sua attività (almeno quelle intellettualmente complesse) e deve quindi essere considerata struttura integrata.

Il successo della posizione olistica è stato rafforzato dalla fecondità di quest’idea, applicabile con successo anche in altre aree di ricerca: gli psicologi della Gestalt, per esempio, vi hanno trovato una conferma delle leggi gestaltiche della visione e della ristrutturazione percettiva (v. concetto di “Insight”), fenomeni che si rendono comprensibili solo assumendo il principio olistico della priorità del tutto rispetto alle parti.

Dal punto di vista filosofico l’olismo contesta la distinzione cartesiana fra res cogitans e res extensa promuovendo una visione unitaria dell’individuo. L’esperienza sana di sé stessi è un’esperienza dell’intero organismo, corpo e mente. Le infermità mentali sorgono spesso dall’incapacità di integrare le varie componenti di questo organismo. La scissione cartesiana fra mente e corpo e la separazione concettuale degli uomini dal loro ambiente sono sintomi di un’infermità mentale collettiva condivisa dalla maggior parte della cultura occidentale, e come tali sono percepite da altre culture (Nicola U, 1 p. 458).

La contrapposizione tra una medicina “olistica” e “specialistica” appare oggi piuttosto superata, perché il progresso delle conoscenze è tale da non consentire più una separazione.

Nella pratica clinica neurologica però, si opera ancora molto sulla base di vecchie   classificazioni “specialistiche”, pertanto ci sarebbe da chiedersi se allo stato attuale delle conoscenze che ci pervengono dalle scienze di base ” è ancora possibile circoscrivere la neurologia “entro i limiti che rimangono isolati nell’ambito di malattie esclusivamente pertinenti al sistema nervoso” (Barella M; 2), al sapere “specialistico” delle malattie “neurologiche”(come il Morbo di Alzheimer, l’epilessia, il Parkinson ecc), e se questa “può affidarsi unicamente alla persistenza di fondamentali lacune di conoscenza circa la realtà biologica che sostiene tali patologie (Barella M;2).

Lidia Gomato

Riferimenti bibliografici:

Nicola U., Atlante illustrato di filosofia, Demetra 1999 (1)

Barrella M., La trasformazione della neurologia (2) (https://www.paginemediche.it/benessere/storia-della-medicina/la-trasformazione-della-neurologia)

 

 

 

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