LINGUAGGIO E FUNZIONI CEREBRALI DAL PUNTO DI VISTA OLISTICO DELLA PSICOLOGIA DELLA GESTALT

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Una ragione importante di questa relativa indifferenza per l’emisfero destro o «minore», come è sempre chiamato, è che mentre gli effetti di lesioni variamente localizzate nella parte sinistra sono facilmente dimostrabili, le corrispondenti sindromi dell’emisfero destro appaiono molto meno distinte. D’altro lato, è l’emisfero destro che è preposto alla cruciale funzione del riconoscimento della realtà, capacità che ogni creatura umana deve avere per sopravvivere    (O. Sacks)

In Germania, nella prima metà del Novecento, si afferma una teoria che si oppone alla specializzazione emisferica sinistra del cervello per quanto riguarda il linguaggio: si tratta della scuola della psicologia della forma (Gestaltpsychologie), secondo la quale una forma è percepita come un tutto e non si riduce all’insieme delle parti che la compongono. In questo senso si definisce “gestaltico” l’emisfero destro, che interviene in una prima fase di decodifica globale dei messaggi. Secondo queste teorie i due emisferi non funzionano indipendentemente ma cooperano nell’elaborazione dei messaggi. Si può parlare di “specializzazione emisferica” solo in termini di modalità di elaborazione: l’emisfero sinistro è efficace nella comprensione e produzione linguistica perché il suo modo di elaborazione è analitico – successivo si presta alle particolarità fisiche del materiale verbale (ma anche della melodia, se questa viene scomposta in note dall’ascoltatore musicista): catene di elementi discreti, susseguenti nel tempo (lingua e musica orale) e nello spazio (lingua e musica scritta). L’emisfero destro elabora invece l’informazione cogliendola nella globalità, senza preventiva decomposizione, secondo una modalità globalista-simultanea (olistica), come chi non conosce le note e percepisce solo il contorno musicale di una forma melodica. Nella percezione di una frase gli aspetti formali (lessico e sintassi) sono intimamente legati agli aspetti prosodici che veicolano informazioni altrettanto importanti mostrando la complementarità dei due emisferi. Analogamente, nella lettura i segni grafici sono decodificati ricorrendo alle attività cognitive dell’emisfero destro ma contemporaneamente interviene l’emisfero sinistro che individua gli indici linguistici relativi ai significati e alle categorie grammaticali. Lo stesso avviene nella percezione degli oggetti: la percezione della forma fa intervenire di preferenza l’emisfero destro, ma l’individuo possiede anche le conoscenze grazie alle quali è in grado di interpretare cognitivamente l’oggetto come conosciuto, sconosciuto o impossibile (come ad esempio certi disegni dell’artista olandese Maurits Cornelius Escher).

Negli anni Sessanta gli studi sui pazienti epilettici che avevano subito la recisione del corpo calloso (complesso fascio di fibre nervose che permette ai due emisferi, destro e sinistro, di comunicare tra loro) permisero di rivedere l’ipotesi semplicistica della localizzazione del linguaggio nell’emisfero sinistro (Sabatelli M.B, 2010, p.36-37-38).

Un’elaborazione della teoria della forma per quanto riguarda le funzioni cognitive, il linguaggio e il disturbo afasico è dovuta al contributo di Kurt Goldstein (1878-1965). Egli osservò negli ex-combattenti della prima guerra mondiale che un danno del Sistema Nervoso Centrale non produce una menomazione localizzata, ma comporta una modificazione complessa che coinvolge l’intero organismo e i suoi rapporti con l’ambiente. L’afasia, pertanto, produce mutamenti non solo di questa o quella funzione ma di tutta la personalità del malato. Sulla scorta di tali osservazioni Goldstein formulò alcune teorie del funzionamento cognitivo, tra cui quella secondo la quale una persona si esprime ed utilizza il linguaggio in un modo rappresentativo del suo pensare e del suo fare esperienza: prestare attenzione a come un individuo parla abitualmente può condurre ad importanti scoperte sulla sua organizzazione cognitiva. Le analisi dei fenomeni afasici condotte da Goldstein e il ricco materiale da lui raccolto nel corso dei suoi studi risultano ancor oggi utilizzabili tanto per un’ulteriore approfondimento della patologia del linguaggio quanto per lo studio del funzionamento del linguaggio e dei processi cognitivi normali.

Nella prima metà del 900, oltre alla psicologia della Gestalt (Koffka; Köhler; Wertheimer) si è sviluppato un vasto e fecondo insieme di nuove discipline che hanno contribuito a definire quella che, successivamente, è stata riconosciuta come la visione ‘umanistica’ della psicologia e, tra queste, spiccavano l’Olismo (Smuts 1926), la Teoria del Campo (Lewin), la Fenomenologia e l’Esistenzialismo (Buber; Heidegger; Husserl; Kierkegaard; Merleau-Ponty). Oggi molti concetti della psicologia della Gestalt e della psicologia, cosiddetta “umanistica”, per quanto concerne la relazione tra linguaggio e processo cognitivo, sono stati ripresi dalle teorie della complessità e interpretati “come sistemi funzionali dinamici e complessi: si tratta di funzioni sociali per la loro origine, sistemiche per la loro struttura, dinamiche per il loro sviluppo” (Pariente J.C p.12).

Lidia Gomato

 

Riferimenti bibliografici:

Pariente J.C, Il Linguaggio – Edizione Dedalo 1976

Sabatelli M.B, Dalle origini innatiste del linguaggio alle ultime frontiere delle neuroscienze nell’ambito neuro-psicolinguistico e della poliglossia – Tesi 2010 (p.36-37-38) http://othes.univie.ac.at/12823/1/2010-06-22_0005018.pdf

 

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