Fenomenologia e “Cognizione incorporata” idee per un approccio innovativo alla riabilitazione neuropsicologica

il discopolo

Lidia Gomato

La fenomenologia in quanto “scienza dell’esperienza”, ha come obiettivo di studiare l’ “uomo nel mondo”, essa si presenta come un “ripensamento esemplare” del tradizionale modo di concepire la conoscenza umana, rappresentazione dell’oggetto nella mente inerte del soggetto. Il soggetto conoscitivo, che possiede un corpo, è parte attiva nella relazione con l’ambiente ed è dotato di una sua peculiarità e identità. Una parte della comunità scientifica ha da alcuni anni abbracciato il punto di vista fenomenologico e porta avanti delle ricerche che partono da un presupposto teorico chiamato “Cognizione Incorporata”o“Embodied Cognition.”A differenza delle scienze cognitive tradizionali, che hanno l’idea della cognizione come una forma di elaborazione simbolica nella quale il corpo ha un ruolo secondario, la scienza della “Cognizione Incorporata” pensa che le caratteristiche morfologiche e dinamiche del corpo svolgono un ruolo peculiare nella genesi e nello sviluppo dei processi cognitivi. Le ricerche di Neuroestetica ( o estetica sperimentale) di S. Zeki, T. Ishizvand, V.Gallese,D.Freedberg ad esempio, rientrano nell’ottica della “Embodied Cognition”. Lo sviluppo della Neuroestetica ha dimostrato che esiste un rispecchiamento, una reciprocità e un’integrazione tra i processi della creazione artistica e quelli della fruizione. L’esperienza estetica consiste nel simulare il processo cognitivo, emotivo ed empatico innescato dall’artista. Gli stessi circuiti mentali e le stesse funzioni si attivano nel creatore e nel fruitore: lo spettatore riproduce il gesto artistico, la sua mente di fronte all’opera d’arte ripercorre il processo creativo che l’ha resa possibile. Mostrando il gesto della creazione l’artista pone l’osservatore di fronte a un modello di autocoscienza riflessiva, ovvero uno dei tratti distintivi di homo sapiens. L’arte partecipa a un livello avanzato di complessità alla costruzione di quello che Antonio Damasio chiama “processo del sé”, il percorso attraverso il quale la mente diventa cosciente della propria presenza cognitivo-corporea nel mondo, istituendo un collegamento tra il verificarsi dell’esperienza e la definizione del soggetto che la esperisce, il sé appunto. L’arte dunque, sembra estendere le potenzialità del cervello ed è un potente strumento di esplorazione attiva e di interazione creativa con il mondo.

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