La Mano, l’Oggetto e la Parola

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Tratto dall’articolo “ La parola come gesto” di Sandro Manfroni – Rivista “Sistema Nervoso e Riabilitazione” anno 2004 , liberamente modif. da Lidia Gomato

L’esperienza precede la conoscenza, la prassi anticipa la teoria , la mano precede il cervello, l’homo faber viene prima dell’uomo sapiens. L’oggetto che nomino non assume il suo significato solo al momento della sua designazione verbale né dalla sua collocazione in una rete logico-linguistica: esso lo possiede perché l’uomo nella sua relazione col mondo ha stabilito con esso un rapporto, un valore d’uso attraverso la manipolazione. In prima istanza, l’oggetto non esiste distaccato dal mondo che io abito, l’oggetto è maneggevole oppure no, è grande o piccolo, sta in alto o in basso, a destra o a sinistra, in riferimento al corpo che ne fa esperienza. Lo spazio allora rappresenta l’inevitabile cornice di ogni agire percettivo-motorio, non è originariamente lo spazio della fisica o della geometria Euclidea, non è il costrutto logico della nostra conoscenza ma la sorgente prima della nostra esperienza; e’ uno spazio “operativo” che rende poi possibile la sua successiva astrazione e categorizzazione. Solo perché il mio corpo ha fatto il giro dell’oggetto conosco l’orizzonte e la prospettiva, solo perché l’ ho afferrato, l’ho manipolato e l’ho spostato , io posso costituire l’oggetto indipendente, tridimenzionale, e posso poi intrattenermi con le cose in operazioni logiche e astratte. J. Piaget ha dimostrato che l’oggetto, come entità indipendente ed autonoma, nasce insieme alla coscienza dell’individualità del bambino ed è il risultato di una preliminare operazione sulle cose. Per il bambino di tre mesi l’oggetto non esiste ancora, è un semplice “quadro sensoriale”, progressivamente, e in stretto rapporto con i progressi della prensione, questo si stacca dalla superficie sensoriale del bambino e si precisa come oggetto indipendente e sussistente in sé. C’è una relazione tra processi più arcaici della motricità e l’affiorare della vita psichica ed intellettuale, “l’intelligenza verbale o riflessa si fonda su un’intelligenza . pratica o senso-motoria”. Le moderne ricerche neurofisiologiche e neuropsicologiche hanno dimostrato come l’area di Broca , da sempre considerata l’area elettiva per il linguaggio, non avrebbe una funzione specificamente linguistica, quanto quella più generale di coordinare sequenze complesse di azioni. ciò trae evidenza clinica dal fatto che, di solito, i pazienti afasici sono contemporaneamente anche aprassici; le menomazioni dell’afasia, in questo quadro non sono esclusivamente linguistiche; esse sono parte di un problema più generale.

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