La percezione visiva e la formazione di “concetti percettivi”

Escher 2

“Vedere” è un atto creativo e il giudizio visivo non è contributo dell’intelletto successivo alla percezione ma ingrediente essenziale dell’atto stesso del vedere  ( Gillo Dorfles )

Secondo Rudolf Arnheim (Berlino 1904-2007) psicologo della Gestalt, allievo di Max Wertheimer e di Wolfgang Kohler, e fondatore della psicologia dell’arte, i processi primari della percezione seguono meccanismi analoghi a quelli del ragionamento: la nostra risposta percettiva al mondo sarebbe il mezzo fondamentale attraverso cui organizziamo i fenomeni di cui siamo testimoni e da cui nascono le idee e gli stessi simboli del linguaggio: “ Le operazioni cognitive chiamate pensiero non sono privilegio dei processi mentali posti di sopra e al di là della percezione, bensì gli ingredienti essenziali della percezione stessa “(3). Uno stesso meccanismo, quindi, sembra operare su entrambi i livelli: quello percettivo e quello livello intellettivo, cosicchè, inevitalbilmente, termini quali: concetto, giudizio, logica, astrazione, conclusione, calcolo, devono essere applicati anche all’attività dei sensi. La percezione compie a livello sensoriale, ciò che nel campo del ragionamento si indica come “comprensione” (2:pg 59).

La percezione non va considerata in prima istanza come uno strumento di rilevazione di qualità fisiche del mondo materiale, bensì come la capacità che ci permette di vederci circondati, all’apertura dei nostri occhi, da un mondo fatto di nuvole nel cielo, acqua del mare, barche nel porticciolo, una finestra, un tavolo, il proprio corpo. Non solo tutti questi oggetti si presentano immediatamente alla vista, ma essi – come indicato dall’ordine in cui sono descritti – mostrano di essere in una determinata relazione. Inoltre, andando nel dettaglio, allargando l’estensione del campo visivo, spostando lo sguardo su oggetti precedentemente non considerati o su parti di essi nascoste, si scoprono nuovi rapporti tra le qualità visive e si perviene a una più approfondita comprensione. Perciò la percezione non può non essere dotata di tutta una serie di capacità che tradizionalmente sono state attribuite – e lo sono spesso tutt’ora – a facoltà mentali erroneamente ritenute superiori. In primo luogo deve essere finalizzata, vale a dire deve essere diretta a cogliere le qualità degli oggetti che li rendono salienti per determinati scopi in determinate circostanze; e selettiva, vale a dire deve essere in grado di individuare i tratti essenziali degli oggetti rispetto al contesto in cui essi si trovano. Bisogna riconoscere alla percezione la capacità principale che la rende utile biologicamente, ossia la capacità di afferrare l’essenziale, di cogliere i tratti strutturali di qualcosa: “Interpretare adeguatamente il funzionamento degli organi di senso è necessario tener presente che essi non sono comparsi come strumenti conoscitivi per amore di conoscenza, ma si sono evoluti come ausili biologici per la sopravvivenza. Fin dall’inizio hanno mirato, e si sono concentrati, su quegli elementi dell’ambiente che davano luogo alla differenza fondamentale tra favorire e soffocare la vita” (1: pg 10).

Per Arnheim la percezione è formazione di “concetti percettivi”, di categorie tramite cui un percetto non si riferisce solo a un singolo individuo, o a delle singole qualità, bensì al tipo generale cui l’individuo appartiene tramite la struttura del pattern di cui il percetto stesso consiste. Ad esempio, la rotondità è un concetto percettivo proprio per la sua funzione di cogliere una qualità generale condivisa da oggetti di uno stesso genere o di genere diverso, come una testa o una palla. La rotondità, come tutti i concetti percettivi, è una proprietà strutturale colta immediatamente nella percezione come pattern del singolo oggetto, e rintracciata in tutti gli oggetti che posseggono la proprietà di essere circolari o tondi in maniera più o meno pura….(1:pg 11)

Alla percezione, dunque, è necessario riconoscere una vera e propria capacità di astrazione che le consente di individuare le proprietà strutturali generali che caratterizzano un oggetto. In questo modo si determinano quelle proprietà invarianti rispetto alle quali l’osservatore è percettivamente in grado di compensare sia le deformazioni degli oggetti non rigidi, che si piegano, si contorcono, si contraggono; sia le distorsioni che gli aspetti di tutti gli oggetti subiscono per il proprio moto o la locomozione dell’osservatore; sia i mutamenti dovuti a fattori ambientali, come ad esempio la variazione di chiarezza, o di colore, o ai possibili stati dell’oggetto, come ad esempio l’accensione o lo spegnimento. L’astrazione di qualità generali fa si che il sistema percettivo sia estremamente sensibile alle variazioni ma, al contempo, sempre in grado di individuare una qualità generale (concetto percettivo) che assume il valore di punto di riferimento rispetto alle deformazioni, distorsioni o mutamenti da compensare.

Lidia Gomato

Bibliografia

  1. Arnheim “L’immagine e le parole”  a cura di L. Pizzo Russo e C. Calì – Mimesis 2007
  2. Arnheim “Arte e percezione visiva. Nuova versione” a cura di G. Dorfles 2002
  3. Garau “ Pensiero e visione in R. Arnheim” – Franco Angeli 1989

 

 

 

 

 

 

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...