Gli studi di E. Straus sul “corpo-proprio” al centro della percezione e lo “spazio vissuto”, nell’approccio antropologico-fenomenologico di L. Longhi alla Neuroriabilitazione

foto Longhi

Le opere più importanti di Erwin Straus, neurologo e fenomenologo tedesco-americano (1891-1975), hanno precorso o possono anche essere considerate una versione iniziale della neurofenomenologia di F. Varela.

Dagli studi di E. Straus sulla corporeità, la percezione e il movimento, Lamberto Longhi ha preso spunto per la sua “Introduzione ad una Fenomenologia Neurologica” (1969) e per l’approccio antropologico-fenomenologico alla Neuroriabilitazione (1990).

Per E. Straus (1964) la coordinata di riferimento per l’analisi estesa del contenuto fenomenologico dell’esperienza cosciente è quella spaziale, essa non è un pensiero puro, ma strettamente legata all’azione, alla motilità e alla percezione. Il mondo circostante è determinato dall’organizzazione delle specie in un processo di selezione di ciò che è rilevante per lo scopo di azione e reazione. E’ dai movimenti nello spazio che siamo in grado di costruire una mappa dei nostri movimenti e questo assume una forma in funzione dei nostri scopi.

Straus cerca di radicare la dimensione della percezione alla corporeità, di qui gli studi sulla spazialità al di là di ogni possibile oggettivazione e razionalizzazione di essa; i suoi studi vengono a coincidere con i risultati contemporanei della neurobiologia che studia gli schemi motori nel feto e che ha rilevato nel bambino, già prima della nascita, che esso dispone di una rappresentazione motoria dello spazio.

Porre l’accento sulla corporeità vivente significa risalire al nesso originario che intercorre tra spazio e movimento, in quanto nel nostro sentire non solo abbiamo esperienza di noi stessi legati al mondo, ma abbiamo anche la percezione che ciò avviene in ogni istante, per cui lo spazio non è più lo spazio dato dalla rappresentazione geometrica degli oggetti nello spazio, ma è tale perché noi col nostro sentire e muoverci vi siamo immersi, ed il tempo non è più una successione indistinta di attimi, ore, bensì un tempo innanzitutto “vissuto”.

Straus scrive: ”Agli esseri che fanno esperienzauomini e animaliil mondo è aperto; lo spazio adiacente è trasformato ed ampliato in un ambiente. Nella loro esistenza fisica gli esseri che fanno esperienza sono in relazione all’Altro in quanto Altro – una relazione inesplicabile all’interno del rigido ordine fisico degli eventi spazio-temporali. Nell’esperienza sensoriale andiamo oltre i limiti della nostra esistenza fisica. Il qui e l’ora sono legati alle cose che vediamo laggiù come i nostri scopi potenziali. L’esperienza sensoriale è relativa ad un essere in movimento (Straus 1966:278).

Nell’esperienza sensibile ci muoviamo in una sfera prelogica in cui la prima caratteristica che viene ad assumere la realtà è la sua attualità, in cui noi siamo spazio-temporalmente collocati.

Secondo Straus, l’idea stessa di “lesione cerebrale”, non è in grado di fornire una spiegazione di quei fenomeni quali “l’udire voci” o “vedere cose” che nella realtà fattuale non esistono, e non è certo sufficiente alla comprensione degli orizzonti di senso di quelle persone che ne sono affette.  La “Lebenswelt” (Husserl) o “Mondo della vita” dell’ammalato pertanto, è l’unico punto d’incontro e di possibile comprensione tra chi è sano e chi non lo è (1964).

L.Longhi, sulla traccia di E. Straus, ha svolto delle ricerche nell’ottica antropologica-fenomenologica, sulle spazialità “agibili o abitabili” del corpo nei malati con cerebrolesione acquisita: spazialità inerenti alla postura eretta, al guardare, all’afferramento, al’indicazione, fino a comprendere le attività simboliche e il linguaggio.

Spazialità agibili, che sono, necessariamente, spazialità orientate attorno al nostro corpo, assiate secondo gli assi del corpo … La clinica offre degli esempi chiari di tali spazialità agibili attraverso i segni della loro compromissione: sindromi di emidisattenzione, sia dello spazio corporeo (emisomatoagnosia, anosognosia – da non confondere con la emianestesia – l’estinzione sensitiva e la alloestesia) sia dello spazio extracorporeo (emidisattenzione visiva – da non confondere con l’emianopsia – uditiva e tattile)” (L. Longhi e coll.1990).

Longhi  ha ideato, per la neuroriabilitazione, quattro subtest di complessità strutturale crescente, per valutare la “spazialità agibile” nei malati emiplegici. Tali test, svolgono un’indagine a partire da quello che Straus (prendendo in esame anche i comportamenti animali) ha definito il “grado zero”, in cui l’individuo e il comportamento sociale sono ancora un’esperienza indifferenziata e non ancora un’esperienza di divisione, di scissione.  I test suddetti, si sono rivelati efficaci e utili nel cogliere le possibilità residue di organizzazione del gesto nei malati, e predittivi per una prognosi del recupero.

Lidia Gomato

E.W. Straus “ Phenomenology: Pure and Applied, the First Lexington Conference, Pittsburgh, Duquesne University Press 1964

E.W. “Phenomenological Psychology, the Selected Papers of E. Straus, London, Tavistock Publications 1966

Longhi, L.Gomato, F. PisarriLa Neuriabilitazione. Approccio Neuropsicologico e versione Antropologica” – Rivista: Riabilitazione e Apprendimento – anno 10, n.1 Liviana Editrice  1990

Longhi, L.Gomato, F. PisarriLa Neuriabilitazione. Approccio Neuropsicologico e versione Antropologica” – Rivista: Riabilitazione e Apprendimento – anno 10, n.2 Liviana Editrice  1990 

L.Longhi “Introduzione ad una neurologia fenomenologica” – Società Editrice Universo, Roma, 1969

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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