Può l’opera d’arte essere compresa solo attraverso l’analisi funzionale del cervello?

19-salvator-rosa-la-fortuna

Secondo C. Cappelletto ricercatrice di Estetica all’Università degli studi di Milano e autrice del libro “Neuroestetica. L’arte del cervello” (1), un’attenzione ossessiva, troppo “cerebrocentrica”, rischia di schiacciare sui neuroni qualsiasi espressione umana, dalla percezione all’arte, dalla memoria all’etica.

Un conto è intrecciare la competenza neuroscientifica con la competenza dell’espressione artistica, ad esempio mediante casi di “traduzione artistica” del patologico, ben altro è concepire una modalità di comprensione dell’opera e della sua fruizione attraverso l’analisi funzionale del cervello. Venuto meno il modello meccanicistico della mente, il funzionamento selettivo dei processi neurali ha finito per prendere piede riabilitando la centralità dell’interazione storico-sociale dell’uomo nello stesso sviluppo delle trame sinaptiche.

Neuroscienziati come Zeki, Changeaux o Ramachandran, pur adottando ottiche divergenti, si richiamano agli studi pioneristici di Hans Gombrich e Rudolf Arnheim, che avevano integrato le teorie psicologiche della percezione di matrice gestaltica con le loro indagini estetiche. Tuttavia, questa traccia, su cui collocare gli studi delle neuroscienze applicate all’arte, sembra contrastare con quanto esse effettivamente propongono. Infatti oltrepassando il campo dell’analisi percettiva, molti contributi redatti in questo campo finiscono per “dimenticare” l’opera e rimanere imbrigliati nel cervello. Spesso la neurocritica dell’artista, dell’opera e del fruitore ha finito per rivelarsi un’analisi in vitro profondamente “distratta” dell’artisticità dell’immagine per volgersi invece all’indagine medica, all’opera come “sintomo” o, come “prova neuropsicologica”.

In effetti, è difficile pensare ad esempio, che un famoso dipinto come la “Fortuna” di Salvator Rosa, che è una feroce satira sul potere (1659), dove Il pittore fa una lettura del mondo profondamente critica, un mondo sfigurato dall’ingiustizia e dalla disuguaglianza, possa essere totalmente compreso attraverso l’analisi funzionale del cervello. Che i processi neurali possano spiegare, oltre gli aspetti percettivi, che la donna sorridente è una allegoria della Sorte, che svuota la sua cornucopia su un branco di bestie che rappresentano dei personaggi potenti per dire che la fortuna va a chi non lo merita;  inoltre, il perché alcune persone nel guardare questo quadro possono provare lo stesso piacere che ha provato l’artista nel dipingerlo, tanto da volerlo esporre con soddisfazione in ogni occasione pubblica, e il perché altri soggetti invece, possono guardare lo stesso dipinto con indifferenza o repulsione.

Nell’ottica di C. Cappelletto, se vogliamo avvicinare in modo fecondo gli studi sul cervello alla “seconda natura” dell’uomo, cioè quella socio-culturale, inclusa l’esperienza artistica, bisogna distinguere “la predisposizione organica a essere stimolati per via sensibile da un lato e l’esperienza attiva, vissuta e condivisibile della sensibilità dell’altro”. Come suggerito dalla prospettiva fenomenologica, il corpo potrebbe essere il campo di convergenza tanto degli studi sul cervello quanto di quelli sull’arte. La tradizione fenomenologica francese, con Merleau-Ponty in primo piano, ha sottolineato la valenza metaforica della sinestesia, il primato percetto-sensoriale dell’integrazione corporea sui singoli percetti. Il rapporto tra scienza ed arte andrebbe colto quindi, nell’individuazione dell’uomo come soggetto di integrazione emotivo-cognitiva di cui sia scienza che arte sono manifestazioni nel tempo.

Uno degli esempi più decisivi in tal senso, è rappresentato dal dibattito suscitato dalla scoperta dei “neuroni specchio”, che, grazie alle sperimentazioni sull’eco motoria dei gesti transitivi e/o intransitivi dell’uomo ricostruisce mediante una nuova chiave gli studi sulla cognitività motoria ed empatica del nostro organismo stimolando innumerevoli ricerche in campo artistico. La neuroestetica, che ripensa la “con-formazione di mente, corpo e ambiente sotto il segno della “plasticità cerebrale” (1, p. 151) così da integrare nella stessa materialità dell’uomo la sua esperienza vissuta, diviene allora un terreno interessante anche per comprendere come l’arte esibisca l’uomo e le sue inesauribili stratificazioni di senso.

Lidia Gomato

Cappelletto C.,”Neuroestetica. L’arte del cervello”, Laterza 2009 (1)

Campanella S., recensione “Neuroestetica” di Cappelletto C., Rivista on-line Sizetesis marzo 2009

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...