Il mondo-della-vita nella prospettiva neurofenomenologica e riabilitativa di L. Longhi

foto Longhi

“Sto passeggiando per le vie del centro con una amica, improvvisamente mi fermo davanti una vetrina, un vestito attira la mia attenzione, mi piace, è di mio gusto, anche la mia amica lo sta vedendo ma le è indifferente; nello stesso momento un uomo con un grosso Rottweiler sta passando accanto a noi, la mia amica si avvicina e lo accarezza, io invece ho paura e mi tengo a distanza”

La fenomenologia ha avuto il merito, in particolar modo con Merleau-Ponty, di dimostrare che nella nostra esperienza, il mondo e gli oggetti non sono affatto neutri. Noi conosciamo il mondo attraverso l’esperienza personale, nel contatto pre-logico che il nostro corpo (o Leib) stabilisce con gli oggetti nel mondo-della-vita (“Lembenswelt” secondo Husserl), cioè nel mondo pratico del quotidiano.

Piaget ha ben dimostrato (1937) come nel bambino, a partire dal caos indifferenziato dell’universo primitivo, la costruzione dell’oggetto e della trama di relazioni spazio-temporo-causali procede di pari passo con la presa di coscienza di sé. L’oggetto non è un’entità indipendente ed autonoma, nasce insieme alla coscienza dell’individualità del bambino ed è il risultato di una preliminare operazione sulle cose.

Gli oggetti non esistono distaccati dal mondo che “io abito”, l’oggetto è maneggevole oppure no, è grande o piccolo, sta in alto o in basso, a destra o a sinistra, in riferimento al corpo che ne fa esperienza. Lo spazio allora rappresenta l’inevitabile cornice di ogni agire percettivo-motorio, non è originariamente lo spazio della fisica o della geometria Euclidea, non è il costrutto logico della nostra conoscenza, ma la sorgente prima della nostra esperienza. E’ uno spazio “operativo” che rende poi possibile la sua successiva astrazione e categorizzazione. Solo perché il mio corpo ha fatto il giro dell’oggetto conosco l’orizzonte e la prospettiva, solo perché l’ho afferrato, l’ho manipolato e l’ho spostato, io posso costituire l’oggetto indipendente, tridimensionale, e posso poi intrattenermi con le cose in operazioni logiche e astratte.

Il biologo Jacob von Uexkull (premio Nobel), nel 1909 ha mostrato, con il concetto di “Funktionkreis” o “circolo funzionale”, come l’organismo nei suoi modi del percepire e dell’agire è un tutto con il Mondo, come questo non sia uno sfondo neutro in cui l’azione e la percezione vengono collocati. Esso è definito prima di tutto come “Merk-welt “o Mondo del percepire e “Wirk-welt” o Mondo dell’agire che insieme danno l’“Um-welt” o Mondo ambiente (Longhi L. 1969). J. von Uexkull” è stato il primo a parlare di un Mondo-Ambiente in biologia, egli scrive: “Gli animali, costituiscono dei mondi individuali suscettibili di far tesoro delle esperienze….  l’”oggetto” entra a far parte del mondo individuale attraverso un “ciclo operazionale”: se le azioni effettuate sono poche, pochi saranno gli oggetti costituenti l’universo individuale, se le azioni sono tante invece, ci saranno altrettanti oggetti. E’ particolarmente facile osservare questi fatti nei cani, che imparano a servirsi, per scopi, diciamo così, canini, di oggetti d’uso dell’uomo, ciò nonostante, il numero degli oggetti che popolano il mondo di un cane è di gran lunga inferiore a quello del nostro mondo personale , il numero degli oggetti si accresce anche nel corso della vita, giacché a ogni nuova esperienza consegue una nuova presa di posizione di fronte a nuove impressioni; in tal modo il soggetto entra in possesso di nuove figure percepite, e di nuove tonalità effettuali.”( J. Von Uexkull, Ambiente e Comportamento p.170). Lo stesso Uexkull sottolinea come alla malattia corrisponda una riduzione di oggetti nel mondo vitale del soggetto.

Il Prof. L. Longhi, in un’ottica fenomenologica, vede lo studio della neurologia come la storia della relazione, del dialogo tra organismo e mondo, cioè all’interno dell’evoluzione del gesto, che comprende l’intenzione, il programma e l’esecuzione verso il fine mirato, e che si articola ad ognuno dei livelli di integrazione del sistema nervoso.

Tale prospettiva trova oggi un valido supporto nelle ricerche sui neuroni- specchio. Uno studio fMRI di Jacoboni et al. (2005), ad esempio, dove i soggetti dovevano osservare tre generi di sequenze filmate che illustravano: azioni manuali di afferramento di una tazza senza un contesto, solo contesto, e azioni manuali di afferramento della stessa tazza all’interno dei due differenti contesti, ha rilevato che l’osservazione delle azioni all’interno del proprio contesto rispetto alle altre due condizioni, ha determinato un significativo incremento dell’attività della parte posteriore del giro frontale inferiore e del settore adiacente della corteccia premotoria ventrale, dove sono rappresentatele azioni manuali. Ciò ha dimostrato che l’osservazione di azioni manuali di afferramento di una tazza all’interno di un contesto attiva le aree premotorie – dotate di proprietà caratteristiche dei neuroni-specchio –  durante l’esecuzione e l’osservazione di un atto motorio ed anche nella comprensione del “perché” dell’azione, cioè dell’intenzione che l’ha promossa.

Lidia Gomato

Iacoboni M., Molnar-Szakacs I., Gallese V., Buccino G., Mazziotta J., Rizzolatti G.: “Grasping the intentions of others with one’s own mirror neuron sistem”. PLOS Biology, 3, 529-535, 2005

Longhi L. Introduzione ad una Neurologia Fenomenologica – Società Editrice Universo, Roma 1969

Longhi L., Manfroni S. Un approccio Antropo-Fenomenologico all’Aprassia – Rivista Neurologia Psichiatria Scienze umane, vo.2, agosto1982 – Il Pensiero Scientifico Editore

Merleau-Ponty M. Fenomenologia della Percezione -Editore Bompiani 2009

Piaget J. la costruzione del reale nel bambino –La Nuova Italia 1979

Uexkull J. Ambiente e Comportamento (p. 170) – Saggiatore 1967

 

 

 

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