Il gesto momento cardine del problema dell’afasia. Il “farsi” della parola prima del linguaggio “convenzionale”

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Che al linguaggio “convenzionale” ci siamo arrivati per tappe evolutive ce lo conferma ancora Michael Tomasello, psicologo americano del Max-Planck-Institut per l’Antropologia di Lipsia nel suo libro “Unicamente umano: storia naturale del pensiero”. Circa 400 mila anni fa un nostro predecessore, l’Homo heidelbergensis, sviluppò la ricerca collaborativa del cibo; una forma di collaborazione che sembra aver segnato la linea di demarcazione tra l’uomo e i grandi primati. Chi cacciava aveva scopi congiunti con gli altri, e si coordinava con loro attraverso gesti come l’indicare o il mimare. Tali cooperazioni però erano temporanee, il passo successivo fu intorno a 100 mila anni fa, quando l’Homo sapiens fu costretto a collaborare con dei simili a lui sconosciuti; potè farlo creando un terreno culturale comune, stabile e non temporaneo, fatto di convenzioni e di norme. Secondo l’ipotesi di Tomasello si è andata stabilendo così un’intenzionalità collettiva, che ha fatto sviluppare il linguaggio e la capacità di ragionamento simbolico e astratto.

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