Con la Neurofenomenologia verso una “Neuropsicologia del significare”

Neurofenomenologia   L’analisi logico-formale del linguaggio applicata allo studio dell’afasia non è in grado di cogliere la dimensione essenziale del linguaggio, cioè la capacità che ha ancora il malato  di “usare” il linguaggio per i propri fini,  di “dare significato” ai propri gesti verbali, ma anche non verbali, in “contesti” comunicativi sempre vari così come  si presentano nella vita. M. Merleau Ponty ha distinto una lingua “parlata”  riferendosi alla lingua convenzionale e una lingua “parlante” riferendosi all’”uso” del linguaggio che ciascuno di noi ne fa; la neuropsicologia tradizionale, in un’ottica materialista-positivistica, ha proposto da sempre nello studio ed il trattamento dei malati afasici il modello della lingua “parlata”, cioè della  lingua convenzionale studiata in laboratorio. Un tale approccio però, esclude  la “complessità” del linguaggio che si manifesta nella capacità dell’uomo di “creare”, di “costruire” i significati e non solo di imitarli. La neurofenomenologia ci può aiutare a fare un passo ulteriore, che è quello di studiare e comprendere se le persone afasiche hanno ancora una certa capacità di  “dare senso” ai propri suoni, ai propri gesti ed in quali “situazioni”; tutti noi possiamo osservare nella nostra esperienza clinica e riabilitativa che degli afasici hanno conservato una certa capacità di “significare” e che fanno di tutto per “esprimersi”, anche se non lo fanno perfettamente ed altri invece che non fanno alcun tentativo.  Il neurofenomenologo Lamberto Longhi ha proposto un’ipotesi semeiologica del disturbo afasico sviluppata nell’ambito di una “neuropsicologia del significare”, attraverso la quale possiamo svolgere un’indagine su tutti i livelli di strutturazione ancora possibili della gestualità verbale e non-verbale (mimica, prassica e iconografica), allo scopo di individuare un livello gestuale che il malato può gestire ancora e al quale possiamo ancorarci per stabilire una “relazione” terapeutica imperniata sul “dare senso”.                                                                                                      L’ipotesi semeiologica longhiana di valutazione e trattamento degli afasici è stata descritta in: “Afasia”, L.Longhi – Trattato di neurologia riabilitativa – Marrapese 1985  “L’afasia come alterazione del gesto verbale : valutazione e riabilitazione: Approccio antropologico-fenomenologico”, L.Gomato – Rivista di “Neuroscienze, psicologia e scienze cognitive” (speciale afasia) novembre 2013 neroscienze.net@gmail.com, scaricabile gratuitamente on-line.

One thought on “Con la Neurofenomenologia verso una “Neuropsicologia del significare”

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