Quei vecchi oggetti che rimettono in moto l’esperienza vissuta nei malati di Alzheimer. Spunti per una riabilitazione neuropsicologica nella prospettiva antropologica e neurofenomenologica

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Davanti a un vecchio motorino bianco e rosso degli anni 60 con il bauletto in pelle, una sorta di Lambretta della Germania Est, i malati di Alzheimer, apatici e svaniti, della casa di riposo Alexa nella periferia di Dresda, hanno tirato fuori episodi sepolti che sembravano scomparsi per sempre. Nel vedere il motorino “Troll” gli anziani con demenza senile, hanno incominciato a sfiorare il manubrio, ad accarezzare la sella, a cercare la pedalina per accenderlo e hanno iniziato a raccontare di quando ci portavano le ragazze, di quando facevano scorribande fuori città ……Osservando le reazioni degli anziani di fronte al Troll degli anni 60, al direttore della casa di riposo Gunter Wolfram è venuta un’idea, quella di allestire due “stanze terapeutiche” per i malati, una con tutti oggetti degli anni 60 e una con oggetti degli anni 70. L’esperimento ha funzionato: quando gli anziani entravano nelle stanze dei vecchi oggetti per loro familiari, cominciavano a ricordare piccole cose, si emozionavano, piangevano e/o ridevano riconquistando pezzi di vita. Il direttore, che cercava un rimedio per evitare che i malati scappassero dalla casa di riposo, ha cominciato a portare gli anziani nelle “stanze terapeutiche” dalle otto di mattina alle sei della sera ed ha constatato nel tempo, un significativo cambiamento nel loro comportamento: i pensieri ossessivi erano diminuiti notevolmente, i malati avevano ricominciato a ricordare, a parlare, a mangiare da soli, e la sera essendo molto stanchi dormivano normalmente e nel complesso apparivano durante il giorno più contenti.

Come possiamo spiegare questa specie di magnetismo che l’oggetto esercita non solo sui malati di Alzheimer, ma sull’uomo in genere?

Dal punto di vista evolutivo, nel processo di ominazione, il paleontologo Leroi-Gourhan ha indicato il gesto tecnico della costruzione dell’oggetto-utensile come origine del pensiero simbolico, argomento ripreso in seguito dallo scienziato cognitivista M. Corballis nel suo libro “ Dalla mano alla bocca”.

Piaget ha dimostrato nello sviluppo mentale del bambino, che l’oggetto come entità indipendente ed autonoma, nasce insieme alla coscienza dell’individualità del bambino ed è il risultato di una preliminare operazione sulle cose. Per il bambino di tre mesi l’oggetto non esiste ancora, è un semplice “quadro sensoriale”, progressivamente, e in stretto rapporto con i progressi della prensione, questo si stacca dalla superficie sensoriale del bambino e si precisa come oggetto indipendente e sussistente in sé. C’è una relazione tra processi più arcaici della motricità e l’affiorare della vita psichica ed intellettuale,“l’intelligenza verbale o riflessa si fonda su un’intelligenza pratica o senso-motoria”.

L’uomo ha stabilito con l’oggetto un rapporto, un valore d’uso attraverso la manipolazione, esso non esiste distaccato dal mondo che “io abito”, l’oggetto nella mia esperienza è maneggevole oppure no, è grande o piccolo, sta in alto o in basso, a destra o a sinistra, in riferimento al mio corpo che lo esperisce e poi lo nomina.

In epoca più recente, gli studi neurofisiologici dei ricercatori dell’Università di Parma sui neuroni specchio, hanno dimostrato che quando osserviamo azioni eseguite da altri con la mano e con la bocca, attiviamo regioni del nostro sistema motorio fronto-parietale, ciò significa che non ci limitiamo a vedere le azioni con la parte visiva del nostro cervello (Gallese, Keysers e Rizzolatti 2004; Rizzolatti e Craighero 2004). Secondo Gallese tale “riempimento” esperienziale è il risultato della simulazione incarnata, cioè del meccanismo sostenuto dai neuroni specchio. I neuroni specchio mappano in modo costitutivo la relazione tra un agente e un oggetto: la semplice osservazione di un oggetto che non sia obiettivo di un’azione non evoca in essi alcuna risposta (V.Gallese et al. “Action recognition in the premotor cortex” cit.).

Lidia Gomato

 

Bibliografia

T. Mastrobuoni “Ti ricordi la DDR?”; art. del venerdì di Repubblica del 20/10/2017

J.Piaget “La costruzione del reale nel bambino”; La Nuova Italia 1979

A.Leroi-Gourhan ” Il gesto e la parola; Editore Einaudi 1977

M.C Corballis “Dalla mano alla bocca. Le origini del linguaggio”; Raffaello Cortina Editore 2008

Gallese, V., Fadiga, L., Fogassi, L. and Rizzolatti G. “Action recognition in the premotor cortex”; Brain 1996 119: 593-609

Gallese V, Keysers C, Rizzolatti G. “A unifying view of the basis of social cognition”; Trends Cognitive Sciences 2004, 8 : 396-403

Rizzolatti, G. and Craighero, L. “The mirror neuron system “; Ann. Rev. Neurosci. 2004, 27: 169-192

 

 

 

 

 

 

 

 

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